“Noi lavoriamo e lavoreremo per non licenziare nessuno”. Lo ha assicurato l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono a margine di un’audizione alla commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato, sottolineando: “il nostro obiettivo è sempre stato ed è quello di salvare la cantieristica”.
Per raggiungerlo, ha puntualizzato Bono nella prima uscita pubblica dopo l’incontro tra azienda, governo e sindacati che ha portato al ritiro del Piano industriale, le condizioni passano attraverso “il riallineamento e riadeguamento della capacità produttiva e rendere più efficiente l’azienda. Sul primo punto, in particolare, negli ultimi anni e decenni la produttività non è stata tra le migliori al mondo. Il nostro obiettivo è fare uno sforzo anche in questo senso”.
“Noi non vorremmo licenziare nessuno”, ha quindi proseguito Bono, spiegando che l’azienda prevede di “ricorrere a tutti gli ammortizzatori sociali, a fare un accordo di mobilità interna anche per un effettivo efficientamento di tutto il sistema produttivo”. Oltre a spingere su innovazione e ricerca, su cui comunque, ha precisato l’ad, “dovrebbe fare uno sforzo anche il Governo”.
Occorre quindi pensare a “progetti alternativi per avviare la riorganizzazione dell’azienda con prospettive future interessanti senza macelleria e massacro sociale, che pensiamo di poter governare con tutti gli strumenti che abbiamo”. E questo, ha aggiunto, “richiede una grande coesione da parte di tutti gli attori che interagiscono con noi, come fornitori, sindacati, istituzioni locali e Governo”.
“Noi non possiamo mantenere l’apparato industriale così com’è. O ci reinseriamo nei flussi commerciali internazionali o se vogliamo mantenere tutto l’esistente non andiamo da nessuna parte”, ha quindi detto Bono, evidenziando che, “laddove fosse necessario”, si potrebbe anche ricorrere ad un’eventuale riduzione dell’occupazione. “Se c’è una cancrena – ha detto – va tolta, altrimenti contagia tutto il corpo”. “Noi con quello cha abbiamo in mano oggi siamo coperti fino al 2014”, ha spiegato Bono, precisando che se adesso vengono presi nuovi ordini questi impatteranno sugli anni successivi. Il problema però, ha sottolineato, è che la crisi attuale, con gli spread ai massimi, pone nuove difficoltà: perché “se non c’è la garanzia sul credito alle esportazioni l’armatore non è portato a investire”.
Inoltre, “le crisi esasperano le situazioni di debolezza infrastrutturale”, ha aggiunto, facendo riferimento al fatto che l’Italia ha 6 cantieri mentre altri Paesi ne hanno solo uno. “In questi periodi – ha aggiunto – queste deficienze infrastrutturali emergono in maniera più drammatica”.
Bono ha quindi ricordato che il gruppo aumenterà il ricorso alla cassa integrazione: “Al momento ci sono circa 2.000 persone in cig e ci sono accordi con i sindacati per un massimo di 2.900-3.000 persone entro l’anno”, ha detto, precisando che i lavoratori attualmente in cassa rappresentano circa il 25% dei dipendenti del gruppo.
In generale, quello che spetta a Fincantieri, sostiene, è un “lavoro duro, perché già operavamo in un mercato di nicchia, però sono fiducioso. La nostra è una sfida non facile rispetto alla quale noi auspichiamo veramente che ci sia l’apporto di tutti, perché ne va della sopravvivenza della cantieristica italiana. Noi pensiamo di avere capacità e maestranze, ma dobbiamo fare quello sforzo in più che si richiede in momenti di crisi”. (LF)
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