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Home - Approfondimenti - La nota - Stellantis, il report Fim-Cisl: crollo delle produzioni e previsioni nere per la chiusura dell’anno. Uliano: serve un cambio di passo

Stellantis, il report Fim-Cisl: crollo delle produzioni e previsioni nere per la chiusura dell’anno. Uliano: serve un cambio di passo

di Fernando Liuzzi
8 Ottobre 2025
in La nota
Stellantis, Uilm Campania: positivo l’incontro con De Luca, soddisfatti per l’impegno assunto dalla Regione

Tra un paio di settimane, ovvero lunedì 20 ottobre, Antonio Filosa incontrerà a Torino i sindacati italiani dei metalmeccanici. Un incontro molto atteso per almeno due ragioni. In primo luogo, perché si tratterà del primo faccia a faccia del nuovo Ceo di Stellantis con i dirigenti dei sindacati che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori attivi negli stabilimenti della multinazionale da lui diretta, insediati nel nostro Paese. In secondo luogo perché, stando a questi stessi sindacati, la mole dei problemi produttivi e occupazionali che dovrà fronteggiare, in relazione ai citati stabilimenti, sembra assumere proporzioni via, via più preoccupanti.

All’inizio della settimana scorsa, la Fiom-Cgil ha presentato i risultati di una sua ricerca secondo la quale, negli anni più recenti, si è assistito a una diminuzione continuativa degli investimenti effettuati da Stellantis nel nostro Paese. E così, mentre nuove produzioni sono state avviate in altri Paesi europei o extraeuropei, l’occupazione negli stabilimenti italiani del Gruppo ha cominciato a ridursi.

Ieri, la Fim-Cisl ha presentato una nuova edizione del suo ormai consueto report trimestrale sull’andamento della produzione in questi stessi stabilimenti. Report che ha reso noti dati non meno sconfortanti.

Diciamo subito che la ricerca di cui stiamo parlando è relativa ai primi 9 mesi del corrente anno. Ebbene, se nel report precedente, quello presentato il 7 luglio scorso e relativo al primo semestre 2025, la Fim aveva parlato di un calo produttivo “superiore alle previsioni”, ieri ha usato termini ancor più allarmanti, parlando del “crollo di un terzo delle produzioni” e di “previsioni nere per la chiusura dell’anno”.

Ma veniamo a qualche cifra. Ricordando, prima di inoltrarci nell’esame dei numeri, che le attuali difficoltà produttive di Stellantis Italia, dopo un periodo di alti e bassi, hanno ripreso a manifestarsi in misura significativa a partire dal 2024.

Non per caso, dunque, in apertura della conferenza stampa tenuta ieri a Roma presso la storica sede sindacale unitaria di corso Trieste, Ferdinando Uliano, Segretario generale Fim-Cisl, ha esordito affermando che “prosegue il peggioramento dei dati produttivi rispetto al già difficile 2024”.

Ebbene, “nei primi nove mesi del 2025 – ha proseguito Uliano – sono state realizzate complessivamente 265.490 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con un calo del -31,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Più specificamente, per ciò che riguarda le autovetture, con 151.430 unità prodotte, siamo di fronte a un calo del -36,3%, mentre, per ciò che riguarda i veicoli commerciali, con 114.060 unità prodotte, il calo è pari a un -23,9%.

Ma non basta. “Tutti gli stabilimenti – ha sottolineato Uliano – registrano dati in flessione rispetto al 2024”, con cali produttivi compresi tra il -17% di Mirafiori (Torino) e il -65% di Modena. Da ciò, la Fim ricava che “anche il 2025, come il 2024, chiuderà con una riduzione complessiva di circa un terzo dei volumi produttivi”, ovvero, ancora una volta, con “un risultato ben peggiore di quanto previsto a inizio anno”. Infatti, “le previsioni per la chiusura dell’anno restano fortemente negative: poco più di 310.000 unità complessive”, con le autovetture che non raggiungeranno quota 200.000.

Un’altra pennellata: “Attualmente, quasi la metà della forza lavoro del Gruppo è interessata da ammortizzatori sociali. Le nuove produzioni – la 500 ibrida (in partenza a novembre) e i modelli di Melfi (DS8 già in produzione e Jeep Compass in produzione da ottobre) – potranno dare risultati significativi solo nel corso del 2026”.

Come di consueto, nel report Fim ci sono poi dati dettagliati relativi alla produzione di auto effettuata, nel periodo preso in esame, nei singoli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis: si va così dal polo produttivo di Torino allo stabilimento di Modena, e poi a quelli di Cassino (Frosinone), Pomigliano (Napoli) e Melfi (Potenza). Ci sono poi anche i dati relativi alla produzione di veicoli commerciali effettuata ad Atessa (Chieti), e di motori effettuata a Pratola Serra (Avellino). Così come vengono prese in esame anche le questioni irrisolte relative agli stabilimenti di Cento (Ferrara), che dovrebbe essere venduto entro l’anno, e di Termoli (Campobasso), dove il progetto di dar vita a una gigafactory è rimasto, drammaticamente, sulla carta.

Qui intendiamo limitarci, però, a gettare uno sguardo sull’andamento dei consuntivi produttivi misurati al compimento del terzo trimestre, confrontando quelli del 2019 a quelli del 2025.

Ebbene, nei primi nove mesi del 2019, la produzione è stata pari a 410.001 autovetture, più 221.200 veicoli commerciali, per un totale di 631.201 unità.

Invece, come si è già visto, nei primi nove mesi del 2025 la produzione ha raggiunto la quota di 151.430 autovetture, cui vanno sommati 114.060 veicoli commerciali, per un totale di 265.490 unità.

Cifre che, come si suol dire, parlano da sole. Perché, in 6 anni, la produzione complessiva si è più che dimezzata.

Per i sindacati, ci saranno dunque molte cose di cui parlare, il 20 ottobre, con il nuovo Ceo di Stellantis. E infatti, secondo Uliano, quello con Antonio Filosa si prospetta come un “appuntamento cruciale”. E ciò perché, per la Fim, “è indispensabile costruire relazioni sindacali solide e costruttive per affrontare le gravi difficoltà del Gruppo e del settore”.

Partiamo dunque da quelle che Uliano definisce “le difficoltà del Gruppo”. “L’obiettivo della Fim-Cisl – ha spiegato il Segretario generale – resta quello di garantire a ogni sito produttivo una prospettiva industriale e occupazionale certa, contrastando qualsiasi atto unilaterale, chiusura o licenziamento, e orientando la transizione tecnologica verso soluzioni concrete, condivise e socialmente sostenibili.” Un obiettivo, questo, “tutt’altro che scontato, alla luce dei livelli produttivi registrati nel 2024 e nel 2025”.

Per Uliano, è quindi “necessario rafforzare e migliorare il piano di investimenti ottenuto dopo lo sciopero del settore auto del 18 ottobre 2024 e dopo la successiva uscita di Tavares” dal vertice dell’Azienda. Un piano che “prevede, anche per l’Italia, la nuova piattaforma Small con due nuovi modelli compatti a Pomigliano dal 2028. La nuova 500e a Mirafiori, accanto alla 500 ibrida in produzione da novembre 2025. L’introduzione di versioni ibride per le auto previste nelle versioni elettriche tra il 2025 e il 2026 a Melfi, la nuova gamma large sui veicoli commerciali, lo sviluppo anche delle versioni ibride delle full electric previste su Stelvio e Giulia e, in aggiunta, un nuovo modello top di gamma, sempre su piattaforma large.”

Ma ci sono anche quelle che lo stesso Uliano chiama “le difficoltà del settore”. E qui il Segretario generale della Fim afferma che “serve un cambio di passo” sia “da parte dell’Unione Europea”, che da parte “del Governo italiano”.

Per Uliano, in primo luogo, è infatti “necessario un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune e da un nuovo Fondo europeo con dotazioni paragonabili al Next Generation EU”. Un piano il cui scopo sia quello di “accompagnare la transizione garantendo la sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale”.

Ma, sempre secondo Uliano, “anche il Governo italiano deve fare la propria parte, individuando risorse adeguate per sostenere e rilanciare il settore automotive e l’intera filiera dell’indotto”.

Tornando all’Unione Europea, Uliano ha anche affermato che “la rimodulazione delle sanzioni sulle emissioni di CO2 previste”, inizialmente, “per il 2025, non è sufficiente ad arginare le ricadute industriali e occupazionali che le case automobilistiche stanno subendo”.

È quindi “indispensabile ridefinire tempi e modalità di attuazione della decarbonizzazione, rendendo il processo sostenibile sul piano industriale, economico e sociale”.

Fernando Liuzzi

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