Ecco di seguito le reazioni dei principali paesi europei alle decisioni prese oggi dall’Ecofin.
A BERLINO GOVERNO SODDISFATTO, OPPOSIZIONE ATTACCA. Il cancelliere Gerhard Schroeder ha salutato la decisione di Bruxelles parlando di «compromesso ragionevole» che contribuirà a favorire la crescita e a consolidare il bilancio.
Di tenore analogo le reazioni dei Verdi, alleati di governo della Spd. Durissima invece la reazione del premier bavarese e leader Csu Edmund Stoiber, secondo il quale il governo Schroeder “ha seppellito il Patto di stabilità”. Per il vicecapogruppo Cdu-Csu al Bundestag Friedrich Merz si tratta in sostanza della “fine provvisoria del Patto di stabilità”. Critiche anche le reazioni da parte delle Associazioni degli imprenditori e industriali. Dieter Hundt, capo degli imprenditori, ha parlato di “smantellamento del Patto di stabilità”, mentre per il presidente dell’Associazione industriali Michael Rogowski il Patto è ora “in una seria crisi”.
PARIGI, CI ADATTIAMO A CIRCOSTANZE, PATTO SARÀ AGGIORNATO.
“Rispettiamo lo spirito del trattato, pur adattandoci alle circostanze” ha dichiarato il ministro dell’economia e delle finanze Francis Mer convinto che ora “bisogna arricchire il patto di stabilità alla luce delle ultime esperienze” per farne “uno strumento tanto vivo e utile quanto necessario per l’Europa”. Per il ministro francese il patto va aggiornato ma “a freddo”, quando la ripresa sarà tornata. Per Mer, la decisione presa oggi dal Consiglio Ecofin “non sconfessa la Commissione” che comunque “non ha il monopolio del pensiero”. “Il Consiglio, ha detto, ha ritenuto che vi era un altro modo di applicare il patto”. La posizione del governo non è però condivisa nè dall’opposizione nè dal quotidiano Le Monde che oggi accusa Parigi e Berlino di aver “mandato in frantumi” il Patto di Stabilità. L’ex ministro socialista degli Affari Europei, Elisabeth Guigou, Parigi e Berlino, sottraendosi alla procedura per deficit eccesivo, “perdono la faccia” e non possono più indicare la via agli altri paesi.
LONDRA PLAUDE, TENERE CONTO DEL CICLO ECONOMICO. Per il cancelliere dello scacchiere britannico Gordon Brown il patto deve essere interpretato in modo flessibile e deve tenere conto dei cicli economici e non solo delle nude cifre del deficit annuale. Nella Lex Column di domani Financial Times scrive: “Francia e Germania meritano un grande applauso. La loro insistenza che la regola del deficit del 3% non deve essere vincolante è una vittoria per il buon senso economico. Essa riflette quello che i mercati finanziari hanno da tempo riconosciuto”. “La decisione dei maggiori paesi europei di ignorare la commissione europea è prova evidente che i governi nazionali stanno riprendendosi il potere sui loro budget. Il fatto che l’accordo fra i ministri finanziari sia stato raggiunto senza la Commissione manda un segnale chiaro che i paesi mantengono il diritto e la capacità di sfidare le troppo rigide regole Ue», aggiunge il quotidiano finanziario, sottolineando che «l’importante ora è che il patto di stabilità sia riscritto”.
MADRID CRITICA, CONSEGUENZE SU CIG. Tanto il premier spagnolo, Josè Maria Aznar, come il suo vicepremier e ministro dell’Economia, Rodrigo Rato, hanno criticato la decisione dell’Ecofin, sottolineando che “avrà delle conseguenze” per le future relazioni nella Ue. Aznar ha detto che “oggi non è una buona giornata per l’Europa, nè per l’economia europea, perchè i trattati vanno rispettati”, ha definito la decisione su Francia e Germania “un duro colpo” e ha aggiunto che “avrà conseguenze nella negoziazione della Conferenza Intergovernativa”. “Le regole devono essere le stesse per tutti”, ha indicato il premier spagnolo, e gli ha fatto eco Rato, secondo il quale “sospendere un procedimento è una decisione importante e che avrà le sue conseguenze, anche perchè crea precedenti”.
STOCCOLMA, I GRANDI PASSANO SOPRA I PICCOLI. “Molto critico” sulla decisione di Ecofin relativa al deficit di Francia e Germania: così si è definito oggi il viceministro svedese delle Finanze, Gunnar Lund, secondo il quale esiste ora il pericolo che i membri più grandi dell’Ue “passino sopra” quelli più piccoli. “Io sono molto critico – afferma Lund in un comunicato – sul compromesso raggiunto la notte scorsa. Penso che i ministri dele Finanze dell’Ue abbiano tirato enormemente le regole del patto di stabilità. E non hanno neanche seguito le procedure, ma hanno preso la decisione in maniera collaterale”. Il viceministro si rammarica che la Svezia non faccia parte dell’Uem, perchè “se fosse membro, avremmo potuto votare contro queste esenzioni per Francia e Germania”.
“Questo accordo speciale per Francia e Germania – aggiunge – è un corto-circuito per il patto di stabilità. Il patto è amputato, ma non è ancora morto. I paesi più piccoli come Olanda, Austria, Spagna e Finlandia, erano tutti contro questo accordo, ma non hanno potuto bloccarlo”.
DA ATENE GOVERNATORE DIFENDE IL PATTO. L’unica reazione ufficiale in Grecia alle decisioni sulle procedure contro Francia e Germania prese dall’Ecofin è venuta dal governatore della banca centrale Nikos Garganas, che ha difeso con forza il Patto, affermando che “la creazione di deficit incontrollati” rischia di “indebolire l’euro”. Sottolineando che la Bce e le banche centrali devono difendere con grande energia il Patto, Garganas ha notato come il suo rispetto sia negli “interessi nazionali” di Atene e dei “piccoli stati”.
Ieri il premier Costas Simitis aveva auspicato un compromesso, rilevando che la Germania aveva “argomenti validi contro l’applicazione di qualsivoglia misura immediata”. Il ministro dell’economia Nikos Christodoulakis aveva affermato che le norme del Patto andavano lette con “flessibilità”, tenendo conto delle condizioni specifiche di ogni paese.
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