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Home - Approfondimenti - La nota - Tfs, i sindacati alla resa dei conti: “basta storture a danno dei dipendenti pubblici. Si apra un vero confronto con il governo”

Tfs, i sindacati alla resa dei conti: “basta storture a danno dei dipendenti pubblici. Si apra un vero confronto con il governo”

di Tommaso Nutarelli
8 Aprile 2026
in La nota
L’evasione fiscale: un fenomeno ancora da interpretare

MONETE DENARO SPICCIOLI SOLDI PILE DI ACCUMULO RISPARMIO ACCUMULO MUCCHIO

Con l’ordinanza n. 25 del 5 marzo scorso la Corte Costituzionale è tornata a esprimersi sul tema critico del ritardato e della rateizzazione nel pagamento del Tfs per i dipendenti pubblici, non ritenendo giustificabili le difformità rispetto al privato.  La Consulta ha ribadito che l’attuale sistema rappresenta un “vulnus di costituzionalità” e ha dato tempo al legislatore fino a gennaio 2027 per rimuoverlo. Questo non è il primo pronunciamento dei giudichi chiamati a valutare l’uniformità delle leggi ai principi presenti nella nostra carta costituzionale. La Consulta, infatti, si era già espressa sulla questione con due sentenze: la n. 159 del 2019 e la n. 130 del 2023.

Da tempo un fronte sindacale compatto, composto da Cgil, Cisl, Uil, Ces, Fp-Cida, Cosmed e Codirp, che nell’estate del 2024 ha lanciato anche una raccolta firme, e con il supporto delle opposizioni, chiede di porre fine a quello che viene definito un vero e proprio “sequestro e furto” di denari che il dipendente pubblico ha accantonato nel corso del suo lavoro al servizio del pubblico. Per le organizzazioni, con le attuali tempistiche, si calpesta un diritto del lavoratore riconosciuto dalla Costituzione, si lede quel patto di fiducia che dovrebbe unire i cittadini con le istituzioni e si danneggiano economicamente i dipendenti pubblici, costretti a pagare per avere in anticipo la liquidazione e che vedono, a causa dei ritardi e dell’inflazione, una perdita del potere nominale del proprio Tfs.

Il pressing di questo fronte sindacale si è fatto nuovamente sentire nel corso di una conferenza stampa, il cui titolo parla di “ora della verità” per i diritti dei dipendenti pubblici, che si è tenuta presso la Camera dei Deputati. Tra i relatori i deputati dei Cinque Stelle Alfonso Colucci, Capogruppo I Commissione Affari Costituzionali e sostenitore di una proposta di legge sul tema, Dario Carotenuto, Capogruppo XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato, Valentina Barzotti, Componente XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato e Gianmauro Dell’Olio, Vice Presidente V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione.

Per quanto riguarda i tempi, il Tfr per i lavoratori del privato viene in genere erogato insieme all’ultima busta paga o, al più tardi, entro 30-45 giorni. Ma nel pubblico i tempi si allungano: un anno in caso di quiescenza per raggiungimento dei limiti di età e di servizio, tre mesi in caso di invalidità o decesso del lavoratore, due anni per tutte le altre fattispecie di cessazione.

Con la legge di Bilancio 2026 si è previsto che la prima rata del Tfs possa essere goduta dopo nove mese invece che 12. Ma ai lavoratori interessati da questo anticipo viene impedita la possibilità di maturare il diritto alla detassazione dell’1,5%. Una detassazione introdotta come parziale compensazione per il danno economico derivante dalla lunga attesa, ma che non mitiga minimamente gli effetti dell’inflazione. Quindi non solo le tempistiche non vengono equiparate a quelle del privato, ma per soli tre mesi lo statale non può usufruire del vantaggio fiscale.

Per Ezio Cigna, responsabile dell’ufficio politiche previdenziali della Cgil, “non c’è solo il ritardo e la rateizzazione che impediscono ai dipendenti pubblici di godere del proprio Tfs, ma anche un’inflazione, arrivata negli anni passati al 17%, che ne ha consumato il valore nominale”. Per Cigna “è importante che il governo riprenda il confronto con le sigle sindacali, fermo dal 18 settembre 2023, e che si arrivi a soluzioni di sistema e non a mettere delle toppe che sono peggiori del buco. Il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, ha sottolineato come “la Consulta si sia espressa per ben tre volte sulla questione senza che il legislatore abbia corretto il tiro. A pesare sui ritardi nell’erogazione del Tfs anche il blocco contrattuale che per dieci anni ha interessato il pubblico. Inoltre l’impossibilità di disporre della propria liquidazione è stato anche un danno per l’economia reale, perché molti lavoratori non hanno potuto spendere dei soldi che gli spettavano di diritto”. “Avere dei tempi certi per l’accesso al Tfs – ha sottolineato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo – è uno dei modi per rendere attrattiva la macchina della pubblica amministrazione”.

Secondo Roberto Caruso, presidente Fp-Cida, “questi rallentamenti sono doppiamente penalizzanti per i dirigenti e le alte professionalità che hanno sì guadagnato di più ma hanno anche versato di più, e che hanno tempi di esigibilità della propria liquidazione molto più lunghi e con un valore nominale intaccato nel tempo”. Marco Carlomagno, segretario generale Cse, parla di “un patto di fiducia tradito da parte dello stato. Inoltre ai lavoratori viene impedito il godimento di queste risorse in una fase della vita più delicata, quando aumentano i bisogni o le necessità, o quando si vuole aiutare i figli nel comprare una casa”. Tiziana Cignarelli, segretaria generale Codirp, ha ribadito come “dal primo pronunciamento della Corte Costituzionale al prossimo gennaio saranno passati sette anni nei quali ci si è mossi in deroga alla Costituzione e i dipendenti pubblici non hanno potuto godere dei propri diritti”. In merito al reperimento delle risorse Cignarelli ha chiesto di “non fare cassa sempre sulle spalle dei soliti”. Una chiarezza sui calcoli fatti dal governo è stata chiesta anche da Giorgio Cavallero, segretario generale Cosmed, che si è chiesto “come sia possibile che per accorciare di tre mesi l’accesso al Tfs il governo parli di 22 milioni di coperture, mentre per un intero anno si arrivi a 16 miliardi di euro”.

Le associazioni di rappresentanza rivendicano dunque la possibilità di conoscere nel dettaglio cifre e numeri forniti dall’esecutivo e di riaprire un confronto nel quale ci sia la volontà politica di porre fine a questa stortura entro i tempi indicati dalla Consulta.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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