I sindacati di categoria Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil dichiarano la disponibilità al confronto con il gruppo Nestlè riguardo la stagionalità “senza però soluzioni preconfezionate e senza ricatto, ma valutando tutte le ipotesi a partire dal rientro delle produzioni esternalizzate”.
“Questa volta la multinazionale – sottolineano i sindacati di categoria – vuole imporre una soluzione radicale, per far fronte alla curva bassa (periodo di minor produzione legato appunto alla stagionalità dei prodotti utilizzati), accorciando la prestazione di lavoro sui contratti a tempo indeterminato tramutando questa decisione in un ricatto, pretendendo una soluzione immediata, senza però volersi confrontare sul rinnovo del Contratto Integrativo di Gruppo e sulla piattaforma rivendicativa da noi presentata da alcuni mesi”.
Per i sindacati c’è ancora tempo prima che inizi la stagione, per rinnovare il contratto e parlare della curva bassa. “Si tratta anche di una questione di metodo e di fiducia”.
Sussiste però un problema ancora più rilevante, su cui i sindacati stanno incalzando la Nestlè da tempo: “La necessità di un piano industriale più aggressivo per i prodotti italiani sul mercato interno ed estero, spiegano le organizzazioni sindacali, poiché siamo preoccupati di ciò che potrà accadere se le cose non miglioreranno”.
Il dato preoccupante infatti, è proprio questo: sono 5 anni che il gruppo svizzero non investe in Italia e, negli ultimi due, il gruppo dirigente aziendale italiano non riesce più a portare risultati positivi in bilancio.
E.G.

























