La Corte d’appello di Milano “accoglie la richiesta di inibitoria e, per l’effetto, in parziale riforma del decreto impugnato, ordina a Ilva spa, Acciaierie d’Italia spa e Acciaierie d’Italia Holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall’ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo”. Così scrivono i giudici Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera in un passo del provvedimento, di 45 pagine, che accoglie la richiesta di inibitoria presentata da undici cittadini dell’associazione ‘Genitori Tarantini’, rappresentati dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Strano.
Il collegio della sezione specializzata in materia d’impresa ha disposto la “sospensione” – si aggiunge – se non sarà “rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti” e adottate “le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza” (6 milioni di tonnellate l’anno autorizzate). Il decreto segue la decisione dei giudici Mambriani-Ricci-Zana del Tribunale con cui in primo grado lo scorso 26 febbraio in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 era stata “disapplicata” parzialmente l’Autorizzazione Integrata Ammbientale del 2025 con riferimento a una serie di questioni.



























