Sulle infrastrutture europee la Commissione Ue sta “lavorando moltissimo non solo sul reperimento delle risorse finanziarie, ma anche sul cambiamento delle procedure decisionali”. Lo ha detto ai giornalisti il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi, a margine di un incontro con il presidente argentino, Nestor Kirchner.
“Nel campo degli appalti pubblici il finanziamento è condizione necessaria ma non sufficiente perchè si facciano le cose”, ha dichiarato Prodi, sottolineando che in questo settore è fondamentale “cambiare le procedure”, in punti quali per esempio “la politica degli appalti, i rapporti tra le decisioni nazionali e quelle a livello europeo, l’automaticità di certe decisioni”.
Alla domanda di un giornalista sul piano europeo per 14 grandi progetti lanciato nel 1994 a Essen – realizzati solo in parte – Prodi ha rilevato che la differenza con l’attuale impostazione risiede proprio nel cambiamento delle procedure decisionali: “Se non cambiamo quelle – ha ribadito – è chiaro che torniamo al ’94”.
“Nel campo della ricerca e lo sviluppo, l’attivazione immediata delle risorse finanziarie è più facile”, ha aggiunto Prodi, precisando che gli effetti sull’economia degli interventi in questi campi sono comunque a medio e lungo termine: “più a breve nel campo dell’innovazione, più a lungo in quello delle infrastrutture”.
Il presidente della Commissione Ue ha inoltre ricordato i “due pilastri” della strategia per la crescita europea: “La ricerca e sviluppo, poichè è inutile parlare di Lisbona se non siamo coerenti nel portare al 3% queste spese, e un piano di infrastrutture, perchè il legame fisico dell’Europa è indispensabile se vogliamo che l’allargamento non resti un’utopia”.
La Commissione Ue e la Banca europea degli investimenti (Bei) – ha aggiunto Prodi – “procederanno a preparare tutti i piani dettagliati entro ottobre, in modo da poterli approvare al consiglio europeo di autunno”.
Il “punto forte” di tali piani è rappresentato sia “dai mezzi della Bei, dell’ordine dei 50 miliardi di euro, sia da un maggior impegno degli stati membri, ma soprattutto – ha sottolineato con forza Prodi – da un forte impegno da parte del capitale privato”. “E affinchè tale capitale possa avere interesse – ha concluso – dovremo preparare gli incentivi e gli aspetti tecnici”.
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