La Banca mondiale ritiene che il periodo di transizione creato dalle due riforme previdenziali italiane è “molto lungo” e rappresenta una “complicazione”.
Il sistema pensionistico italiano, si afferma in un rapporto della World Bank pubblicato a Washington e Bruxelles, “è stato sottoposto a sostanziali modifiche a partire dagli anni Novanta” attraverso le riforme Amato del 1992 e Dini del ’95.
“Una fonte di complicazione, comunque – si conclude in un breve capitolo dedicato all’Italia – è il periodo di transizione molto lungo” visto che “in questo momento in Italia ci sono tre grandi regimi pensionistici in attività”.
La Banca mondiale inoltre calcola che la spesa italiana per le pensioni, attualmente pari al 14% del Pil, è destinata a crescere a circa il 15-16% nel 2030 per poi diminuire.
Sebbene l’indigenza fra gli anziani sia “diminuita negli ultimi 30 anni – segnala inoltre la World Bank riguardo all’Italia – una significativa quota di famiglie anziane vive ancora in poverta”.
Lo studio dal titolo “Riforma delle pensioni in Europa: progressi e processi”, sottolinea un comunicato, nel complesso avverte che il Vecchio Continente affronta “un momento decisivo: una riforma rapida e di vasta portata è inevitabile”.
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