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Home - In evidenza - Sinopoli: Valditara e l’ossessione per la Cgil

Sinopoli: Valditara e l’ossessione per la Cgil

28 Dicembre 2022
in In evidenza, Notizie del giorno
Firmato il nuovo contratto scuola, aumenti da 80 a 110 euro

Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL, commenta su Collettiva le parole del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara: “L’intervista al quotidiano Il Foglio del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, nella quale attacca esplicitamente “l’egemonia della Cgil sulla scuola” dichiarandone la fine, è un condensato d’ideologismi corredati da un uso strumentale dei dati, nel chiaro intento di delegittimare tutte le rappresentanze sindacali, con una dichiarazione di guerra tesa alla ridefinizione reazionaria della scuola pubblica.”

“Nondimeno ringraziamo il ministro perché ci consente di fare un po’ di chiarezza in ossequio allo spirito costruttivo e dialogante che da sempre connota il nostro agire sindacale. Innanzitutto va effettuata un’operazione verità sui dati relativi all’indice di rappresentanza della Flc Cgil nella scuola pubblica: a proposito d’iscritti (o deleghe, in base al gergo sindacale) dal 2001 a oggi si è decisamente dimezzato lo storico distacco tra la Cisl scuola e la Flc Cgil, passando da un vantaggio di circa 50 mila iscritti ai 23 mila di oggi. Aumentiamo noi, invece, il vantaggio sulle Rsu rispetto alla scorsa tornata elettorale di 4.535 voti. Così, noi siamo a 262.872 e la Cisl a 234.155: +28.717 voti in totale.”

“Quindi, anche a proposito di elezioni Rsu e di partecipazione democratica, al ministro sfugge (non vogliamo qui pensare che lo dimentichi intenzionalmente) il dato relativo all’eccellente prova della Flc Cgil dello scorso aprile, che è risultata essere l’organizzazione sindacale più votata da lavoratrici e lavoratori, a conferma di una fiducia ampia e convinta verso la nostra sigla, oltre che per tutte le altre sigle sindacali confederali.”

“Sulla partecipazione agli scioperi siamo i primi a riconoscere che negli ultimi anni essa si è ridotta ma, più che gioirne, il ministro dovrebbe piuttosto preoccuparsene, se non altro perché rappresenta, purtroppo, una spia della più ampia crisi della partecipazione di cittadine e cittadini a quella vita democratica di cui lo sciopero e il conflitto sono il sale, non avendo come scopo quello di testimoniare consenso nei confronti delle politiche dei diversi governi.”

“Anzi, se non altro per rimettere in linea il rapporto tra cause ed effetti, affermiamo che proprio l’ostinato disprezzo per la scuola pubblica dimostrato dai diversi governi avvicendatisi negli ultimi 20 anni ha determinato nella categoria sconforto e sfiducia anche verso gli strumenti della lotta e del dissenso, visto che anche scioperi con partecipazioni da capogiro, come quello contro la 107 di Renzi, furono in prima battuta intenzionalmente ignorati.”

“Di cosa ha timore il ministro Valditara per spingersi al punto da utilizzare i dati surrettiziamente come una clava? Siamo schietti: non spetta a un ministro introdursi nelle dinamiche interne alle organizzazioni sindacali, né spingersi a proclamare crociate contro questa o quell’organizzazione per motivazioni ideologiche e/o politiche. Al ministro spetta, invece, il governo dell’istruzione, se ne è capace.”

“A noi pare, perciò, che l’attacco del ministro alla Cgil, e indirettamente a tutte le organizzazioni sindacali, tenda non solo a costruire il nuovo “nemico” contro il quale battersi per i prossimi anni, ma soprattutto a celare il fallimento della sua capacità di rappresentare e governare al meglio il settore dell’istruzione in occasione della sua prima prova importante, cioè la legge di bilancio che, sulla scuola, presenta un provvedimento senza investimenti e deludente, oltre che regressivo.”

“Questa legge avrebbe dovuto finanziare il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, perché per ora abbiamo quasi completato un contratto scaduto con risorse che erano state, peraltro, già stanziate dai precedenti governi. Invece, come era riferito nella nostra piattaforma dello sciopero, per il rinnovo c’è zero, mentre l’inflazione è al 12%: il ministro dovrebbe fornire risposte alla nostra piattaforma piuttosto che innescare inutili polemiche.”

“Ma soprattutto il nemico di Valditara è la scuola democratica della Costituzione, quella che include e accoglie, quella che non discrimina tra ricchi e poveri, e anzi offre opportunità a chi ne nasce privo, quella che favorisce l’integrazione e lo sviluppo di tutte e tutti.”

“Finora abbiamo ascoltato dal ministro slogan e propaganda, soprattutto contro la Cgil (in linea con la campagna elettorale del presidente del Consiglio), abbiamo letto le sue fumose dichiarazioni programmatiche al Parlamento, abbiamo letto lettere alle scuole piene d’ideologismi e narrazioni di parte e talvolta diseducative, abbiamo letto lettere e interviste ai media nelle quali è evidente il tentativo di smantellare la scuola democratica della Costituzione per una più classista scuola “meritocratica”, che sancisce un sostanziale pericoloso ritorno al passato gentiliano e autoritario.”

“Quelle che possono sembrare provocazioni quotidiane celano messaggi non solo all’opinione pubblica, ma anche a un pezzo grande di categoria che soffre di una crisi d’identità profonda. “Non vi pago come dovrei, ma almeno vi restituisco la cattedra”, sembra dire il ministro. Da qui l’umiliazione del bullo piuttosto che la scuola di cittadinanza contrapposta al reddito di cittadinanza. C’è un ordito ideologico preciso. Una scuola di stampo conservatore, precostituzionale, per sorvegliare e punire, per dirla con Foucault.”

“La sfida ha una portata epocale, mandare in soffitta la scuola della Costituzione, quella conquistata dai grandi movimenti popolari, realizzando finalmente il sogno sempre accarezzato dalla destra reazionaria.”

“Il terreno per questo attacco, però, è stato ben preparato dal massacro subito dalla scuola pubblica in quasi 25 anni di deriva aziendalista. Ai fallimenti della scuola trasformata in attore del mercato e alla costante umiliazione di chi in essa vi opera si risponde con un sano ritorno a un ipotetico passato pre-sessantottino dove tutto funzionava. Un vero e proprio delirio ideologico.”

“La scuola del merito non è la scuola della mobilità sociale, ma la scuola della selezione e dell’esclusione, dove nel liceo bene del centro di Roma vanno i bravi, quelli che saranno classe dirigente, mentre per gli altri costruiremo una solida scuola professionale. Sapete qual è il problema? Che la distruzione della scuola democratica a opera di quella mercatista rischia di rendere preferibile questa ricetta facile facile.”

“Ovviamente non ci sarà nessuna solida scuola professionale e non si farà un investimento sui laboratori nelle scuole tecniche. Banalmente, si rafforzerà dandone copertura ideologica alla deriva già in corso, indebolendo le attuali fragili opportunità d’integrazione e inclusione.”

“Noi saremo in campo come sempre per costruire una risposta e un’alternativa. Non solo obbligo scolastico a 18 anni, ma occorre ripensare il funzionamento del sistema educativo, sanare le fratture tra la primaria e la secondaria, e poi ancora di più tra la secondaria di primo e quella di secondo grado, rilanciando il biennio unitario e allontanando il momento delle scelte.”

“Occorre riconoscere dignità a tutti gli ordini e gradi di scuole a partire dagli istituti tecnici, porre concretamente la questione di ciò che è diventata la formazione professionale, primo esperimento dell’autonomia differenziata, discutere di missione, metodi e contenuti dell’insegnamento perché l’obbligo scolastico fino a 18 anni non si coniughi con la riaffermazione di modalità educative obsolete e autoritarie.”

“Di tutto questo il ministro non parla, preferendo l’invettiva e l’attacco gratuito, a testimonianza del vuoto di proposte e di una direzione politica debole, non in grado d’invertire la rotta rispetto ad anni di disinvestimento.”

E.G.

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