Oltre otto italiani su dieci vivono ormai in un agglomerato urbano: nel 2021 i residenti in queste aree hanno raggiunto quota 49,1 milioni, pari all’83,2% della popolazione nazionale, in aumento rispetto all’81,7% del 2001. È quanto emerge dal nuovo Focus dell’Istat sugli Agglomerati morfologici urbani (Amu), che fotografa l’evoluzione del territorio tra il 2001 e il 2021.
Oltre la metà degli italiani risiede negli agglomerati con più di 100 mila abitanti, che continuano a crescere nonostante la sostanziale stabilità demografica registrata a livello nazionale.
Lo studio conferma Milano come il principale agglomerato urbano italiano, sia per estensione territoriale, con 1.217 chilometri quadrati, sia per popolazione, con oltre 5 milioni di residenti.
Seguono Padova, che con 632,4 chilometri quadrati supera Napoli (630,3 chilometri quadrati) per superficie, mentre il capoluogo campano resta secondo per popolazione con circa 3,6 milioni di abitanti. Roma, quarta per estensione con 539,1 chilometri quadrati, conta invece circa 2,7 milioni di residenti.
Tra i grandi agglomerati è Padova a registrare la crescita territoriale più marcata: tra il 2001 e il 2021 la sua superficie è aumentata del 57,2%, mentre nel solo ultimo decennio l’incremento è stato del 38%. Anche Bergamo mostra una forte espansione, con una crescita del 19,1% tra il 2011 e il 2021.
Nel 2021 gli Agglomerati morfologici urbani censiti sono 2.623, in calo rispetto ai 2.740 del 2011 e ai 2.707 del 2001. La riduzione, spiega l’Istat, non è dovuta a una contrazione delle città ma all’espansione delle aree urbanizzate, che nel tempo hanno incorporato località confinanti dando origine a conurbazioni più estese.
Gli Amu occupano oggi 15.181 chilometri quadrati, pari al 5% del territorio nazionale, con una superficie aumentata del 9,4% nell’arco di vent’anni. Cresce anche la dimensione media degli agglomerati, passata da 5,1 a 5,8 chilometri quadrati, così come il numero delle località che li compongono, salito da 12.803 a 14.993.




























