Se appena lo scorso venerdì l’ad di Stellantis, Carlos Tavares, aveva assicurato in audizione alla Camera dei deputati che “non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare l’Italia, né che qualcuno sfidi la leadership di Stellantis in Italia” e, meglio ancora, “non abbiamo alcuna intenzione di indebolire la nostra posizione in Italia, anzi lotteremo come dannati per mantenerla” perché “siamo ambiziosi e condividiamo l`ambizione del Governo di Roma”, smentendo quindi ogni illazione sull’affrancarsi del Gruppo in Italia, è bastato appena un week end per fare una sorta di marcia indietro.
Intervistato dalla radio Rtl al Salone dell’Auto di Parigi, Tavares ha infatti ammesso di non escludere licenziamenti dei lavoratori: “La salute finanziaria di Stellantis non passa unicamente dalla soppressione di posti. Passa attraverso tante altre cose: immaginazione, intelligenza, innovazione. Che è quello che stiamo facendo”. Un’ipotesi che sebbene non sia “al centro della nostra riflessione strategica” fa tremare le vene nei polsi considerati i precedenti e a chi chiede rassicurazioni Tavares risponde: “Altri hanno creato il caos e voi chiedete a me di risolvere la situazione e di garantire posti di lavoro. Non sono un mago, sono un essere umano come voi. Mi chiedete di risolvere problemi creati da altri, per risolvere quelle situazioni potrei dover fare cose che non saranno accolte bene”.
Il riferimento è alla regolamentazione Ue sull’elettrico: “Dov’è lo studio di impatto dell’Unione europea sulle possibili conseguenze? Perché non ascoltano? Come posso rassicurare sul fatto che il caos che è stato creato sarà risolto da una casa automobilistica come Stellantis?”. Domanda retorica ma non troppo a cui risponde: “Non posso. Io devo pensare alla sopravvivenza della mia società. Non posso escludere alcuna possibilità per garantire la redditività e la sopravvivenza della mia società”.
In un’altra intervista rilasciata a Les Echos, infatti, Tavares ha detto che non esclude chiusure di fabbriche mentre i produttori cinesi, sovvenzionati da Pechino, moltiplicano le iniziative di produzione in Europa. “Chiudere le frontiere ai produttori cinesi è una trappola. Aggireranno le barriere investendo su fabbriche in Europa. Fabbriche che saranno in parte finanziate da sussidi. I produttori europei – ha avvertito – potrebbero ritrovarsi con la scelta se chiudere gli impianti o cederli ai cinesi”.
Dichiarazioni allarmanti che hanno suscitato un coro unanime di indignazione. I leader delle opposizioni Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5s), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs), Carlo Calenda (Azione) hanno avanzato ai presidenti di Senato e Camera dei Deputati la richiesta che venga al più presto ascoltato il Presidente della società, John Elkann. “È urgente sapere da Elkann, in qualità di azionista del gruppo Stellantis, quali garanzie sul piano dell’occupazione e su quello della produzione ci si possa attendere. Assicurazioni, purtroppo al momento disattese. Anche a fronte del sostegno pubblico di cui la società ha goduto a lungo, ci aspettiamo un impegno su nuovi modelli e chiarezza sul piano industriale. Crediamo che ogni futuro incentivo debba essere vincolato a un serio e credibile investimento della società sull`occupazione, sulla produzione italiana, e nella componentistica”.
Sul fronte sindacale interviene il leader della Cisl, Luigi Sbarra, in un’intervista a Il Mattino. “Noi pensiamo che Tavares più che alimentare altre polemiche farebbe bene a fornire risposte alle istituzioni, ai sindacati e ai lavoratori. Vogliamo capire che fine hanno fatto i progetti industriali del gruppo per il nostro paese”.
“La situazione produttiva degli stabilimenti italiani è ridotta ai minimi termini – prosegue -, con una flessione del 31% e un impatto pesante a livello occupazionale. Non basta richiedere nuovi incentivi. Il sostegno pubblico deve arrivare a valle di un piano industriale adeguato e in linea con gli impegni presi da Stellantis. Per questo il 18 ottobre arriveranno a Roma migliaia e migliaia di lavoratori del settore auto. Tavares guardi quella piazza e risponda con rispetto e coerenza agli impegni presi”.
“Ci opporremo a tagli e ridimensionamenti occupazionali e produttivi. Deindustrializzare al Sud è un processo quasi sempre irreversibile, con ripercussioni sociali devastanti. Abbiamo salvato e rilanciato noi questa azienda, accettando la sfida di Marchionne, vincendo il referendum a Pomigliano contro tutto e tutti. Bisogna continuare in quel solco esercitando responsabilità sociale. Lo diciamo agli azionisti ma anche al Governo, garante di un accordo che doveva portare le fabbriche alla saturazione e che ora deve far pesare le sue prerogative. Qui è in gioco non solo il mantenimento del settore automotive nel nostro paese ma anche tutto l`indotto. Parliamo di 75 mila posti di lavoro”, conclude Sbarra.
e.m.


























