L’Italia è il paese europeo con le maggiori disparità regionali per quanto concerne il tasso occupazionale. È quanto emerge dall’aggiornamento degli indicatori strutturali della Commissione europea, lo strumento utilizzato dall’Ue per misurare i progressi dei singoli paesi nel raggiungimento degli obiettivi fissati a Lisbona nel 2000, per fare dell’Unione l’economia più competitiva del mondo entro il 2010.
In basi ai dati più aggiornati di Eurostat, l’Ufficio statistico della Comunità europea, il «coefficiente di variazione del tasso occupazionale per singola regione» in Italia è il più alto non solo d’Europa (oltre il 16%), ma anche di molti paesi candidati, come ad esempio Romania, Bulgaria e Polonia. La percentuale indica in sostanza che fra le regioni italiane si registrano le differenze più marcate in termini di numero di occupati.
Un dato ancora più preoccupante se riferito alle sole donne (poco sotto il 30%), quasi tre volte superiore a quello di paesi membri come la Francia, la Gran Bretagna o la Germania, ma anche i paesi candidati come la Romania, l’Ungheria o la Polonia.
Percentuali che si abbassano notevolmente per la popolazione maschile, senza però essere di grande consolazione. Il dato italiano infatti – poco sotto il 10% – resta comunque il più altro fra tutti i paesi europei, sia attuali che futuri.
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