“Se vogliamo essere coerenti con le decisioni politiche prese in Europa, l’allargamento e il rilancio della crescita, non dovremo destinare i fondi alle regioni, ma ai paesi, lasciando alle regioni gli strumenti per la loro implementazione”. È la precisazione fatta con i giornalisti dal professore belga Andrè Sapir che oggi ha presentato alla stampa il controverso rapporto preparato dal gruppo di esperti indipendenti da lui presieduto. Il rapporto, le cui conclusioni anticipate all’inizio della settimana avevavo acceso la polemica, analizza le conseguenze delle due grandi strategie dell’Unione (il rilancio economico e l’allargamento) sulle prospettive di crescita economica dal 2000 al 2010.
Nel precisare alcune delle “conclusioni non politiche”, l’economista ha aggiunto che “nel nostro studio le regioni non spariscono”. Le politiche regionali e quelle agricole comuni, dice Sapir, vengono analizzate solo dal punto di vista della spesa, e quindi del budget, rispetto ai grandi obiettivi che l’Unione Europea si è prefissata con l’agenda di Lisbona e il processo di allargamento. Precisazioni che non sono bastate alla Commissione europea. Già ieri, il commissario per le politiche regionali Ue Michel Barnier aveva liquidato le conclusioni del rapporto definendole “totalmente irreali e insensate”. Prendendo le distanze dagli esperti, in linea con la posizione già espressa dallo stesso presidente della commissione Prodi, Barnier aveva aggiunto di credere profondamente nella giustezza della politica regionale europea “che non è assistenziale ma solidale”.
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