Per capire quello che ci attende nei prossimi mesi e anni, quali politiche potrà mettere in atto il prossimo governo e quali conseguenze avranno queste decisioni sul mondo del lavoro e delle relazioni industriali, è bene partire avendo le idee chiare quanto meno sullo stato dei principali indicatori economici nel nostro paese. Il primo di questi è certamente quello del lavoro. Se chiedete al famoso “uomo della strada” come va oggi l’occupazione in Italia, quali sono stati gli effetti della crisi, la risposta è già scritta. Tutti, o quasi, vi diranno che in questi anni l’occupazione è in caduta, specie quella dipendente, spesso in maniera verticale, che il lavoro è sempre più precario, che non c’è alcuna possibilità di ripresa e che tutto questo dipende dall’austerity imposta dall’Unione Europea e dalle politiche sbagliate dei governi degli ultimi anni, Jobs Act in primis.
Tutto vero? No. Ringraziando dio non è così. Non sappiamo quanti di voi abbiano letto l’articolo di Stefano Patriarca che Il diario del lavoro ha pubblicato venerdì scorso, e di cui abbiamo dato notizia nell’ultima newsletter, ma il nostro consiglio è di leggerlo con molta attenzione. Vi sono infatti scritte delle verità che non è possibile non fare proprie, in quanto composte sulla base non dei sentito dire, degli umori volatili della “gente”, ma dei dati dell’Istat, che in quanto tali non possono essere smentiti (anche se comincia a esserci perfino chi sostiene che quei dati siano di parte, senza considerare l’attenzione continua con la quale i dati del nostro istituto di statistica sono valutati da tutti i centri di analisi internazionali).
La prima cosa che quei dati dicono e’ che, considerando il periodo che va dall’inizio della crisi a oggi, cioè dal secondo trimestre 2008 all’ultimo del 2017, il numero degli occupati è calato in maniera impercettibile: la caduta immediata è stata, e’ vero, di 1 milione di occupati, ma poi, nei successivi 17 trimestri, ne sono stati recuperati ben 926mila. E i dati del primo trimestre 2018 ci dicono che anche l’ultimo gap è stato recuperato. L’occupazione è dunque calata dopo gli anni della crisi? No, assolutamente no: tutto è stato recuperato, nonostante quelle che passano come politiche becere e antioccupazione messe in atto in questi anni. Il Job Act non ha ucciso i posti di lavoro, e nemmeno le politiche di austerity che l’Unione europea ci ha imposto.
Questo per l’occupazione nel suo complesso. Ma l’occupazione dipendente? E’ calata o no? I dati offerti dall’Istat ci dicono di no, anzi: è avvenuto il contrario. Nel terzo trimestre del 2008 l’occupazione dipendente era al suo massimo storico, a quota 17.285.533. Poi ha cominciato a scendere, fino al terzo trimestre del 2013, quando è stato toccato il fondo con 16.645.300 occupati dipendenti, un tonfo di 640.234 posti di lavoro. Un dramma, che come tale è stato vissuto. Da allora lacrime e sangue, ma nessuno più ha guardato ai dati veri e, continuando a piangere, non si è accorto che dal quel terzo trimestre del 2013 al quarto trimestre del 2017 l’occupazione dipendente è cresciuta via via di 1.129.818 unità, fino a quota 17.775.118, segnando una crescita di quasi mezzo milione di unità rispetto al momento migliore prima dell’entrata in crisi dell’economia.
Insomma, abbiamo mantenuto l’occupazione nel suo complesso e quella dipendente è cresciuta di mezzo milione di unità. Se questi sono i dati di una disfatta, tale da giustificare poi cataclismi economici e politici, siamo noi a non aver capito qualcosa. Anche perché va smentita anche l’affermazione che c’è un po’ di occupazione in più, ma è tutta precaria, volatile, destinata a sparire al primo stormir di fronte. Di quel milione di posti di lavoro complessivi creati dal momento dell’entrata in crisi, il 57% è a termine, il 43% a tempo indeterminato. Una cifra da non sottovalutare, ma per capire cosa sta accadendo nel nostro paese è bene tener conto del fatto che il numero dei lavoratori a tempo indeterminato è calato dal 2013 al 2016 dall’86 all’84%: questo significa che c’è più lavoro precario, ma il calo in termini generali non è stato tale da far disperare. Anche perché bisogna fare anche un po’ di confronti internazionali per capire come davvero stiamo noi italiani. Nel 2016, l’anno di cui si hanno i dati un po’ di tutti, l’occupazione a tempo indeterminato è stata in Italia pari all’86,0%, sopra la media europea che è risultata pari all’84,4%. Stiamo peggio della Germania, che ha a tempo indeterminato l’86,8% dei suoi occupati, ma meglio della Francia (83,9%), Svezia (83,9%), Olanda (79,4%).
C’è motivo di piangere? Forse no. Il che non significa che dobbiamo allentare la guardia, che va tutto bene, che possiamo guardare altrove. Quella sull’occupazione è una battaglia continua e va portata avanti con tenacia, dote dei grandi statisti. Ma la si deve combattere conoscendo davvero quali sono i termini della competizione, da cosa dobbiamo guardarci, in cosa dobbiamo sperare. E questa non è merce diffusa.
Contrattazione
Dopo la mobilitazione dei lavoratori Embraco dello stabilimento di Riva di Chieri, davanti all’Unione industriale di Torino e all’assessorato regionale del Lavoro, per chiedere il congelamento dei licenziamenti fino alla fine del 2018 e un percorso mirato per la ricollocazione dei 537 lavoratori, è stato finalmente firmato l’accordo tra i sindacati di categoria e l’azienda per lo stop ai licenziamenti fino alla fine dell’anno. L’intesa prevede anche una serie di incentivi per chi volesse lasciare l’azienda di sua volontà. Nel comparto dell’energia, è stato raggiunto l’accordo sullo smartworking in Eni. L’accordo arriva dopo una prima sperimentazione che ha avuto un riscontro positivo tra i lavoratori dell’azienda. Nel fisco, è stato siglato il rinnovo del contratto per il settore della riscossione. La firma arriva dopo ben otto anni di stallo. Nella stessa giornata è stato rinnovato anche il contratto integrativo aziendale del nuovo ente pubblico economico Agenzia delle Entrate-Riscossione. E ancora, questa settimana è stato sottoscritto nel comune di Cagliari l’accordo sulle politiche abitative riguardante gli affitti tra i sindacati degli inquilini e dei proprietari. Il testo prevede il rinnovo dei canoni di affitto concordato dopo dieci anni di stallo e l’obbligo della certificazione del contratto rilasciata dai sindacati di inquilini e proprietari per accedere alle agevolazioni fiscali. Nella sanità è stato siglato l’accordo tra l’Emilia Romagna e i sindacati che concerne i medici specialisti. Il documento si pone come obiettivo la valorizzazione e una maggiore partecipazione della figura del medico specialista nelle strutture territoriali, per offrire una maggiore continuità nell’assistenza ai pazienti e gestire nel miglior modo possibile i tempi di attesa per visite e esami. Nel settore alimentare, è stata firmata l’intesa per il rinnovo del contratto di integrativo 2018-2021 tra i sindacati di categoria e il gruppo Coca Cola HBC Italia.
Analisi
Giuliano Cazzola interviene con due analisi sulla questione dei vitalizi, la cui abolizione, com’e’ noto, rappresenta un vero e proprio cavallo di battaglia per il Movimento Cinque Stelle. Tuttavia, Cazzola, nel primo dei due articoli, ricorda che i vitalizi sono stati già aboliti dal Governo Monti, con decorrenza 1 gennaio 2012, e oggi restano solo per gli ex parlamentari che ne avevano già maturato il diritto. Una tutela economica che del resto, spiega ancora Cazzola, esiste piu’ o meno in tutti i paesi: come si dimostra nel secondo articolo, comparando le normative in vigore in Europa, dalla Francia alla Germania, alla Spagna, al Regno Unito, fino allo stesso parlamento Ue.
Maurizi Ricci fa il punto sulla politica dei dazi di Trump. La guerra commerciale avviata dal presidente americano, osserva Ricci, rischia di trasformarsi in un fuoco amico per gli stessi Usa. In un mondo globalizzato, infatti, l’interconnessione di merci e produzioni rende molto arduo determinarne il ‘’passaporto’’: a partire dal settore auto.
La nota
Fernando Liuzzi fa il punto sulla ripresa della trattativa per la sorte dell’Ilva, iniziata oggi al Ministero dello Sviluppo Economico.
I blog del Diario
Roberto Polillo analizza la situazione politica italiana dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Nella nomina di Elisabetta Alberti Casellati alla presidenza di Palazzo Madama, Polillo vede il primo passo dei Cinque Stelle verso un’alleanza organica con il centro-destra.
Il guardiano del faro
Marco Cianca ci offre sei piccole “storie” sull’attualità italiana e internazionale.
Diario della crisi
Questa settimana la Fp-Cgil ha dichiarato lo stato di agitazione per il personale di giustizia. I motivi dello sciopero, sostiene il sindacato, riguardano la mancata applicazione del dell’accordo, firmato con il Ministro Orlando, per la valorizzazione e l’assunzione di nuovo personale insieme a incrementi economici per tutte le figure professionali. Nel settore dell’agroalimentare, il coordinamento nazionale di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila della Granarolo manifesta preoccupazione per la scelta dell’azienda di trasferire la produzione dallo stabilimento di Bologna verso imprese esterne al gruppo, e chiede alla Granarolo l’avvio di un confronto con le Rsu per la condivisione del piano industriale. Nel comparto dei trasporti si è svolto il sit-in dei lavoratori di Ancona di Aerdorica che gestisce l’aeroporto “Sanzio”. Nell’incontro tra il prefetto e i sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Trasporti delle Marche le organizzazioni di rappresentanza denunciano il mancato pagamento delle retribuzioni di dicembre, gennaio e marzo. Inoltre non ci sono notizie riguardo alla possibilità che la Regione eroghi 1-2 milioni di euro, richiesti dai sindacati, per dare ossigeno alla struttura. A Galatone, in provincia di Lecce, la cooperativa Casa Accoglienza, onlus titolare della casa di riposo “Papa Giovanni XXIII” ha inviato la comunicazione di licenziamento a tre lavoratori per “contrazione lavorativa”. La Fp-Cgil di Lecce è pronta a dichiarare lo stato di agitazione. Nel turismo, la Valtur ha avviato la procedura di licenziamento per 231 lavoratori. Nel corso dell’incontro incontro con i sindacati di categoria Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil, l’azienda ha confermato il mancato avvio delle attività dei villaggi estivi, mantenendo comunque le intenzioni di rinegoziare i contratti attivi e di cedere le strutture ricettive. Nel settore dei call center, il Tribunale del Lavoro di Roma ha accolto il ricorso delle lavoratrici licenziate da Almaviva.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare i dati Istat sul commercio estero extra Ue, i dati sulla fiducia dei consumatori e delle imprese, le cifre sulla produzione e i costi nelle costruzioni, i numeri sul fatturato e gli ordinativi nell’industria e i dati sui prezzi alla produzione di industria e servizi. Sempre nella sezione è presente l’Eurozone economic outlook di Ifo, Istat e Kof, la “Piattaforma per lo sviluppo sostenibile” promossa dalla Cgil, la relazione e la proposta di legge sulla rappresentanza, da realizzare attraverso la modifica dell’art 39 della Costituzione, avanzata dal costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti, e il testo del documento finale del Consiglio generale Cisl. Infine è presente il verbale d’accordo sullo smartworking di Eni, le dichiarazioni dei redditi persone fisiche (Irpef) per l’anno d’imposta 2016, il testo del verbale di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale dell’Agenzia delle entratate-riscossione e il verbale di accordo per il rinnovo del contratto per il settore della riscossione.



























