A poco meno di una settimana dall’incontro con l’Ad di Stellantis, Antonio Filosa, i sindacati dei metalmeccanici cominciano a mettere sul tavolo i punti caldi della loro rivendicazione. A partire dal nodo principale che riguarda gli investimenti e il futuro del Gruppo in Italia. Stellantis, infatti, ha annunciato investimenti per 13 miliardi di dollari negli Usa, mentre per l’Italia, per ora, è stato paventato un rinvio dei piani industriali. “Mai come ora sono necessari importanti investimenti in Italia per mettere in sicurezza tutti gli stabilimenti, rilanciare le produzioni soprattutto mass market e l’occupazione”, avvertono Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, “L’attuale situazione di Stellantis in Italia, infatti, è estremamente critica: produzioni in continuo crollo, utilizzo degli ammortizzatori sociali in aumento e occupazione in calo”.
Per questo motivo, aggiungono, “è necessario confrontarsi per definire un accordo per il futuro di Stellantis in Italia”. In questo contesto, incalzano De Palma e Lodi, il Governo deve fare la sua parte, assumendosi la responsabilità di affrontare la vertenza automotive, che “non significa mettere a disposizione ulteriori bonus per l’acquisto di auto. Chiediamo che i bonus siano elargiti solo per modelli eco, mass market, a prezzi accessibili alle lavoratrici e ai lavoratori e prodotti in Italia ed in Europa”. In assenza di queste condizioni, concludono, “riteniamo inaccettabile che il Governo metta a disposizione, in una fase di ristrettezze di bilancio, soldi dei cittadini italiani per garantire profitti alle multinazionali e non agli interessi di lavoratori e cittadini”.
Sulla stessa linea Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm, che insistono sulla necessità di rilanciare le fabbriche e gli enti di ricerca italiani, additando l’Unione europea per “i pasticci combinati sulla cosiddetta transizione”. Per i due sindacalisti, infatti, il risultato è piuttosto una situazione di difficoltà e incertezza per l’intero settore automotive”, spingendo così le case automobilistiche “a investire altrove”, mettendo “a repentaglio la stessa sopravvivenza della nostra industria, senza alcun effettivo beneficio per l’ambiente. Di conseguenza dovremo fare pressione insieme sindacati, istituzioni e imprese sulla Ue per cancellare le famigerate multe”.
Inoltre, aggiungono Palombella e Ficco, alcune cose “pensiamo si possano e si debbano fare subito”. Innanzitutto, spiegano, “vanno lanciati senza ulteriori indugi i modelli ibridi già annunciati, vanno recuperate motorizzazioni adeguate capaci di sostenere le vendite e di rilanciare la meccanica italiana, vanno infine completate le gamme ibride in tutti gli stabilimenti. Le eccellenze italiane, per troppo tempo mortificate, vanno recuperate, non solo in ambito produttivo ma anche nell’abito della ricerca e dello sviluppo”.
Infine, concludono, “speriamo in un cambio di atteggiamento verso le imprese dell’indotto, che dovrebbero essere considerate come dei partner e non spinte alla chiusura. Preservare la filiera produttiva deve essere una missione anche del tavolo automotive che a breve dovrebbe essere riconvocato dal Mimit”.

























