Il 2017 doveva essere l’anno del grande accordo tra i sindacati e la Confindustria sui temi della rappresentanza e, soprattutto, della nuova contrattazione. Le premesse c’erano tutte: la dichiarata volontà di Vincenzo Boccia di arrivare a un Patto della fabbrica, il precedente di artigiani e commercianti che su quei temi avevano stretto accordi significativi con le confederazioni dei lavoratori, la volontà del governo di veder nascere questo accordo. Speranze però deluse, perché tutto l’anno si è trascinato senza che si riuscisse nemmeno a entrare davvero nel merito dei problemi. Gli incontri tra sindacati e industriali si sono susseguiti stancamente, per lo più al livello tecnico, e adesso è necessario prendere atto che l’accordo non c’è e forse non ci sarà nemmeno nel prossimo futuro. Perché le distanze tra le parti sui diversi argomenti restano sostanziali e non si vede la volontà di superarle. Nonostante Boccia continui ad affermare che un accordo è importante.
In realtà, in questi ultimi anni si è vissuto bene anche senza l’accordo generale e la passata stagione contrattuale è stata più o meno brillantemente superata anche senza regole fisse uguali per tutte le categorie dell’industria. Possiamo andare avanti così? Il precedente farebbe rispondere di sì, perché ogni categoria ha le mani libere e può procedere come crede; in questi casi un accordo è più facile, proprio perché ci si adatta alle esigenze delle parti senza dover rispondere ad altre indicazioni.
Il punto, tuttavia, è che nel 2018 vengono al pettine i primi rinnovi contrattuali e forse quelle regole, si scoprirà, sono invece necessarie. A fine anno scadono i grandi contratti dell’industria, quindi per la metà dell’anno devono essere pronte le piattaforme rivendicative e queste vanno preparate con cura per rispondere ai bisogni della produzione. Ciascuna categoria è certamente in grado di indicare i propri bisogni e costruire un rinnovo contrattuale tenendo presenti quelle esigenze. Ma un filo conduttore forse è indispensabile, specialmente se si vuole dare una risposta concreta ai problemi di fondo della nostra industria.
Il nodo più difficile da sciogliere è certamente quello della produttività, che non cresce, facendoci perdere terreno nei confronti della concorrenza degli altri paesi. Le relazioni industriali possono aiutare in questa rincorsa, ma, appunto, serve una volontà dichiarata e comportamenti coerenti. Ma gli industriali, presi nel loro insieme, ancora non hanno preso atto della potenzialità dei contratti, non si rendono davvero conto che intervenendo sull’organizzazione del lavoro, sugli orari, sulle pratiche partecipative i risultati possono davvero arrivare. Gli imprenditori non sembrano davvero consci di questa necessità, per lo più guardano ai rinnovi contrattuali come al momento in cui si perfeziona lo scambio salari-prestazione. Sono poco interessati a ottenere una vera collaborazione dai loro dipendenti, continuano, non tutti, ma tanti, sempre troppi, a guardare essenzialmente ai costi per cercare di guadagnare su questo fronte qualche margine di competitività nei confronti dei loro concorrenti, dimenticando che la vera competizione si gioca sulla qualità della produzione, molto più che sui costi.
In questi anni i contratti sono stati rinnovati, ma questo salto qualitativo non è mai stato compiuto, nemmeno dalle categorie più aperte, più disponibili. Servirebbe un vero salto culturale, e questo dovrebbe essere il compito di Confindustria, che però non è stata in grado di trovare la forza per portare avanti un discorso che vada davvero al fondo dei problemi. Per questo potrebbe essere indispensabile raggiungere questo grande accordo interconfederale. I sindacati sono pronti a cambiare, lo hanno dimostrato con il loro documento, ormai vecchio di tre anni, che è rimasto lì, una traccia per discutere e trovare un accordo che nessuno ha davvero voluto prendere in considerazione.
Un’assenza colpevole, perché questo è il compito delle grandi organizzazioni di rappresentanza, che non devono assolutamente ridursi a vivacchiare, perché questo non serve a nessuno. Il 2018 si preannuncia come un anno difficile, per le elezioni politiche incombenti e per il post elezioni che si preannuncia difficilissimo e soprattutto molto, troppo lungo. Siamo usciti dalla crisi, è vero, ma abbiamo ancora tutti i problemi che avevamo prima del 2008, gli stessi che ci facevano rincorrere gli altri grandi paesi industriali. Il salto di qualità che servirebbe non è nemmeno tanto complesso e saremmo anche aiutati da Industry 4.0, che è un punto di ripartenza che in quanto tale azzera o potrebbe azzerare gli svantaggi. Tutto dipenderà dalla volontà di ciascuno e dalla capacità di guardare appena un po’ oltre il proprio naso. Ne saremo capaci? Ci piacerebbe rispondere di sì. Per ora aspettiamo.
(Questa è l’ultima newsletter del 2017. Diamo appuntamento ai nostri lettori nel nuovo anno, augurando a tutti buone feste).
Contrattazione
Questa settimana è stato sottoscritto il rinnovo del contratto degli istituti investigativi privati e agenzie per la sicurezza. Il contratto, sottoscritto tra Federpol e Fesica Confsal, riguarda circa 3.300 società che impiegano oltre 20.000 lavoratori. In Lombardia, è stato firmato il contratto provinciale degli edili di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Nel comparto dell’industria tessile, invece, è stato sottoscritto l’accordo sulla procedura di licenziamento alla Canali di Carate. L’accordo prevede sostegni economici per i lavoratori attraverso una buonuscita economica, oltre alla ricollocazione occupazionale tramite una società di outplacement.
Interviste
Massimo Mascini ha intervistato Carlo Meazzi, segretario generale della Flaei Cisl, il sindacato degli elettrici Cisl sullo stato dell’arte del settore.
Tommaso Nutarelli, invece, ha intervistato Alessandro Genovesi, segretario generala Fillea-Cgil , per analizzare le cause alla base dello stallo nel rinnovo del contratto nazionale degli edili, che ha spinto le sigle del settore a scendere in piazza con uno sciopero.
La nota
Fernando Liuzzi ci riporta la situazione sulla trattativa Ilva dopo la decisione del ministro Calenda di chiudere il tavolo istituzionale a fronte del mancato ritiro del ricorso presentato dal governatore Emiliano e dal sindaco di Taranto. Ancora Liuzzi, riassume il quadro della sempre piu’ complessa vicenda, alla luce degli appelli rivolti sia dai sindacati che dallo stesso premier Gentiloni ad Emiliano, perché non metta a rischio il futuro dell’Ilva.
Il blog del diario
Paolo Pirani fa il punto sulla situazione economica del paese partendo da una celebre massima di Bertrand Russel: “A un deserto bisogna portare acqua; da una palude malsana bisogna toglierla”
Il guardiano del faro
Marco Cianca rilegge il Canto di Natale di Dickens in chiave odierna (dal niet del parlamento allo isu soli, all’ordinanza del sindaco di Como) e ne trae alcune osservazioni sullo ‘’spirito del Natale’’ che aleggia sul paese e sul nostro futuro.
Documentazione
Nella sezione dedicata è possibile visualizzare i dati Istat sul commercio estero extra Ue di novembre, i dati su fatturato e ordinativi dell’industria di ottobre, i dati sulla fiducia dei consumatori e delle imprese di dicembre, i dati sui conti economici territoriali e provinciali del 2016, i dati sulla produzione nelle costruzioni e costi di costruzione di ottobre, i dati sul commercio con l’estero e prezzi all’import dei prodotti industriali di ottobre e il focus sulle condizioni di vita dei pensionati. Infine, è possibile trovare la nota trimestrale del Ministero del lavoro, Inps, Istat, Inail e Anpal sulle tendenze dell’occupazione del III trimestre 2017 e il testo dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Federcasa 2016/2018.



























