La discriminazione sul lavoro colpisce centinaia di milioni di persone nel mondo: anche se le forme più flagranti di discriminazione si sono attenuate, ne sono comparsi nuovi tipi più subdoli e meno visibili, afferma l’Ufficio internazionale del lavoro (Oil) in un rapporto reso noto a Ginevra.
Lo studio denuncia il divario scto dalla discriminazione, basata sul sesso, il colore della pelle, la religione, l’opinione politica, l’origine sociale, ma esercitata anche nei confronti dei disabili, delle persone colpite dal virus dell’aids, a causa dell’età o delle tendenze sessuali.
Le donne – afferma il rapporto L’ora dell’uguaglianza (150 pagine) – sono il gruppo maggiormente colpito dal fenomeno: spesso per le stesse prestazioni sono pagate meno dei colleghi maschi, devono accettare lavori precari e più degli uomini sono vittime della disoccupazione. Anche la discriminazione razziale persiste, ma è cambiata. Colpisce emigrati, minoranze o popolazioni indigene in particolare ed ai discorsi sulla superiorità di una determinata razza sono subentrate teorie secondo le quali le culture straniere e “incompatibili” possono avere effetti perturbatori sull’integrità delle identità nazionali, spiega l’Oil.
Gli autori dello studio hanno inoltre evidenziato un aumento della discriminazione fondata sulla religione e sull’età. Il clima politico mondiale attuale ha alimentato i sentimenti di paura reciproca e di discriminazione dei gruppi religosi, spiega l’Oil. Per quanto concerne l’età, la forma più frequente concerne i limiti di età per l’assunzione. Tale discriminazione non colpisce solo le persone che si avvicinano alla pensione. In alcuni casi, i datori di lavoro preferiscono giovani donne sotto i trenta anni.
La discriminazione è un limite alla libertà dell’individuo. Il problema cambia da paese a paese e secondo i gruppi, ma si tratta di una male universale che – afferma l’Oil – si ripercuote anche sulla produttività e l’efficienza sul lavoro, oltre che sul morale delle persone.
“Eliminare la discriminazione sul lavoro è una responsabilità di tutti”, ha affermato il direttore generale dell’Oil Juan Somavia. Per l’Ilo infatti, le norme anti- discriminatorie ed i divieti sono indispensabili ma non bastano.
Altri strumenti quali l’esistenza di istituzioni incaricate di vegliare all’applicazione della legge, di servizi di formazione ed un’educazione imparziale sono necessari.
Il rapporto sarà discusso in giugno nell’ambito della Conferenza internazionale del lavoro.
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