In Sicilia ormai da tempo i sindacati continuano a denunciare la fase di stallo dell’economia regionale. Italo Tripi, segretario generale della Cgil, come fare per sostenere la crescita?
Una grande occasione arriva dai fondi europei 2007-2013. I finanziamenti precedenti sono stati parzialmente sprecati, per questo ora è fondamentale investirli nei settori principali, ovvero quelli in grado di trainare lo sviluppo.
A cosa si riferisce?
Prima di tutto all’agricoltura. Abbiamo una produzione di qualità, che funziona in ogni stagione, ma non esiste ancora una vera filiera. Bisogna definire una piattaforma agroalimentare, che affronti anche il nodo irrisolto dell’industrializzazione.
Quali sono gli altri settori?
Energia e turismo. In entrambi la Sicilia è già una realtà, può vantare grandi risorse ma deve trovare le modalità di utilizzo adeguate. Per il primo caso, serve un coordinamento con il Governo nazionale all’insegna dello sviluppo. La gestione del terziario, invece, attualmente è troppo spontanea; occorre analizzare il territorio, individuare le peculiarità e sfruttare meglio le sue caratteristiche.
L’altro problema della regione, secondo le organizzazioni dei lavoratori, riguarda l’occupazione. Com’è lo scenario attuale?
Ancora molto pesante. Per colmare il divario con il resto del Paese, infatti, servirebbero tassi di crescita doppi rispetto alle nostre congiunture migliori. La Sicilia procede lentamente, il bilancio non permette di investire e resiste un’occupazione di tipo assistenziale, soprattutto in alcuni settori come la pubblica amministrazione. Anche in questo caso, però, è possibile cambiare: smettere di saccheggiare le risorse locali per scopi clientelari e favorire una logica produttiva.
Quindi oggi, a suo giudizio, la ripresa della Sicilia non è un miraggio.
Le potenzialità ci sono, ma a livello politico bisogna liberarsi dalla gestione attuale. In questo senso le prossime elezioni regionali rappresentano un fatto straordinario.
Perché?
Il ritorno alle urne è determinato da una sentenza, si tratta quindi del fallimento di un’intera concezione del potere: quella che intreccia lecito e illecito e abusa dei fondi pubblici. Lo sviluppo è strettamente legato alla qualità della classe dirigente, adesso abbiamo l’occasione giusta per rinnovarla. E ci sono anche segnali positivi.
In particolare?
Confindustria Sicilia ha già espulso gli associati che pagavano il pizzo, questo deve essere un esempio per tutti. Ci auguriamo un cambio di passo.
Emanuele Di Nicola

























