Innalzamento dell’eta’ pensionabile da 65 a 67 anni, penalita’ per chi decide di ritirarsi prima del limite minimo, bonus per i lavoratori che scelgono di restare, e adeguamento dei vitalizi in base alla loro sostenibilita’ economica. Sono queste le misure per la riforma del sistema pensionistico tedesco elaborate dalla Commissione Ruerup, gia’ al lavoro per fronteggiare quella che a partire dal 2025 si presentera’ come una vera e propria ondata di pensionamenti legata alla generazione dei baby-boomers. Del cammino della Germania verso le riforme del welfare e delle possibili comparazioni con l’Italia ha parlato oggi di fronte al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al direttore generale del Tesoro Domenico Siniscalco, Axel Boersch-Supan, dell’Universita’ di Mannheim, membro dello Zew (centro di ricerca economica europea). Fin dal 2001 la Germania si sta dirigendo da un sistema pensionistico ”monolitico”, basato cioe’ esclusivamente sull’intervento dello Stato, a un sistema che affianca ai contributi pubblici i fondi pensionistici di categoria e le polizze assicurative private, ha spiegato Boersch-Supan durante il seminario organizzato dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti. ”Un riforma necessaria perche’ l’aumento dei costi della sicurezza sociale, legato all’invecchiamento della popolazione, – ha sottolineato – rallenta la crescita economica che a sua volta aumenta la disoccupazione, gravando ulteriormente sulle casse dello Stato”. La riforma elaborata dalla Commissione prevede un graduale innalzamento dell’eta’ pensionabile da 65 a 67 anni a partire dal 2011, con l’incremento di un mese ogni anno, fino al 2035. Una misura studiata appositamente per fronteggiare i costi derivanti dall’arrivo alla pensione dei cosiddetti ”baby-boomers”, che oggi hanno tra i 35 e i 50 anni. Oltre all’aumento dell’eta’ pensionabile, la riforma mira ad evitare che le pensioni gravino in maniera eccessiva sui lavoratori piu’ giovani. La Commissione Ruerup ha cioe’ calcolato un ”fattore di sostenibilita”’ che riduce l’adeguamento annuale delle pensioni se il rapporto tra pensionati e chi versa i contributi si sbilancia troppo a sfavore di questi ultimi. Come gia’ previsto dalla riforma del 2001, chi decide di ritirarsi prima dei 65 anni subisce una ”penalita”’ dello 0,3% per ogni mese anticipato, mentre chi decide di continuare a lavorare riceve il 6% annuo in piu’. Si tratta cioe’ di un sistema di incentivi e disincentivi che portera’ – ha spiegato l’economista Tito Boeri – ad un risparmio simile a quello che si otterra’ in Italia quando cominceranno a vedersi gli effetti della riforma Dini. ”Si fa strada fra i cittadini la consapevolezza che le riforme adottate finora in Europa non siano sufficienti e siano solo un primo passo per rendere sostenibile il welfare. – ha detto Boeri – Tuttavia se si annunciasse oggi in Italia una riforma simile a quella tedesca, che entri cioe’ in vigore dal 2011, si verificherebbe una fuga generalizzata verso la pensione”.
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