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Home - In evidenza - House-Ambrosetti, il mancato recupero delle materie prime mette a rischio la produzione industriale in Italia

House-Ambrosetti, il mancato recupero delle materie prime mette a rischio la produzione industriale in Italia

16 Giugno 2022
in In evidenza, Notizie del giorno
Istat, fatturato e ordinativi in calo a settembre

L`Italia è a rischio approvvigionamento di materie prime critiche (CRM -Critical Raw Materials) essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per l`economia del Paese. La produzione industriale italiana dipende, infatti, per 564 miliardi di euro (pari a circa un terzo del PIL al 2021) dall`importazione di materie prime critiche extra-UE. Uno scenario aggravato anche dall`attuale contesto di conflitto russo-ucraino in quanto l`Italia risulta esposta verso laRussia per materie prime critiche che entrano nella produzione di quasi 107 miliardi di euro, legati allafornitura di Palladio (35%), Rodio (33%), Platino (28%) e Alluminio primario (11%). È quanto emerge dallo studio di The European House-Ambrosetti, commissionato da Erion, il sistema multi-consortile italiano di Responsabilità estesa del produttore per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici – che per la prima volta ha mappato tutti i settori industriali nei quali tali materie prime sono coinvolte. Nello specifico, nel nostro Paese, ben 26 CRM su 30 sono indispensabili per l`industria aerospaziale (87% del totale), 24 per quella ad alta intensità` energetica (80%), 21 per l`elettronica e l`automotive (70%) e 18 per le energie rinnovabili (60%). Un settore, quest`ultimo checon la transizione ecologica ed energetica è destinato a forti potenziali di crescita della domanda di materie prime critiche, essenziali allo sviluppo dell`industria dell`eolico, del fotovoltaico e della mobilità elettrica.

“Lo studio fa emergere con chiarezza la sempre più crescente importanza strategica delle materie prime critiche, testimoniata anche dal fatto che la Commissione Europea ne identificava 14 nel 2011, numero salito a 30 nell`ultimo censimento del 2020 – ha dichiarato Lorenzo Tavazzi, partner The European House di Studio Ambrosetti -. Le materie prime critiche, oltre a essere fondamentali per numerose attività industriali, sono anche un prerequisito essenziale per lo sviluppo di settori innovativi e ad alto potenziale, in quanto utilizzate nelle turbine eoliche, nei pannelli fotovoltaici e nelle batterie”.

Non è solo l`Italia, ma l`intera Unione Europea – dove le materie prime critiche contribuiscono alla generazione di oltre 3 trilioni di euro – a dipendere da Paesi terzi per l`approvvigionamento. La Cina è di fatto il primo fornitore di materie prime critiche in Europa (44% del totale) e principale esportatore dell`UE di terre rare (98% del totale); proprio quest`ultime, che contribuiscono alla generazione di quasi 50 miliardi di euro della produzione industriale italiana, hanno visto crescere tra il 2017 e il 2020 il rischio di fornitura di quasi 1 punto. Si tratta di un primato che la Cina detiene anche a livello mondiale (66% del totale), superando di quasi 4 volte le quote di Sud Africa (9%), Repubblica Democratica del Congo (5%) e Stati Uniti d`America (3%), che insieme arrivano al 17%”.

Nell`attuale contesto geopolitico di forte instabilità, la concentrazione di materie prime critiche in Paesi terzi rende sempre più urgente un investimento nella produzione domestica di CRM. Con 55,5 milioni di tonnellate prodotte a livello globale nel 2020 e una previsione di crescita al 2030 pari a 75 milioni di tonnellate, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), da cui si possono ricavare materie prime critiche, rappresentano un`importante fonte alternativa di approvvigionamento. Diventa, quindi, strategico, migliorare il riciclo dei rifiuti tecnologici in Europa (maggior produttore di rifiuti elettronici, con una quantità pro capite pari a 16,2 kg), ma soprattutto in Italia se si considera che nel 2021 solo il 39,4% di questi è stato riciclato correttamente, a fronte di un target europeo da raggiungere del 65%. Lo stesso vale per pile e accumulatori, per cui il. nostro Paese è tra gli ultimiclassificati in Europa con il 43,9%.

Secondo lo studio, se l`Italia raggiungesse il tasso di riciclo dei best performer europei (70-75%), si potrebbero recuperare 7,6 mila tonnellate di materie prime critiche, pari all`11% di quelle importate dalla Cina nel 2021. Al contrario, con l`attuale tasso di riciclo, al 2025 non sarebbero recuperati circa 280 mila tonnellate, pari ad una perdita di 15,6 mila tonnellate di materie prime critiche. L`aumento del tasso di riciclo dei RAEE genererebbe, inoltre, notevoli benefici ambientali, con una riduzione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2, che si tradurrebbero in benefici sociali per la comunità quantificabili in circa208 milioni di euro. Infine, la maggiore disponibilità di materie prime critiche a sostegno dell`intera economia del Paese ridurrebbe il costo delle importazioni, generando un vantaggio economico pari a quasi 14 milioni di euro.

“Come ci mostra lo studio Ambrosetti, grazie ai RAEE disponiamo già di una miniera urbana quanto mai strategica, ma che stentiamo a valorizzare – ha aggiunto Giorgio Arienti, direttore generale Erion WEEE -. Infatti, il mancato contrasto ai flussi illegali, gli ostacoli che i cittadini incontrano nell`attuare comportamenti ambientalmente virtuosi, fino alla carenza impiantistica, fanno sì che ancora oggi si sprechino migliaia di tonnellate di materie prime critiche, cedendole all`estero o lasciando che vadano perse in canali clandestini. Per questo, come Erion chiediamo da tempo alle istituzioni azioni migliorative, in cui il rifiuto non sia visto come semplice scarto ma come risorsa di valore da cui dipende lo sviluppo economico di settori chiave del nostro Paese.”

Nel dettaglio, per centrare gli obiettivi di raccolta dei RAEE, lo Studio suggerisce di agire su tre dimensioni: normativa – adeguamento della disciplina di raccolta dei prodotti tecnologici per ampliare i canali di conferimentodei RAEE di piccole dimensioni e pile -, volumi – incentivazione di meccanismi di raccolta, sviluppo di”ecopoint” diffusi sul territorio e creazione di meccanismi di controllo a contrasto ai flussi paralleli- e, infine, impiantistica – semplificazione delle procedure autorizzative (in media oggi la realizzazione di un impianto richiede 4,3 anni), così da garantire tempi certi di esecuzione anche attraverso l`adozione di modelli per favorire una «gestione del consenso» sul territorio, oltre a un incremento della capillarità dei centri di raccolta, oggi distribuiti territorialmente in modo disomogeneo.

tn

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