Le crisi industriali non vanno in vacanza e la ‘pausa estiva’ lascia in sospeso i 187 tavoli di crisi che risultano aperti presso il Ministero dello Sviluppo economico e, di conseguenza, incerto il futuro, nonché il prossimo autunno, di circa 225 mila lavoratori. Sono i numeri che emergono da una mappatura sulle vertenze aziendali, prodotta dal dipartimento Industria della Cgil su dati del Mise.
Il resoconto sulle situazioni di crisi ancora irrisolte conta infatti un totale di 187 tavoli aperti che coinvolgono 223.608 lavoratori, di questi circa 57 mila a serio rischio. Secondo quanto risulta alla Cgil, alla luce dell’andamento dei tavoli, ci sarebbero inoltre 54 vertenze indirizzate al momento verso una “soluzione individuata” ma ne rimarrebbero ancora 133 da dirimere urgentemente.
“Le situazioni di crisi sono ormai troppe e continuano ad aumentare senza che ci siano concrete soluzioni positive”, commenta il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, nel sottolineare come i casi guardino “all’intero paese e a tutti i settori produttivi”. Secondo il sindacalista, inoltre, “per interi settori portanti della nostra economica non si intravedono soluzioni e al rientro dalla pausa estiva si corre il rischio che esplodano le tensioni sociali accumulate”.
Di fatti, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Cig della Cgil, sono al momento ancora 500mila i lavoratori in cassa integrazione e 380 mila di questi sono in straordinaria e in deroga, mentre aumenta il numero di aziende che fanno ricorso alla cassa. “Siamo messi molto male – afferma ancora Scudiere – sia per la mole di lavoratori ancora in cassa sia per il numero di tavoli aperti in un ministero che ha sempre meno di sviluppo e sempre meno di economico, visti i tagli di risorse che ha subito con la manovra”. Per il dirigente sindacale, inoltre, “il governo, inerte da una parte e con scelte sbagliate dall’altra ha messo il paese al palo: serve una svolta in termini di politiche economiche e industriali che dia risposte certe ed efficaci”.
Tra i principali tavoli di settore “estremamente gravi”, secondo la Cgil, le crisi della Chimica in Italia, rappresentata in primo luogo dalla vertenza Vinyls. Dei circa 60 mila lavoratori complessivamente coinvolti nel settore rischiano fortemente in circa 4 mila.
Nel campo dell’Ict (Information and communications technology) la crisi che investe il mondo dei call center e quello delle installazioni telefoniche su tutto il territorio nazionale pesa sul futuro di 24 mila lavoratori tra i complessivi 75 mila del primo e i 14 mila del secondo settore.
Il mobile imbottito, prevalentemente presente nelle regioni Puglia e Basilicata, vive dall’avvio della crisi economica una fase difficile che mette in pericolo circa 5 mila dei 15 mila lavoratori complessivamente impiegati, mentre in migliaia sono attualmente in cassa integrazione.
Lo stesso accade per la Farmaceutica che affronta nell’intero paese un periodo di estrema difficoltà, scaricando la crisi su 4 mila dei 20 mila lavoratori del settore.
Inoltre è in pericolo il futuro del settore Ceramica, con produzioni specialmente situate nel Lazio e in Emilia Romagna, che conta circa 15 mila lavoratori a rischio licenziamento dei 45 mila complessivamente impiegati.
Ancora per la Navalmeccanica, dove è oggettivamente predominante il ruolo che gioca la Fincantieri, la crisi del settore mette a repentaglio il lavoro di circa 500 persone (dopo aver scongiurato gli oltre 2.500 previsti dal primo piano industriale del gruppo cantieristico), tra Liguria, Toscana, Marche, Campania e Sicilia, dei 10 mila complessivi. (FRN)



























