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Home - Notizie del giorno - Lavoro, Istat: superata la soglia dei 24 milioni di occupati, ma il tasso di inattività resta sopra la media Ue

Lavoro, Istat: superata la soglia dei 24 milioni di occupati, ma il tasso di inattività resta sopra la media Ue

13 Marzo 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Lavoro, Istat: nel I trimestre +513mila occupati, disoccupazione cala all’8,3%

Dopo il brusco arresto del 2020, causato dai lockdown dovuto alla pandemia di Covid 19, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati. L’Italia, tuttavia, presenta, nel periodo 2019-2025, tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea, con un divario di genere più elevato rispetto ai principali paesi dell’Ue27. Nonostante la fase di recupero dopo lo shock pandemico del 2020, si osserva il permanere di differenze territoriali e sociali più ampie rispetto a quelle dei maggiori partner europei. È quanto sottolinea l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia italiana.

Per quanto riguarda la componente maschile, il tasso di inattività in Italia risulta costantemente superiore alla media Ue e a quella dei principali paesi europei. Nel secondo e terzo trimestre del 2020 è possibile rilevare una discontinuità dovuta alla pandemia di Covid-19. Nel dettaglio, l’aumento generalizzato dell’inattività è stato più significativo in Italia, Spagna e Francia. Già a partire dal terzo trimestre 2021 si osserva, tuttavia, una rapida e diffusa fase di riassorbimento dello shock in tutte le nazioni.

Con riferimento alle differenze di genere, l’Italia presenta un ampio divario nel tasso di inattività tra maschi e femmine di circa 18 punti percentuali, stabilmente superiore a quello medio europeo e al gap degli altri principali paesi, confermando un modello di partecipazione al mercato del lavoro storicamente caratterizzato da una bassa occupazione femminile, seppur in crescita rilevante negli ultimi anni, e da un’elevata incidenza di inattività tra le donne.

La differenza nei tassi di inattività tra donne e uomini evidenzia, nel periodo in esame, con l’eccezione dell’Italia, una moderata riduzione in tutti i principali paesi europei: tra il primo trimestre del 2019 e il terzo trimestre del 2025 diminuisce in Germania (da 8,6 a 7,0 punti percentuali), in Spagna (da 9,6 a 7,3 punti percentuali) e in Francia (da 7,1 a 5,8 punti percentuali).

Con riferimento all’Italia,l’analisi dei tassi di inattività medi nei quattro intervalli temporali a cavallo e successivi alla fase pandemica, disaggregati per titolo di studio e ripartizione geografica, evidenzia dinamiche coerenti con i principali pattern strutturali del mercato del lavoro italiano.

Per gli individui con al massimo la licenza media, si osserva un lieve incremento dell’inattività rispetto alla fase pre Covid in tutte le aree geografiche: la componente meno istruita della popolazione sembra quindi mostrare maggiore vulnerabilità agli shock economici, con una capacità ridotta di reinserimento nel mercato del lavoro anche nella fase di ripresa. Tra i diplomati, le variazioni risultano contenute e sostanzialmente stabili, con oscillazioni minime tra i periodi esaminati. Questo gruppo appare caratterizzato da una maggiore resilienza, probabilmente riconducibile alla maggiore spendibilità dei titoli intermedi nei segmenti occupazionali a media qualificazione.

Le evidenze riferite ai laureati e ai possessori di titoli post laurea indicano invece una diminuzione dell’inattività nel periodo post pandemico, particolarmente evidente nel Mezzogiorno. Tale dinamica può riflettere in parte un miglioramento delle opportunità occupazionali per i profili più qualificati. Nel complesso, per il totale della popolazione si conferma la persistenza di un forte divario territoriale: il Mezzogiorno mostra livelli di inattività significativamente superiori rispetto al resto del Paese, con una riduzione solo marginale nel periodo post pandemico. Le ripartizioni del Nord e del Centro mostrano variazioni più contenute, segnalando una maggiore stabilità dei comportamenti partecipativi.

La complessità del fenomeno, suggerisce l’importanza di analizzare anche le motivazioni che sottendono la condizione di non partecipazione alle forze lavoro. La Rilevazione sulle forze lavoro evidenzia la rilevanza della combinazione di fattori economici, sociali e personali. Questi includono lo “scoraggiamento” riguardo alle prospettive occupazionali, motivi familiari (i.e. ostacoli al reinserimento nel mercato del lavoro, come la necessità di servizi di assistenza all’infanzia) o motivi di studio e formazione professionale. Le motivazioni dell’inattività appaiono fortemente differenziate per genere e riflettono sia fattori strutturali, sia dinamiche più congiunturali.

Tra gli uomini prevalgono ragioni legate alla formazione, mentre tra le donne dominano, soprattutto nel confronto di genere, i motivi familiari, sottendendo una persistente asimmetria nella distribuzione dei carichi di cura a sfavore delle donne.

Nel confronto europeo, secondo le rilevazioni di fonte Eurostat (Inactivity – LFS), nella media 2019-2024 (ultimo dato disponibile), in Italia la mancata partecipazione femminile è legata a motivazioni familiari relative alla cura di disabili e bambini in misura superiore alla Francia ma inferiore alla Germania e alla Spagna (rispettivamente 28,6%, 24,7%, 30,3% e 31,6%). Si conferma invece il fatto che tali motivazioni abbiano un peso minore per gli uomini in Italia (6,3%) rispetto alle donne e ad altri paesi europei: la cura di disabili e bambini, secondo l’inchiesta europea, risulta un ostacolo alla partecipazione al mercato del lavoro meno rilevante rispetto a Francia e Spagna (rispettivamente 9,3% e 13,4%).

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