Tra il 2008 e il 2016 oltre 350mila aziende hanno utilizzato la cassa integrazione nelle sue varie tipologie. In circa la metà dei casi le imprese hanno fatto ricorso solo alla cassa ordinaria (182.200). Consistente anche il numero di aziende (oltre 133.500), soprattutto piccole, che ha avuto accesso alla Cig in deroga. La combinazione tra le due tipologie di cassa è stata utilizzata da 17.700 aziende. In totale la Cig ordinaria e/o in deroga ha riguardato circa 335mila aziende. Sono invece 20.000 le aziende che hanno fatto ricorso alla Cigs e/o ai contratti di solidarietà. E’ quanto rileva il rapporto annuale dell’Inps.
I lavoratori che hanno beneficiato della Cig risultavano quasi 1,4 milioni nel 2014, scesi a poco più di un milione nel 2015, mentre la loro consistenza nel 2016 risulta inferiore a 700mila: il decremento è stato del 25% nel 2015 e del 32% nel 2016. Questa riduzione ha interessato soprattutto i giovani e le donne. La contrazione dei beneficiari risulta parallela all`analogo trend di riduzione delle ore autorizzate: erano state poco più di un miliardo nel 2014, sono scese a poco meno di 700 milioni nel 2015 e sono ulteriormente ripiegate a meno di 600 milioni nel 2016.
A tal proposito, il presidente dell’Istituto, Tito Boeri, afferma che il sistema degli ammortizzatori sociali è “largamente imperniato su strumenti temporanei attribuiti a chi ha già carriere relativamente lunghe alle spalle”. I trasferimenti in costanza di rapporto di lavoro, i vari tipi di cassa integrazione e le integrazioni fornite dai fondi di solidarietà sono “strumenti che proteggono i lavoratori da crisi temporanee”, ma “del tutto inadeguati ad affrontare crisi strutturali, perché incoraggiano i lavoratori a rimanere legati a imprese in cui non hanno un futuro e, di fatto, sussidiano aziende che, in molti casi, non sembrano in grado di reggere alle pressioni competitive”.
“Difficile pensare che, in questi casi, si tratti di problemi temporanei – ha detto Boeri – indubbio che siamo di fronte a un sussidio prolungato che riduce in modo continuativo il costo del lavoro di alcune imprese. Circa un beneficiario su quattro di cassa integrazione nel 2014 aveva ricevuto il trattamento per più di 9 mesi. Tutto questo ci dice che utilizziamo per periodi molto lunghi strumenti concepiti per affrontare crisi temporanee”.
Secondo il presidente dell’Inps “significa offrire un pessimo servizio al Paese, che ha bisogno di far evolvere la propria specializzazione produttiva, ma anche agli stessi lavoratori coinvolti, spinti a rimanere in qualche modo parcheggiati presso aziende che non sono più in grado di offrire loro un futuro”. La riforma degli ammortizzatori del 2015 e il miglioramento della congiuntura “sembrano avere ridotto la durata di questi trattamenti”, ha aggiunto. Quelli più lunghi di 9 mesi sono diminuiti del 60% nel biennio 2015-16 rispetto ai due anni precedenti, il doppio della riduzione intervenuta per l`insieme delle durate di Cig.
Allo stesso tempo, la copertura degli ammortizzatori disponibili per chi ha perso il lavoro (Aspi, MiniAspi e Naspi) è aumentata.
“Stimiamo che circa il 6% dei beneficiari Naspi nel biennio 2015-16 non avrebbe avuto del tutto accesso ai sussidi di disoccupazione in assenza della riforma – ha affermato – altri ne sarebbero stati esclusi prima, dopo averne esaurito la durata massima. Oggi il sussidio dura mediamente circa due-tre mesi più di prima. Sono cambiamenti normativi e processi che vanno nella direzione giusta perché offrono protezione di lunga durata con gli strumenti adeguati, quelli che in virtù dei loro importi decrescenti spingono il lavoratore ad attivarsi nella ricerca di un impiego alternativo ben prima che finisca la durata del sussidio”.
Il problema è che “manca ancora in Italia uno strumento universalistico per chi non ce la fa comunque a trovare lavoro al termine della durata massima dei sussidi di disoccupazione e, più in generale, per tutti coloro che finiscono in condizioni di indigenza – ha concluso Boeri – un sistema di protezione sociale non sarà mai capace di fronteggiare i cambiamenti strutturali se non è in grado di proteggere chi non ce la fa, quali che siano le condizioni del ciclo”.





























