Per capire i contenuti reali del decreto 1° maggio del governo sarà naturalmente necessario attendere di poter leggere il testo del provvedimento perché nulla ci sfugga. Ma già adesso alcune notazioni sono doverose. La prima è che il governo ha cambiato radicalmente posizione sul nodo della contrattazione, tanto è vero che sembra che il testo approvato dia centralità ai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. La scelta di favorire i contratti più applicati è caduta nel vuoto, si spera per sempre. A parlare chiaramente dei contratti più applicati era stato più di tutti Claudio Durigon, che peraltro non è un passante, ma un sottosegretario al Lavoro di questo governo. Ma almeno nell’ultimo anno i tentativi del governo, tutto il governo, di far passare questo concetto di contratti più applicati, senza distinguerne la portata, sono stati una costante. Adesso, l’esecutivo ha cambiato idea.
Per cogliere questo obiettivo è stata determinante la volontà delle parti sociali, tutte, sindacali e datoriali, nel fermare questa manovra. Raramente le parti sociali sono state così ferme e così unitariamente chiare nelle loro prese di posizione. E del resto, ne avevano ben motivo, perché un decreto che avesse preso una posizione così decisa come quella paventata avrebbe cancellato qualsiasi possibilità che proseguisse fattivamente il confronto in atto tra queste parti sociali sui temi centrali della rappresentanza e della contrattazione. Sarebbe stato un colpo finale dal quale tutte le organizzazioni non si sarebbero riprese.
Il fatto che il governo abbia fatto marcia indietro su un tema così importante come la politica contrattuale non deve far credere che sia cambiato l’atteggiamento di fondo del governo nei confronti delle parti sociali. In realtà, Giorgia Meloni ha avuto parole alate per il dialogo sociale e il confronto, ma questo è solo un paravento, che non nasconde la realtà. Su questo decreto non c’è stata interlocuzione di alcun tipo, almeno non ufficiale. Il dialogo tra segreterie e vari uffici ci sono sempre stati, ma il dialogo sociale è qualcosa di ben diverso. E del resto è stata la stessa Meloni a specificare che le parti non sono tutte uguali, che c’è sempre qualcuno che sbaglia, che coltiva pregiudizi. Ha detto anche che è pronta a fare di tutto per un grande patto sociale, ma è stata la prima a cercare di boicottare il tentativo di mettere a punto questo patto.
Massimo Mascini
























