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Rdc, Inapp: nel 60% dei casi le donne sono le principali beneficiarie di misure di sostegno al reddito

redazione
Marzo23/ 2023

Sono prevalentemente donne (60%), sui 49 anni, sole e/o con figli le principali beneficiarie delle misure di sostegno al reddito, quegli interventi – come il Reddito d’inclusione prima e il Reddito di cittadinanza poi – introdotte con l’obiettivo principale di contrastare la povertà nel nostro Paese. È questo l’identikit che ha tracciato oggi l’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), presentando i risultati di una doppia indagine che ha analizzato sia i beneficiari delle misure di contrasto alla povertà, sia gli attuatori locali di tali misure, ovvero i centri per l’impiego, i servizi sociali comunali e gli Ambiti sociali.

Secondo i risultati dello studio, chi ha ricevuto questo tipo di sostegno è equamente distribuito nel nostro territorio, con una maggiore presenza nel sud (33,7%), mentre è bassissima la quota di chi proviene da paesi extraeuropei. Si tratta di soggetti caratterizzati da un livello di istruzione tendenzialmente basso e poco qualificati dal punto di vista della qualifica professionale (il 78% di coloro che dichiarano di essere occupati ha un basso profilo professionale).

Tali misure hanno intercettato non solo persone che si trovano in condizioni di mero svantaggio economico e materiale. L’indagine mostra, infatti, come siano altrettanto fondamentali aspetti legati alla vita relazionale, all’istruzione e alla formazione, allo stile di vita: dimensioni che non devono essere trascurate nella programmazione e nell’attuazione dei processi di inclusione sociale.
Di rilievo, per i beneficiari del Rei, l’impatto della policy sulla riduzione della grave deprivazione materiale e, come atteso, l’aumento del reddito medio netto familiare.

L’offerta di lavoro e di attività formative per i beneficiari del Reddito di cittadinanza è il punto dolente messo in evidenza dalla gran parte dei rispondenti, sia sul versante sociale che su quello dei servizi per l’impiego. Infatti, quasi il 60% degli Ambiti territoriali sociali e dei centri per l’impiego individua come problematica tale dimensione attuativa della misura. Solo una quota minima di rispondenti, tra il 3 e l`8 % a seconda della tipologia di servizio, ritiene che la misura abbia prodotto risultati in termini di attivazione lavorativa e formativa.

Circa la capacità di raggiungere i destinatari di tali misure (il cosiddetto tasso di take-up), i risultati mostrano l’importanza del lavoro di rete dei servizi con gli attori del territorio e di prossimità territoriale fatto con l’istituzione dei punti di accesso nell’ambito del Reddito d’inclusione, purtroppo vanificato con l’abolizione dei punti di accesso del successivo Reddito di cittadinanza. Migliorato, invece, il lavoro di rete dei servizi territoriali grazie anche all’azione di pianificazione, ormai definita dalla 328/00 da oltre vent’anni.

Permangono alcune criticità, in particolare in merito ai tempi di lavorazione delle domande: in media trascorrono circa 4 mesi e mezzo tra l’autorizzazione ad ottenere il Reddito di cittadinanza rilasciata dall’Inps e la presa in carico del beneficiario da parte dei centri per l’impiego e dei servizi sociali comunali.
Solo la metà dei centri (51,6%) risulta in condizione di convocare entro i 30 giorni prescritti dalla norma i beneficiari della misura. I tempi di presa in carico da parte dei centri per l’impiego naturalmente risentono del volume di utenza che caratterizza i diversi territori sicché risultano più ridotti al Nord, dove l’attesa mediamente è di 3 mesi e mezzo, mentre al Sud si approssimano intorno ai 5 mesi e mezzo. Meno problematiche le fasi successive, ossia la stipula del patto, la definizione di un’agenda di appuntamenti e la verifica degli impegni e delle condizionalità posti a carico dei beneficiari.

e.m.

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