Secondo il consueto rapporto annuale dell’Inps, il Jobs act e gli incentivi alla decontribuzione hanno avuto un “ruolo importante” nel balzo delle assunzioni a tempo indeterminato e delle trasformazioni dei contratti a termine nel 2015. Con la fine degli incentivi bisogna pertanto guardare con “preoccupazione” alla minore appetibilità delle assunzioni stabili rispetto a quelle a tempo determinato.
L’esonero contributivo prevista nel 2015 per i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato, incluse le trasformazione, ha avuto un “successo notevole”, spiega l’istituto. Sono oltre 1,5 milioni i rapporti esonerati, oltre 500mila imprese vi hanno fatto ricorso.
Le attivazioni di rapporti a tempo indeterminato sono state 1,66 milioni nel 2014. L’anno seguente sono aumentate di circa un milione e nel 2016 sono ritornate a un valore prossimo, di poco superiore, a quello del 2014. La consistenza dei rapporti di lavoro senza requisito, vale a dire dei rapporti di lavoro attivati con soggetti che nei sei mesi precedenti sono stati occupati a tempo indeterminato, pur risultando in progressiva diminuzione (da 630mila nel 2014 a 560mila nel 2016), conserva negli anni considerati un ordine di grandezza sostanzialmente analogo e, dunque, non spiega l’origine della consistente crescita nel 2015.
Nella gran parte dei casi si tratta di ricollocazioni a breve/brevissima distanza dalla conclusione del rapporto precedente, sempre a tempo indeterminato: ne sono coinvolti sia lavoratori professionalmente forti che transitano da un’impresa a un’altra per migliorare il proprio status retributivo occupazionale, sia lavoratori di imprese appaltatrici che transitano, in genere in blocco, da una ditta all’altra grazie alla cosiddetta clausola sociale.
La consistenza complessiva dei rapporti eligibili, riguardanti stabilizzazioni all’interno della stessa impresa oppure assunzioni da condizioni precedenti di disoccupazione, di inattività o di lavoro con contratti a termine, è invece significativamente mutata da un anno all’altro ed è alla base della crescita nel 2015.
Nel 2016 si sconta un’ovvia riduzione rispetto al 2015, ma comunque una crescita rispetto al 2014: circa 80mila assunzioni in più e 30mila trasformazioni in più. Anche per le assunzioni e le trasformazioni del 2016 è stato previsto un esonero contributivo. L’incidenza sul totale delle attivazioni eligibili risulta peraltro inferiore a quanto osservato nel 2015. Il nuovo esonero, dice l’Inps, sembra essere servito al più a mantenere i flussi normali di attivazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
La crescita dei rapporti a tempo indeterminato intervenuta nel 2015 ha influito sulla riduzione del turnover registrata nel 2016 perché i tassi di sopravvivenza dei rapporti di lavoro attivati nel 2015, osservati sia a 12 che a 18 mesi, risultano sempre maggiori rispetto a quelli attivati nel 2014, tanto nelle piccole quanto nelle grandi imprese. La distanza oscilla tra i 4-7 punti per i tassi a 18 mesi e tra i 5-11 punti per i tassi a 12 mesi. I rapporti di lavoro esonerati sopravviventi a 18 mesi dall’avvio sono pari a due terzi del gruppo originario, oltre dieci punti in più rispetto ai rapporti eligibili attivati nel 2014. Il prossimo anno, conclude l’istituto di previdenza, sarà possibile accertare la persistenza o meno dei più alti tassi di sopravvivenza, anche oltre i 36 mesi per i quali è previsto l’esonero.





























