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Home - Newsletter - Newsletter – 7 aprile 2017

Newsletter – 7 aprile 2017

7 Aprile 2017
in Newsletter

La domanda si pone ormai con attenzione crescente. Serve davvero un nuovo modello di contrattazione, valido per tutti i settori? Le difficoltà che sta incontrando Confindustria in questa ricerca la dice lunga sull’opportunità di avere un modello unico da applicare per tutti i settori. L’ultimo che abbiamo avuto, quello del 2009, a parte il fatto che era partito male perché non firmato dalla Cgil, ha avuto vita breve, anzi brevissima, tanto che nemmeno nella stagione immediatamente successiva fu utilizzato davvero. Questa ultima tornata poi è stata esemplare, perché l’accordo del 2009 non era più valido, un altro modello non era stato messo a punto, ma ciascuna categoria ha trovato il suo accomodamento. Alla fine tutti i contratti più importanti sono stati rinnovati unitariamente, compreso quello dei metalmeccanici dopo sette anni di astinenza della Fiom.

Insomma, senza un modello si può anche superare una stagione contrattuale. Ma alla fine questa mancanza non può non pesare: non è detto infatti che gli interessi immediati, che vengono seguiti in assenza di un’indicazione valida nel lungo periodo, portino lontano. Soprattutto è difficile che in questo modo si metta mano ai problemi di fondo dell’industria. Quelli, tanto per capirci, che invece devono essere affrontati e risolti, perché altrimenti sarebbe difficile reggere la competizione globale.

Perché la fuga dal sistema relazionale è sempre possibile, come dimostrano le tendenze, per esempio, della Federmeccanica, pronta a dare spazio vitale alle relazioni dirette al posto di quelle sindacali. Il punto è che senza contrattazione si può anche vivere, ma, appunto, si vive alla giornata, senza uno sguardo lungo,  rinunciando ad avere una politica industriale che supporti le imprese nei mercati internazionali.

Un sistema quindi serve. Il punto è che, come ha affermato Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, in un suo intervento alla Scuola di relazioni industriali de Il diario del lavoro e dell’Università La Sapienza di Roma, in corso di svolgimento in queste settimane, questo modello può o codificare le gerarchie tra i diversi livelli, specificando dove si regola una cosa dove un’altra, oppure è possibile codificare le regole del gioco. Ossia stabilire come sia possibile adattare i contratti nazionali, come si garantisce la partecipazione, cosa debba essere la contrattazione aziendale e come incentivarla a beneficio di tutti.

In sintesi, questo diverso modello, senza entrare nello specifico delle singole regole, dovrebbe stabilire una cornice nella quale poi ciascuna categoria possa trovare ciò che le serve. L’ossatura di questo nuovo “modello non modello” dovrebbe quindi essere una maggiore adattabilità del contratto nazionale, supportata però dalla certezza di una validazione da parte dei lavoratori. In altre parole: cambiamo pure le regole, ma sapendo che il conto alla fine torna perché sono i lavoratori che avallano le scelte fatte.

Un modello molto diverso da quello attuale, e anche da quello di cui si parla in questi mesi. Un modello nel quale il trade off si realizza alleggerendo il contratto nazionale, ma parallelamente aprendo spazi veri di contrattazione aziendale, spazi dove deve essere possibile discutere i temi della produzione cercando finalmente di affrontare se non risolvere il nodo della produttività.

Il problema è come liberare spazi per la contrattazione aziendale. Impresa non facile: gli imprenditori meno contrattano meglio stanno, perché non amano doversi confrontare con il sindacato, temono sempre e solo di dover poi pagare un prezzo più alto. Hanno difficoltà a capire che è proprio contrattando in azienda che si possono risolvere i problemi della produzione, piccoli o grandi che siano.

Molto dipende da come si regola la partita salariale. Le soluzioni trovate in questa tornata contrattuale sono state le più varie. I chimici hanno cominciato decidendo un aumento dei minimi, ma sottoponendo questi aumenti a una verifica puntuale successiva sullo stato dell’inflazione. I metalmeccanici hanno preferito rinviare la decisione degli aumenti a un momento successivo, quando è possibile verificare quanto è cresciuto il costo della vita. Tutte e due questi contratti hanno comunque legato gli aumenti all’andamento dell’inflazione. Si è distinto il contratto del legno e arredo che ha stabilito una doppia via: un aumento slegato dall’andamento dell’inflazione e un altro aumento invece a questa strettamente correlato. Modelli diversi, ma la cosa più importante è lasciare uno spazio di dialogo che consenta la contrattazione in azienda, dando convenienza a tutte e due le parti.

Quale che sia la scelta, quello che serve è una crescita della capacità di confronto delle parti, che devono abituarsi ad avere fiducia una dell’altra. Non è facile, il passato non aiuta, ma sempre di più questa sta diventando una scelta improrogabile. Occorre fegato, speranza, lucidità, lungimiranza. Doti non proprio molto comuni, ma questo occorre.

 

Contrattazione
Questa settimana è stata siglata l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto del settore concia. L’aumento salariale previsto è di 85 euro in tre anni. Inoltre, saranno introdotte importanti misure di welfare aziendale e alcune novità sul tema dei diritti e delle tutele individuali. E’ stato sottoscritto anche l’accordo per il personale civile del ministero della Difesa. Tra i punti si prevede l’istituzione, a partire da quest’anno, del “Fondo integrativo per l’equiparazione economica del personale civile della difesa”. Nel settore elettrico, è stato proclamato lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto nazionale del settore coibentazione termoacustica per impianti petrolchimici, raffinerie, centrali elettriche scaduto il 31 dicembre 2015 e riguardante quasi 2.000 dipendenti e circa 160 imprese. Infine, i sindacati del settore calzaturiero hanno annunciato per il prossimo 5 maggio uno sciopero di otto ore contro le proposte “inaccettabili” delle associazioni imprenditoriali sul rinnovo del contratto.

 

La nota
Alessia Pontoriero riporta il convegno organizzato dalla Flai Cgil “Industria 4.0. Il valore lavoro nel settore alimentare tra qualità, innovazione e tutela dei diritti”. Nuove tecnologie, disoccupazione, organizzazione del lavoro, formazione, sono i principali temi affrontati nel dibattito, che ha visto  la partecipazione del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso e del ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda.

 

Il blog del diario
Claudio Negro riferisce sullo sciopero del trasporto pubblico a Milano e dei rischi per il sindacato di bloccare le città in nome di un presunto interesse universale.

Salvo Guglielmino ricorda la strage di Portella della Ginestra, che 1947 colpi’ gli uomini del sindacato e della sinistra. Nel settantesimo anniversario, Cgil, Cisl e Uil torneranno in quel luogo della memoria collettiva  per celebrare il prossimo Primo Maggio.

 

Diario della crisi
Il settore dei trasporti, questa settimana, ha visto diverse mobilitazioni su tutto il territorio nazionale. Prima di tutto, da segnalare lo sciopero dei lavoratori Alitalia che ha visto un’adesione quasi totale dei dipendenti contro il piano industriale dell’azienda che prevede circa 2mila esuberi. Durante la giornata, si sono svolti anche due presidi all’aereoporto di Fiumicino dove si imbarcano gli equipaggi e presso l’Area Tecnica. All’incontro tra sindacati, governo e Alitalia di questo venerdì il Ministero del Lavoro ha proposto due anni di Cigs più due anni di Naspi per 1.300 esuberi. Su questi numeri l’Inps avrebbe già espresso la sostenibilità dei conti.

I sindacati di categoria, inoltre, hanno avviato le procedure di raffreddamento preliminari allo sciopero chiedendo un incontro urgente con Trenitalia. Secondo i sindacati, le “evidenti contraddizioni” tra il piano industriale 2017-2026 del Gruppo FS Italiane e le azioni messe in campo da Trenitalia, metterebbero a rischio i livelli occupazionali generando preoccupazione tra i lavoratori. A Milano, infine, si è svolto lo sciopero del trasporto pubblico locale Atm contro la decisione del Comune di Milano di cambiare i bandi di gara per i vari servizi ledati alla mobilità pubblica.

 

Documentazione
Nella sezione dedicata è possibile trovare l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto del settore Concia, la nota di ricerca di Svimez sugli effetti dell’impatto della clausola 34% del Decreto Mezzogiorno e il rapporto Eurozone economic outlook di Istat, Insee e Ifo di aprile 2017. Inoltre, come di consueto è possibile visualizzare i dati Istat sul commercio al dettaglio di febbraio 2017, il conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società del IV trimestre 2016, la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana di marzo, i dati provvisori sui prezzi delle abitazioni del IV trimestre 2016 e le stime provvisorie su occupati e disoccupati di febbraio.

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