Alla fine, qualcosa il governo ha fatto, ma non si può dire che gli sia riuscito benissimo. Il decreto dignità, preannunciato da Luigi Di Maio come un rivoluzionario cambio di rotta rispetto alle norme sul lavoro, in realtà, come primo risultato, ha scontentato più o meno tutti: le imprese, i sindacati, l’opposizione e perfino il socio di maggioranza del governo stesso, la Lega. Un bel record. Le associazioni delle imprese -anche quelle che avevano fatto importanti aperture di credito all’esecutivo- di fronte alla reintroduzione delle causali per i rinnovi dei contratti a termine hanno avuto una reazione furibonda. I comunicati di Confindustria e Confcommercio parlano chiaro, peggio di cosi era difficile fare. I sindacati, a loro volta, sono perplessi, sia pure per motivi diversi: dalla Cisl, che teme i contraccolpi della stretta sui contratti a tempo, alla Cgil, che invece avrebbe voluto un passo più deciso in direzione della sua Carta dei diritti. In ogni caso, nessun applauso.
Quanto alla Lega, dovrà prepararsi ad affrontare lo scontento e la delusione del mondo imprenditoriale del nord, sua base elettorale d’eccellenza. Tanto che Matteo Salvini ha già annunciato che il decreto sarà rivisto in parlamento.
In sostanza, un governo che aveva esordito annunciando provvedimenti a favore delle imprese e contro la precarietà ha finito per fare il contrario. La precarietà non sarà eliminata dai confusi provvedimenti del decreto Di Maio, anzi, secondo gli imprenditori (vedi sul Diario del lavoro l’intervista ad Alessandro Riello), rischia di aumentare. Quanto alle imprese, oltre a ritrovarsi invischiate nelle burocrazie di un passato che ritenevano ormai archiviato, avranno anche un aumento del costo del lavoro, grazie all’aggravio dello 0,50 previsto dal decreto.
Il fatto è che la lotta alla precarietà si dovrebbe fare rendendo più convenienti i contratti a tempo indeterminato, non limitandosi a penalizzare quelli a scadenza, come invece ha scelto di fare l’attuale governo. Per esempio si può ottenere molto riducendo il costo del lavoro, com’era stato fatto nel 2015 con gli incentivi che tagliavano i contributi per le assunzioni stabili. A tre anni di distanza da quel provvedimento, arrivato a scadenza giusto nel 2018, l’Inps ci ha comunicato che le imprese non si sono per niente liberate delle assunzioni effettuate in vigenza di sgravi contributivi, come invece si temeva. Segno che ha funzionato davvero.
Inoltre, è abbastanza noto che il lavoro ‘’buono’’ s’incoraggia soprattutto rilanciando la crescita dell’economia, mentre nel decreto Dignità manca qualunque accenno a cosette banali come la politica industriale, l’innovazione, lo sviluppo tecnologico, gli investimenti, la formazione. Zero. E attenzione, non è di poco conto che manchi qualsiasi azione di questo tipo: il perché si comprende meglio leggendo i dati Istat di questa mattina, relativi al mese di giugno, dove si parla di un Pil al rallentatore più del previsto, e di un indice di fiducia delle imprese manifatturiere che, per la prima volta da molto tempo, volge nuovamente verso il basso, tornando ai livelli di inizio 2017. Un momento delicato, dunque, nel quale sarebbero necessari provvedimenti di sostegno e incentivo all’economia, e non tali da suscitare preoccupazione o delusione.
Tanto più considerando che nel decreto dignità c’e’ zero anche su gli altri capitoli “qualificanti” dell’azione di governo, dalle pensioni, al fisco e all’ormai mitico reddito di cittadinanza: quello che a giorni alterni viene presentato dai Cinque Stelle come un rimedio contro la povertà o contro la disoccupazione, a seconda delle congiunzioni astrali, degli oroscopi, o di come si sveglia il vicepremier la mattina. Indice evidente della mancanza di coperture finanziarie per i costosissimi provvedimenti in questione (e sarà dura, in queste condizioni, a ottobre fare la legge di stabilità) ma anche della mancanza di idee chiare, di competenza, di capacità di studio e di dialogo con le parti sociali. Checché ne dica Di Maio, che ricevendo una pletora infinita di persone (almeno un centinaio, che manco ai gloriosi tempi della Sala Verde di Palazzo Chigi) al Ministero del Lavoro per il tavolo sui riders, ha sostanzialmente messo in scena uno spot per i media, non altro: che qualcosa di davvero utile da quel tavolo difficilmente scaturirà, e non è certo questa la concertazione che cambia la storia. Anche se indubbiamente e’ più facile affrontare i riders che le crisi industriali, o il nodo Ilva.
Comunque, poiché gli spot non bastano mai, oggi un altro ministro stellato ne ha aggiunto uno nuovo all’elenco; oddio, nuovo, si fa per dire, perché il ministro in questione, Riccardo Fraccaro, ha annunciato -udite udite- l’abolizione del Cnel. Si, proprio il parlamentino di Villa Lubin, già sommerso e salvato diverse volte nei suoi settant’anni di vita, con grande irritazione del ministro dei Rapporti col Parlamento che lo ritiene praticamente il simbolo del male assoluto. E che infatti ha annunciato, addirittura, un nuovo referendum costituzionale appositamente per abolirlo. Che sono questi, signori miei, i veri problemi del paese: il Cnel, mica altro.
Contrattazione
Questa settimana è stato firmato tra Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Italiaonline l’accordo che prevede lo stop ai 400 esuberi. Il testo contempla un percorso di riorganizzazione da parte dell’azienda che durerà sei mesi. Nel commercio, i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, insieme alle Rsa/Rsu, hanno siglato a Bologna con Mercatone Uno l’intesa per il passaggio di 68 stabilimenti alla Shernon Holding Srl. L’accordo prevede il passaggio di 2019 lavoratori alla nuova proprietà, che dovrà creare 300 nuovi posti di lavoro entro il 2022 e raggiungere gli obiettivi di crescita e sviluppo contenuti nel piano di rilancio. Ai lavoratori sarà applicato il contratto nazionale del terziario, distribuzione e servizi di Confcommercio. Nella logistica è stato sottoscritto tra i sindacati di categoria e Fedex-Tntl’accordo che scongiura i 361 licenziamenti. Esodi incentivati volontari e ricollocazione dei lavoratori all’interno del perimetro aziendale sono i capisaldi della soluzione definita al ministero del Lavoro per evitare esuberi e trasferimenti. Infine, è stato firmato da Alitalia e i sindacati di categoria un accordo sull’assegno di ricollocazione per il personale di terra in cassa integrazione straordinaria.
Analisi
Il Diario del lavoro ha avviato un dibattito riguardo al futuro del sindacato, in vista dei congressi nazionali che interesseranno le principali organizzazioni, prima fra tutti la Cgil che avrà il suo congresso il prossimo gennaio. Per Mimmo Carrieri le sfide che oggi il sindacato deve affrontare provengono, soprattutto, dal mercato del lavoro. Infatti sempre più lavoratori, non solo i precari, mostrano problemi nuovi, e tendono a muoversi al di fuori dell’orbita sindacale. Per Michele Buonerba la crisi della rappresentanza sindacale e, al contempo, anche della sinistra italiana, ha radici lontane. La soluzione, per ricostruire un nuovo modello di relazioni industriali, è quella di ripartire dai territori.
Sebastiano Fadda mette in luce come la buona riuscita sia delle politiche attive del lavoro, sia le politiche per l’occupazione in senso più ampio, richiedano una stretta integrazione con le politiche per lo sviluppo. Da questo punto di vista, secondo Fadda, è corretta l’integrazione tra i due dicasteri di Lavoro e Sviluppo economico voluta dal governo.
Maurizio Ricci fa il punto sul nuovo esecutivo ‘’uno e trino’’ guidato da Giuseppe Conte, nel quale convivono tre governi diversi che occupano tutte le posizioni possibili, causando la sparizione dei partiti di opposizione. Ma all’interno della ‘’triade’’ le contraddizioni non mancano, e i nodi verranno al pettine in autunno, con la manovra finanziaria.
La nota
Fernando Liuzzi fa il punto sullo scontro in corso a Roma tra un centinaio di piccole imprese, operanti nel settore delle demolizioni auto, e l’Amministrazione penta stellata del Campidoglio. Il rischio è che queste aziende debbano presto chiudere i battenti.
Tommaso Nutarelli e Alessia Pontoriero hanno seguito l’incontro che si è tenuto al ministero del Lavoro tra il Ministro Luigi di Maio, i sindacati e le piattaforme digitali sulla questione dei rider.
Interviste
Continua l’analisi sullo stato delle relazioni industriali nelle principali aziende italiane avviato dal Diario. Massimo Mascini ha intervistato Simonetta Iarlori, Chief People, Organization and Transformation Officer del gruppo Leonardo. Il gruppo erede di Finmeccanica si caratterizza per relazioni distese, dove si cerca il confronto continuo con il sindacato. Sempre Mascini ha sentito Ignazio Vacca, responsabile delle relazioni industriali di Poste italiane. Anche per Vacca la collaborazione con il sindacato deve prevalere sul conflitto.
Nunzia Penelope ha intervistato Alessandro Riello in merito al “decreto dignità” del Governo. L’imprenditore veneto accusa il provvedimento Di Maio: ‘’e’ populismo puro, aumenta la precarieta’ e il nero. Si faranno contratti di undici mesi per evitare causale e contenziosi’’.
I blog del diario
Benedetta Buccellato torna sulla difficile situazione della Fondazione Nicolò Piccolomini, ente di beneficenza che, senza alcun contributo pubblico, aiuta economicamente gli attori anziani e indigenti, e accusa il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, di remare contro.
Il guardiano del faro
Marco Cianca fa il punto sullo stato di salute della nostra società nella quale c’è la pulsione a far saltare i principi di pace, democrazia e uguaglianza.
Diario della crisi
Nella logistica la Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti di Genova hanno proclamato uno sciopero di 72 ore contro una serie di problematiche nell’ambito degli spazi portuali genovesi “che ricadono inevitabilmente sulle spalle dei lavoratori autotrasporto settore containers”. In Basilicata, la Cgil e la Uil hanno proclamato lo sciopero nel Centro oli di Viggiano. Lo stato di agitazione è stato indetto a seguito della mancata apertura del confronto da parte di Confindustria sulla piattaforma per la Contrattazione unica di sito presentata dalle organizzazioni sindacali e approvata dai lavoratori. La Invatec-Medtronic, multinazionale americana che produce dispositivi di ambito medico, ha annunciato la chiusura, entro il 2020, dello stabilimento di Brescia. A rischio 314 lavoratori. Sindacati sul piede di guerra nello stabilimento Sider Alloys di Portovesme, che “contestano fortemente il metodo e il merito attuati per le assunzioni senza il rispetto dei protocolli”. La Bekaert, azienda che si occupa della produzione di componistica in acciaio, ha confermato la volontà di chiudere gli stabilimenti di Incisa e Figline Valdarno, come annunciato lo scorso 22 giugno. A rischio 318 lavoratori. La Marcegaglia Buildtech di Taranto, dismessa dall’omonimo gruppo industriale nell’ottobre 2013, non ha rinnovato la mobilità per 60 lavoratori, scaduta a febbraio. Fim Fiom e Uilm chiedono al ministro Di Maio un incontro atto a trovare soluzioni occupazionali.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare le stime provvisorie dell’Istat su occupati e disoccupati, l’Eurozone economic outlook , i dati sul commercio al dettaglio, la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana e il testo del Rapporto SDGS. È presente inoltre il testo dell’ipotesi accordo per il rinnovo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale Lidl, il testo del rinnovo contratto pubblici esercizi, ristorazione collettiva, commerciale e turismo 2018-2021 e l’accordo integrativo Italcementi. Si può consultare inoltre il testo del decreto dignità, il XVII Rapporto Annuale dell’Inps e la relazione del presidente Tito Boeri. Infine sono presenti i dati del Misery Index di Confcommercio e il rapporto Symbola-Unioncamere “Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia” e relativa presentazione.



























