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Home - Newsletter - Newsletter – 9 dicembre 2016

Newsletter – 9 dicembre 2016

9 Dicembre 2016
in Newsletter

Archiviato il referendum, con la sua scia di polemiche, non sempre eleganti, l’attenzione generale si sta concentrando su quello che accadrà adesso. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha avviato le consultazioni per capire cosa vogliono i partiti, ma sembra che la maggior parte delle forze politiche sia per lo più orientata ad esigere nuove elezioni politiche  in tempi brevissimi. Manca però una legge elettorale capace di formare un Parlamento sul quale nessuno possa aprire una polemica più o meno pretestuosa. Tanto più che si attende, per il 24 gennaio, il pronunciamento della Consulta sull’Italicum.  In ogni caso, di questo dovrà prioritariamente occuparsi il prossimo governo, che sara’ probabilmente tecnico, quindi ad acta, e si vedrà chi lo guiderà: se lo stesso Renzi, che al momento nega però di essere disposto a un reincarico, o uno dei suoi ministri, con i titolari di Economia ed Esteri,  Padoan e Gentiloni in prima linea.

Se quale soluzione dare alla crisi e’ oggi il principale problema sotto i riflettori, le preoccupazioni vanno pero’ anche ai molti dossier lasciati  a metà dal governo uscente, tra i quali spiccano  diverse questioni di grande importanza per le parti sociali, pensioni e contratti pubblici in primis. E’ vero che la legge di Bilancio, approvata col voto di fiducia al Senato il 7 dicembre, ha messo al sicuro le risorse stanziate per queste voci, ma questo non ha esaurito il confronto. Sulle pensioni, per esempio, tra governo e sindacati si e’ raggiunto un accordo di massima, ma restano da definire molte altre cose, lasciate ai margini di una intesa che e’ stata, soprattutto, politica. Per non dire dei contratti pubblici, che più di tre milioni di dipendenti hanno atteso per sette anni: anche qui,  c’è solo l’intesa di massima con il governo Renzi, e dunque anche in questo caso si deve aprire il confronto vero e proprio per la stesura dei quattro contratti nazionali, ciascuno con le sue problematiche, acuite dal fatto che da undici si è passati a solo quattro maxicontratti.  Anche perché sta al governo, cioè al nuovo ministro della P.A., inviare all’Aran le direttive sulla cui base procedere al rinnovo dei  contratti. Per il sindacato queste sono priorità assolute, perché si è battuto per più di un anno per aprire i confronti su pensioni e contratti pubblici e per condurli in porto. Veder svanire i risultati ottenuti a causa della crisi di governo, sarebbe ora una vera beffa, come ha specificato Carmelo Barbagallo, il leader della Uil.

C’e’ poi anche  la questione legata all’Anpal, la nuova Agenzia nazionale per il Lavoro: la riforma della Costituzione prevedeva che le spettasse il timone del nuovo sistema centralizzato del collocamento, ma con la vittoria del No questo tema resta invece di competenza concorrente tra Stato e Regioni, sistema che ha mostrato da tempo tutti i suoi limiti. Anche sull’Anpal, dunque, occorrera’ trovare rapidamente una soluzione. Cosi’ come occorrera’ individuare una nuova missione per il Cnel: dato per morto, l’organismo costituzionale di Villa Lubin, in teoria ‘’casa’’ delle parti sociali, con la vittoria del No e’ inaspettatamente risorto, ma certamente non potra’ essere abbandonato ancora a lungo in quella sorta di limbo nel quale galleggia da anni.

Infine, il prossimo governo, per quanto tecnico, non potrà esimersi dal procedere nell’attuazione dei provvedimenti legati all’attuazione di Industry 4.0. Anche in questo caso l’esecutivo a guida di Matteo Renzi ha preso delle decisioni molto importanti e coraggiose, che per fortuna la legge di bilancio ha ufficializzato: ma questa è l’ossatura generale di una politica industriale che deve essere portata avanti, possibilmente con la stessa determinazione. La posta in gioco è altissima, si tratta forse dell’ultima occasione per recuperare lo svantaggio che la nostra industria ha nei confronti della concorrenza degli altri paesi, europei in primo luogo. Se dovessero intervenire indecisioni o lentezze, il rischio, oggettivo, sarebbe quello di perdere la partita e rassegnarci, tutti, a un futuro di maggiore povertà.

Le parti sociali hanno piena contezza di tutto ciò. Le prime dichiarazioni dopo il responso delle urne sono state quanto mai caute. La stessa Cgil, che con la sua campagna per il No ha contribuito in maniera rilevante alla sconfitta del governo, sembra aver contenuto le espressioni di giubilo preferendo sottolineare le incertezze del prossimo futuro. Tanto che nel documento varato dalla segreteria confederale a commento dell’esito del referendum, si afferma a chiare lettere che sarebbe negativo andare in tempi brevi a elezioni politiche.

Confindustria e i sindacati hanno intanto trovato il tempo per riprendere il confronto che avevano lasciato a metà sulle nuove regole della contrattazione. Un lungo incontro tra le delegazioni delle due parti, guidate dai rispettivi vertici, ha riavviato il dialogo, sempre più necessario dopo gli importanti accordi sulle regole contrattuali che erano state raggiunte da Cgil, Cisl e Uil con la Confapi, la Confcommercio, e gli Artigiani. In realtà, forse proprio a causa di questi precedenti accordi, che in qualche modo avevano messo in evidenza i ritardi di Confindustria, in questo confronto gli industriali hanno preferito non affrontare direttamente il tema della contrattazione. Hanno invece cercato di alzare l’asticella, discutendo del ruolo delle pareti sociali in questa difficile fase di ripresa, delle prospettive della politica economica e di quella industriale. Hanno gettato, come voleva il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, le basi per realizzare quel patto della fabbrica, di cui lui stesso ha parlato a Capri in occasione dell’ultimo convegno dei Giovani imprenditori. Un discorso importante per gli sviluppi che potrà avere nella gestione della crisi e, si spera, della ripresa dell’economia. Le regole della contrattazione, questo il concetto di fondo su cui tutti i presenti hanno insistito, verranno dopo, dalla natura della collaborazione che sarà possibile mettere in essere. Il prossimo incontro politico sarà a metà gennaio, intanto lavoreranno i tavoli tecnici.

 

Contrattazione
Questa settimana si è svolto il primo incontro Sindacati – Confindustria sul futuro dell’industria italiana, il cosiddetto “patto della fabbrica” proposto dal presidente di Confindustria Boccia nello scorso ottobre. Nelle aspettative della vigilia, avrebbe dovuto affrontare soprattutto il tema del nuovo sistema contrattuale, che e’ stato invece rinviato ad altri incontri. Il prossimo appuntamento “politico” tra le parti si terrà nella seconda metà di gennaio.  E fallito, intanto, il tentativo di conciliazione messo in campo dal Mise tra gli i sindacati degli elettrici e la delegazione datoriale, confermando cosi’ la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto di settore. Filctem-Flaei-Uiltec, quindi, confermano lo sciopero di otto ore. Al contrario, nel comparto del legno è stato sospeso lo sciopero previsto e  si è riaperta la trattativa per il rinnovo del contratto bruscamente interrotta nelle scorse settimane. I sindacati dei trasporti Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti del Piemonte e la TNT, hanno raggiunto un’intesa che, sostanzialmente, bypassa il Jobs Act.e confrma per i dipendenti la tutela dell’articolo 18. Assotelecomunicazioni-Asstel e i sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil hanno ripreso la trattativa per il rinnovo del contratto delle Telecomunicazioni, scaduto il 31 dicembre 2014, che riguarda circa 130.000 addetti

 

La nota
Massimo Mascini prende spunto dal bell’intervento di Pierre Carniti al convegno organizzato dalla Cisl in onore dello storico leader Fim (al quale è stato anche dedicato un libro curato da Raffele Morese e Mario Colombo), per sottolinearne l’estrema attualita’: dall’inclusione alla crisi del lavoro, Carniti ha sempre avuto lo sguardo lungo, e lo mantiene tutt’oggi.

 

Analisi
Giuliano Cazzola prosegue la sua ‘’Storia delle relazioni industriali”. Nella seconda puntata: il contratto dell’autunno caldo, la Fiat, e quel film di Gregoretti sulle “tute blu”.

 

Il blog del Diario
Claudio Negro: Il paese si piace così?

Salvo Guglielmino: I settant’anni di Sergio D’Antoni, sindacalista, politico e uomo di sport

 

Diario della crisi
Questa settimana si è svolto l’incontro tra i sindacati di categoria, Fistel Cisl, Slc Cgil e Uilcom Uil di Bergamo e i vertici dell’azienda delle Cartiere Pigna in merito ai 75 esuberi previsti. La scorsa settimana, infatti, l’azienda ha  annunciato l’apertura di una prodcedura di mobibilità che riguarda il sito produttivo di Alzano. Contemporaneamente all’incontro, i lavoratori si sono riuniti in presidio davanti alla sede di Confindustria. A Genova, invece, si è svolta un’altra giornata di sciopero per i lavoratori della panificazione a sostegno del rinnovo del contratto di lavoro e per la tutela del pane e delle farine italiane di qualità.

 

Documentazione
Nella sezione dedicata è possibile trovare il testo dell’accordo sul salvataggio dei 900 lavoratori a rischio licenziamento, tra soci e dipendenti della Cooperativa Morelli che svolgono servizi di pulizie/multiservizi, servizi ferroviari e di facchinaggio tra Toscana Liguria, Marche, Lazio e Lombardia. Ancora, è disponibile l’accordo Natuzzi per la ricollocazione di 215 lavoratori. Inoltre, è possibile consultare il testo dell’ipotesi d’accordo del settore ceramiche e piastrelle, l’accordo Enel sui congedi parentali, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto turismo, della carta e cartotecnica e quello del settore penne, spazzole e pennelli. Come di consueto sono disponibili i dati Istat su condizioni di vita e reddito annuo nel 2015, il rapporto Istat migrazioni internazionali e interne della popolazione residente nell’anno del 2015, il rapporto Confindustria sull’Abruzzo del I trimestre 2016 e la congiuntura di Confcommercio su i consumi e i prezzi di ottobre 2016. Infine, è possibile visionare il testo del comunicato Cgil sull’esito del referendum del 4 dicembre.

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