Nonostante la flessibilità e la capacità di adattamento della sua economia, tali da fornire un “valido supporto alla crescita globale”, l’America della finanza non può ancora cantare vittoria per un recupero tutt’ora “ineguale ed incerto”.
A tracciare il quadro sullo stato di salute dell’economia statunitense è il Fondo monetario Internazionale, sospeso tra il giudizio positivo sulla capacità del Paese di reagire allo “scoppio della bolla del mercato nel 2000, agli attacchi dell’11 settembre 2001, ai fallimenti aziendali e alle tensioni geopolitiche” e la preoccupazione per un rilancio ancora lento – “incerto”, almeno in una prospettiva a breve termine – su cui potrebbe far sentire la propria voce la Federal Reserve, chiamata a intervenire sui tassi di interesse magari già alla prossima riunione del Federal Open Market Committee, in programma il 24 e il 25 giugno prossimi.
Secondo la riflessione dell’Fmi – contenuta nell’Articolo IV del 2003 – nonostante “la crescita della produttività abbia continuato ad essere solida e la domanda domestica finale abbia iniziato a riprendersi, la ripresa è stata ineguale” e, pertanto, “le prospettive a breve termine rimangono incerte”.
L’istituzione di Washington si attende, poi, che “la crescita salga verso il suo tasso potenziale nell’ultima parte del 2003 e nel 2004” grazie ad una risoluzione della guerra in Iraq relativamente rapida, a un prezzo del petrolio più contenuto e “un continuo supporto da parte delle politiche monetarie e fiscali”. Politiche considerate necessarie, poichè i “rischi di una ricaduta restano una minaccia” in coda alla “persistente debolezza dell’attività industriale e delle condizioni dell’occupazione”. Proprio sul fronte del costo del danaro, il Fondo sottolinea come la politica monetaria “abbia risposto in modo aggressivo al rallentamento dell’economia” ma anche come “nuovi allentamenti potrebbero essere necessari se la ripresa non guadagnerà forza”.
Con l’inflazione scesa ai livelli del dopo-guerra e i tassi vicini allo zero – viene osservato ancora – “l’atteggiamento appropriato è quello di una azione aggressiva e preventiva per sostenre un recupero salutare. Anche se il rischio della deflazione negli Stati Uniti appare modesto – prosegue – il segnale forte del Fomc” in merito alla sua prontezza ad agire e alla sua volontà di usare strumenti più ampi in caso di una maggiore pressione deflazionistica “è benvenuto”.
Nella propria disamina, il Fondo Monetario Internazionale non dimentica l’influenza positiva sull’economia statunitense del pacchetto di tagli al fisco da 350 miliardi di dollari in dieci anni varato dall’Amministrazione Bush, ricordando, però, come vada tenuto sotto controllo il deficit soprattutto in relazione al momento in cui i ‘baby boomers’ andranno in pensione.
“Le prospettive di crescita a medio termine – viene infatti osservato – appaiono generalmente favorevoli ma i recenti tagli alle tasse elevano preoccupazione per quanto concerne problemi fiscali a lungo termine”.
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