La diffusione della Sars, la sindrome da polmonite acuta, non ha lasciato strascichi sul primo trimestre fiscale delle società americane le quali cominciano, comunque, a preoccuparsi e a fare i conti con i possibili risvolti sui loro bilanci nel prossimo futuro.
A gettare apprensione sulle aziende statunitensi – nonostante il presidente della Fed, Alan Greenspan, abbia spiegato ai parlamentari del Congresso che gli effetti del virus sull’economia Usa appaiono, per ora, solo “modesti” – sono i dati del Bureau of Economic analysis da cui emerge come, lo scorso anno, Cina e Hong Kong abbiano rappresentato un quarto dei ricavi totali prodotti dalle sussidiarie estere: qualcosa come il fatturato delle controllate di Francia, Germania e Italia messe insieme.
In base ai calcoli degli economisti di Washington, il perdurare dell’allarme Sars spingerà il secondo trimestre dell’anno in Cina verso un calo dell’1-2% contro le previsioni di un progresso intorno all’8% stilate prima della scoperta del virus.
Sul fronte dei comparti maggiormente a rischio spiccano quello alimentare e quello finanziario, segnato da investimenti elevati da parte delle aziende statunitensi.
In base a quanto riportato dal Wall Street Journal Yum, catena di fast-food controllata dalla Kentucky Fried Chicken (una delle più diffuse negli Usa) ha previsto, per il secondo trimestre dell’anno, un calo delle vendite in Cina del 20%: dato allarmante, visto che il gruppo ottiene dall’area asiatica il 13% dei proprio fatturato complessivo.
In ambito finanziario, Aig – una delle principali compagnie assicurative del Paese – ha annunciato, sempre per il secondo scorcio dell’esercizio fiscale, un “deciso impatto” della Sars sui suoi profitti considerando che, nel 2002, 28% dei ricavi totali è giunto dall’Asia.
Difficoltà all’orizzonte, infine, anche per il comparto delle pellicolo fotografiche, da sempre uno dei settori trainanti sui mercati orientali. “Dopo un effetto minimo della Sars nel primo trimestre – spiega al Wsj un portavoce della Kodak – ce ne aspettiamo uno più imponente nel secondo”: per la casa fotografica statunitense, l’Asia è stata nel 2002 il secondo mercato dietro quello domestico.
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