Rimaste sopite durante la lunga canicola estiva, con il ritorno di settembre si stanno ridestando come terribili creature mitologiche: le chat Whatsapp dei genitori. In fermento ormai da giorni, si aggirano sputando informazione al posto del fuoco.
Perfetto esempio di infodemia, le chat di noi genitori su Whatsapp sono capaci, come un gorgo infernale, di risucchiare via quell’unica informazione, necessaria per capire quanti e quali colori portare, se occorre il didò, se bisogna pagare qualcosa, con quale modalità o se i pidocchi si sono rimpossessati nuovamente dei capelli dei nostri bambini.
La circolare inoltrata dalla rappresentante di classe, unico verbo foriero di verità ben presto viene sommersa dalle annotazioni dei vari genitori-commentatori. E così la parola originaria nel giro di poco tempo viene sommersa da canti e leggende, e se ne smarrisce il ricordo. Epigoni fanno a gara tra di loro su chi è il più autentico nel riportare alla luce il messaggio originario del maestro. E accade puntualmente che il pargolo affronti la scuola senza la strumentazione richiesta o, nella peggiore delle ipotesi, che venga dotato di quegli utensili che avrebbe dovuto portare in un altro giorno.
Ma il meglio di sé le chat di Whatsapp riescono a darlo quando succede qualche fatto losco e poco chiaro tra i corridoi. Rapidamente si trasformano in tribunali del popolo, dove i genitori sono sia l’accusa che il giudice. Gli ignari insegnati sono chiamati sul banco degli imputanti senza la possibilità di difendersi. Neanche un anonimo avvocato di ufficio viene fornito per proteggere i loro interessi.
E nel giro di qualche messaggio i genitori assumo tutte le competenze per risolvere il caso. Diventano docenti, pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva, psicoterapeuti, investigatori privati, poliziotti e secondini. E ovviamente quando i figli crescono c’è la pesatura dei compiti. Troppi, troppo pochi. Difficili o facili. Si crea la fazione di chi “le vacanze sono vacanze e servono per riposarsi”, contrapposta a quella che sostiene che “anche durante la vacanze bisogna sempre un pochino esercitarsi altrimenti si rischia di perdere l’allenamento”.
Ma le chat Whatsapp sono capaci di fornici anche momenti gioiosi, che si concentrano con l’approssimarsi delle festività natalizie e pasquali o con la fine dell’anno scolastico. Sono quelle fasi cruciali nella quali si deve decidere il regalo per le insegnanti. Ma anche in questo frangente non mancano schieramenti pronti a darsi battaglia. Si possono riassumere, sostanzialmente, sotto due slogan: svuotiamo il conto corrente o basta il pensiero. Il primo propone viaggi, borse di alta moda o buoni acquisto dai molti zeri da destinare ai docenti. Il secondo si rifugia in tazze con scritto “alla migliore maestra del mondo”, lavoretti fatti con le manine angeliche degli alunni o magliette con impressa sopra la foto dell’ultima gita. Perché sono i buoni sentimenti e non il valore materiale a dover prevalere. E alla fine si opta sempre per un dono utile alla classe.
Per concludere oggi le chat Whatsapp sembrano indispensabili. I genitori vogliono conoscere in tempo reale la giornata dei loro bambini, non possono esserci ritardi. Eppure, fino a non molto tempo fa, non c’era Whatsapp per veicolare le informazioni. Le maestre consegnavano ai genitori i fogli con tutto ciò che c’era da sapere, oppure lo appuntavamo diligentemente sul diario.
Siamo così convinti che abbiamo fatto un passo in avanti?



























