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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

29 Aprile 2026
in Camera

INCONTRI CON DELEGAZIONI DI PARLAMENTI ESTERI
Mercoledì 29 aprile 2026.

Incontro con una delegazione della Commissione lavoro e affari sociali del Bundestag.

L’incontro informale si è svolto dalle 14 alle 14.50.

SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 29 aprile 2026. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO. – Interviene la Viceministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci.

La seduta comincia alle 14.55.

Documento di finanza pubblica 2026.
Doc. CCXL, n. 2, e Allegati.
(Parere alla V Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 28 aprile 2026.

Walter RIZZETTO, presidente, ricorda che nella precedente seduta il relatore, onorevole Malagola, ha svolto la relazione introduttiva e che nella seduta odierna la Commissione procederà all’espressione del parere di competenza.
Invita, quindi, il relatore, a formulare la sua proposta di parere.

Lorenzo MALAGOLA (FDI), relatore, formula una proposta di parere favorevole.

Walter RIZZETTO, presidente, avverte che i gruppi del M5S e del PD-IDP hanno presentato proprie proposte alternative di parere che saranno poste in votazione solo qualora fosse respinta la proposta di parere del relatore.

Arturo SCOTTO (PD-IDP), nel comunicare che, alla luce delle considerazioni scaturite dall’audizione del Ministro dell’economia e delle finanze in occasione dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026, il proprio gruppo ha presentato una proposta alternativa di parere, sottolinea come il Paese si trovi in una delicata fase economica e che la crisi dell’area del Medioriente delinei un quadro preoccupante anche per l’Italia. In proposito, evidenzia la stagnazione del potere d’acquisto dei lavoratori, nonostante la riduzione della quota dei contratti a termine – non determinata da una strategia di contrasto alla precarietà nel mondo del lavoro – e la stagnazione dei comparti economici, in particolare quello industriale, a cui sono esposti i lavoratori con contratti a termine.
Osserva la mancanza di un quadro di sviluppo delle imprese italiane e la perdita di asset strategici, tanto che la politica ha finito per dimenticare il caso ILVA, e che, al contrario, si prospetta un sistema delle imprese verso la nazionalizzazione.
Rispetto all’annunciata riforma della previdenza da parte del Governo, reputa che si sia trattato solo di promesse non mantenute.
Fa presente le preoccupanti parole del Ministro dell’economia e delle finanze, che ha annunciato un periodo doloroso sul piano delle scelte da effettuare, e che la maggioranza si è impegnata a firmare un patto di stabilità che consente una deroga a cui però l’Unione europea non ha fornito risposte positive.
Ricorda l’impegno, assunto dal Governo, su richiesta dal Presidente degli Stati Uniti Trump, per il raggiungimento del 5 per cento del PIL per spese per armamenti, che tuttavia giudica impraticabile. In merito, afferma che non vi sia, da parte delle forze di opposizione, una preclusione ideologica rispetto alla deroga al patto di stabilità, tuttavia ritiene necessario individuare preliminarmente e in maniera condivisa dove indirizzare le scelte politiche, scegliendo se aggredire il costo dei carburanti o favorire la transizione energetica, quest’ultima avversata dalle forze di maggioranza.
Ritiene, quindi, necessaria una riflessione sui temi sollecitati. Rileva che la situazione nello Stretto di Hormuz, più piccolo del Canale di Sicilia, sta determinando una crisi dell’economia mondiale e che il problema dei livelli dei consumi e del modello di sviluppo necessita una risposta rispetto a come sostenere le imprese, anche tenuto conto delle scelte da effettuare sul fossile o sulle energie rinnovabili, temi non all’ordine del giorno dell’attuale maggioranza.
Afferma, in proposito, che in questa congiuntura il Paese risulta dipendente dalle energie fossili e che la maggioranza demonizza il Green New Deal, avendo finito per affossarlo.
Ritiene che se c’è una scelta di scostamento di bilancio e una scelta per la deroga al patto di stabilità, occorre fare fronte comune al cospetto dell’Unione europea e capire quali misure promuovere in tema di protezione sociale, sanità, scuola, previdenza, qualità del lavoro, dell’impresa e della transizione ecologica e digitale, piuttosto che scegliere di distribuire, prima della prossima campagna elettorale, qualche bonus a microimprese e provare a mantenere gli impegni assunti con il Presidente USA Trump.
Sostiene che il DFP appare rinunciatario e restituisce l’immagine di un Governo che in quattro anni ha portato il Paese a crescita zero nonostante la disponibilità delle svariate centinaia di miliardi di euro del PNRR da investire.
Tanto premesso, chiede che venga messa in votazione la proposta alternativa di parere presentata dal gruppo del PD-IDP, ritenuta più idonea ad affrontare la crisi in corso.

Mauro Antonio Donato LAUS (PD-IDP), nell’associarsi alle considerazioni espresse dal collega Scotto, afferma che dall’analisi del DFP emerge la mancanza di una precisa linea politica e della responsabilità del Governo. Giudica, infatti, il suddetto documento protettivo nei confronti dell’azione di Governo, ritenendolo una sorta di memoria difensiva che si limita a descrivere la situazione internazionale, senza tuttavia indicare come reagire dal punto di vista politico, mancando altresì una prospettiva, in termini strutturali, in merito al ricambio generazionale o alla formazione.
Chiede alla rappresentante del Governo, che non ritiene certamente responsabile del problema della denatalità in Italia, di partire dai dati, riferiti a 40 anni di storia, per definire una riforma previdenziale. Osserva infatti che se manca la pianificazione per i prossimi dieci anni, non è possibile stabilire quale sia il flusso d’entrata e di uscita, dal punto di vista previdenziale e che se le forze di maggioranza e opposizione non lavorano allo stesso documento, con i relativi dati, qualsiasi politica, industriale, sociale o ambientale, la discussione finisce su un binario morto.
Ricorda il motivo per cui un mese fa, insieme alle altre forze di opposizione, si è richiesta la comunicazione della Ministra del lavoro e delle politiche sociali in aula, non per ascriverle delle responsabilità, ma per favorire un accordo sulla lettura dei dati, almeno nel medio-termine.
Riferisce quindi che non si tratta solo di valutare l’entità dei compensi dei lavoratori che hanno redditi bassi e precari o lavoro saltuario o a intermittenza, ma anche dei lavoratori con reddito stabile e dignitoso, chiedendosi che futuro spetterà tra quindici-venti anni per questi ultimi lavoratori.
Inoltre, se alle suddette considerazioni si aggiunge il tema del salario minimo, del lavoro a intermittenza e della precarietà, la preoccupazione emersa finisce per aggravarsi, rendendo non comparabile con quei dati qualsiasi soluzione proposta dal Governo.
Si chiede come possa un cittadino comune dare credibilità a una proposta previdenziale se, ad esempio, non si è in grado di definire la situazione delle casse previdenziali per i prossimi anni.
Conclude sostenendo che il suo intervento è teso a motivare la richiesta rivolta alla Ministra del lavoro e delle politiche sociali di riferire in aula e, in attesa, si rimette al senso di responsabilità del Governo.

Davide AIELLO (M5S), rileva che dall’esame del DFP, approvato lo scorso 22 aprile dal Consiglio dei ministri, sono emerse alcune criticità. Afferma preliminarmente che, nel quadro di economia di guerra e resilienza strutturale delineato dal Ministro dell’economia e delle finanze, onorevole Giorgetti, il Governo non ha avuto alcun ruolo diplomatico per la risoluzione pacifica della crisi, che ha generato una crescente stagflazione, dovuta al rialzo dei costi energetici, e imposto una revisione al rialzo dell’inflazione e una correzione al ribasso della crescita del PIL fino al 2028.
Rileva quindi che il deficit dell’anno 2025 si attesta al 3,1 per cento e, per il 2026, viene confermato il percorso di rientro sotto la soglia del 3 per cento, con l’obiettivo di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nell’anno 2027.
Osserva poi come il Governo abbia ammesso uno sforamento del limite massimo fissato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) e come la causa sia stata pretestuosamente individuata nella misura dei crediti edilizi (superbonus), omettendo di rilevare le ingenti risorse destinate alle spese militari, pari a 12 miliardi di euro, per il Ponte sullo Stretto, pari a 14 miliardi di euro, o al centro di reclusione in Albania, pari a 1 miliardo di euro.
Nel rilevare che il DFP mostra un quadro allarmante con riguardo alle politiche del lavoro e della previdenza, sostiene che il Governo abbia delineato una strategia, socialmente pericolosa, che sacrifica i diritti dei lavoratori e dei pensionati.
Osserva, inoltre, che il Governo ha rivendicato la scelta di non aver prorogato le misure di flessibilità in uscita, facendo riferimento a politiche volte al prolungamento dell’età lavorativa con il ripristino del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita.
Si sofferma quindi sull’impatto dell’inflazione sulla rivalutazione delle pensioni e al potere d’acquisto dei pensionati, al tramonto degli istituti pensionistici Opzione donna e Quota 103.
Fa presente che il DFP ammette che l’occupazione cresce in modo significativo tra gli over 50, con il + 4,2 per cento, per effetto dell’invecchiamento demografico e del forzato allungamento della vita lavorativa mentre, al contrario, l’occupazione tra i giovani è in pericolosa contrazione.
Quanto al lavoro nero in agricoltura, sostiene che rendere strutturale il lavoro occasionale fino a 45 giorni per pensionati e disoccupati è una forma di legalizzazione del lavoro povero, e che anche la patente a crediti per l’edilizia appare come un debole palliativo normativo a fronte delle frequenti morti nei cantieri.
Per le altre considerazioni rinvia alla proposta alternativa di parere.

Dario CAROTENUTO (M5S) sostiene che, a suo giudizio, il dato che certifica il fallimento del DFP è il fatto che l’Italia, nei quattro anni del Governo Meloni, è cresciuta come la Spagna nel solo 2025 e che la narrazione presentata dai mezzi di informazione, che parlano di un’Italia resiliente, è invece smentita dalla realtà, in considerazione del fatto che il Paese paga lo scotto delle criticità legate agli anni di lavoro in più per giungere alla pensione e che al contrario di altri Paesi non sia stata introdotta la settimana di lavoro corta, proposta dalle forze di opposizione ma affossata dalle forze di maggioranza.
Rileva che il DFP prospetta come risolutivo dei problemi della previdenza il ricorso alla previdenza complementare, scommettendo sulla finanza, che sembra dover sempre governare i processi di sviluppo, principio che, a suo giudizio, occorre ribaltare.
Rileva altresì che il DFP attesta che il mercato del lavoro cresce solo per gli over 50 e con salari bassi e che meno persone cercano lavoro perché, teme, hanno smesso di sperare.
Quanto alle misure di welfare, stigmatizza la riduzione delle risorse, l’eliminazione del reddito di cittadinanza e l’aumento della povertà, rilevando come il Governo abbia chiesto sacrifici agli italiani e che, contestualmente, si sia sottomesso a Trump e agli accordi per il finanziamento di armi, pari a 12 miliardi di euro all’anno, abbia investito sul Ponte sullo Stretto, per 14 miliardi di euro, o sul centro di reclusione in Albania, per 1 miliardo di euro.
Reputa, quindi, che la maggioranza non badi a spese per la propaganda, mentre non mostri aperture significative sui diritti dei lavoratori, osservando che si tratta di precise scelte politiche e non un problema di insufficienza delle risorse.
Ritiene, infine, che il DFP non programma la crescita del Paese ma si trova a gestire la precarietà del presente senza prospettare soluzioni per il futuro, senza ridistribuire le ricchezze, come richiesto dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, ma intervenendo solo sui sacrifici dei lavoratori.
Ciò posto, preannuncia il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di parere del relatore.

Walter RIZZETTO, presidente, nel replicare al deputato Carotenuto, rileva come dal dopoguerra in avanti, anche in periodi drammatici della storia, i diversi governi che si sono succeduti, di vario orientamento politico, abbiano sempre celebrato il Patto atlantico, mantenendo ottimi rapporti con le amministrazioni degli Stati Uniti d’America.

Marta SCHIFONE (FDI) si associa, in quanto condivisibili, alle considerazioni espresse dal presidente Rizzetto.

Riccardo TUCCI (M5S) rileva come dalle premesse al DFP del Ministro dell’economia e delle finanze, onorevole Giorgetti, si cerchi di sviare l’attenzione sui fallimenti del Governo in materie economiche e del lavoro, adducendo come giustificazione l’inatteso incremento del debito legato ai bonus edilizi negli ultimi mesi di applicazione della misura.
Si chiede se il Ministro Giorgetti scaricando il fallimento dell’operato del Governo sul superbonus non finisca per scaricarlo su sé stesso, atteso che il Ministro ricopre un ruolo nel Governo da sei anni ed è, quindi, responsabile anche delle proroghe del superbonus disposte nel tempo.
Quanto all’affermazione della Presidente del Consiglio, che ha dichiarato che il superbonus incide sul debito per 40 miliardi di euro annui, si chiede dove abbia tratto tali cifre, atteso che nel DFP non vi è nessun riscontro.
Chiede, poi, quali siano state le misure alternative al superbonus, poste in essere dal Governo, che hanno incrementato i posti di lavoro non legati alla realizzazione del PNRR.
Precisa che il Decreto Rilancio, del giugno 2020, aveva fissato la scadenza del superbonus al 31 dicembre 2021, con proroga a giugno 2022 per gli interventi in corso di realizzazione. In proposito, chiede come sia possibile imputare le inefficienze legate al superbonus al Governo Conte II.
Afferma che il superbonus è una misura che ha prodotto dei benefici notevoli, in un momento storico peculiare, e pertanto funzionale a provocare un rilancio dell’economia danneggiata dalla pandemia da Covid-19, su cui tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, si sono trovate d’accordo, tanto che i partiti dell’attuale maggioranza, nel corso delle precedenti legislature, hanno anche presentato emendamenti per estenderne gli effetti o per chiederne la proroga, aumentando la portata degli incentivi.
Conclude rilevando che le misure economiche dell’attuale Governo hanno prodotto un fallimento, senza nemmeno riuscire, nonostante le politiche di austerità attente solamente alla stabilità dei conti, a mantenere il rapporto deficit/PIL nella soglia del 3 per cento.
Tanto considerato, stigmatizza il tentativo del Governo di scaricare sul superbonus le responsabilità politiche del suo fallimento.

Walter RIZZETTO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, pone in votazione la proposta di parere del relatore, avvertendo che, se questa risulterà approvata, saranno precluse le proposte alternative di parere presentate dai gruppi del M5S e del PD-IDP.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 15.30.

SEDE REFERENTE
Mercoledì 29 aprile 2026. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO. – Interviene la Viceministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci.

La seduta comincia alle 15.30.

Disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro.
C. 2554 CNEL.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 3 febbraio 2026.

Walter RIZZETTO, presidente e relatore, fa presente che la Commissione prosegue oggi l’esame in sede referente della proposta di legge C. 2554 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), recante disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro.
Avverte che nella seduta odierna sarà avviato l’esame delle proposte emendative.
Comunica che è stato presentato un ricorso relativo alla declaratoria di inammissibilità dell’emendamento Scotto 1.43.
La presidenza ritiene di confermare l’inammissibilità per estraneità di materia della predetta proposta emendativa, volta a prevedere misure finalizzate al rispetto dell’ambiente e al risparmio energetico e iniziative per il conseguimento dell’utilità sociale della proprietà privata, di cui all’articolo 41 della Costituzione, poiché tali misure esorbitano dalle finalità del provvedimento, che ha la precipua finalità di favorire il consolidamento di iniziative per la tutela dei lavoratori sul piano personale ed economico e per il miglioramento della condizione dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Nessuno chiedendo di intervenire, passa ad esprimere i pareri sulle proposte emendative presentate.
Esprime parere contrario sugli emendamenti Mari 1.1 e 1.2, parere favorevole sull’emendamento Scotto 1.3, parere contrario sull’emendamento Aiello 1.4, parere favorevole sull’emendamento Tucci 1.5 e sugli identici emendamenti Mari 1.6 e Carotenuto 1.7. Dispone quindi l’accantonamento dell’emendamento Tenerini 1.8, che risulterebbe assorbito dalla approvazione dell’emendamento 1.31, come riformulato secondo quanto proporrà in seguito. Esprime parere contrario sull’emendamento Mari 1.9, parere favorevole sull’emendamento Scotto 1.10 e sugli identici emendamenti Mari 1.11 e Barzotti 1.12, parere contrario sull’emendamento Scotto 1.13, parere favorevole sull’emendamento Scotto 1.14. Esprime inoltre parere contrario sull’emendamento Mari 1.15, parere favorevole sull’emendamento Tenerini 1.17, parere favorevole sugli emendamenti Aiello 1.16 e Tucci 1.18 se riformulati nell’identico testo dell’emendamento Tenerini 1.17, parere favorevole su gli emendamenti Scotto 1.19 e 1.20. Esprime parere contrario sull’emendamento Carotenuto 1.22, dispone l’accantonamento dell’emendamento Gribaudo 1.23, esprime parere favorevole sull’emendamento Carotenuto 1.24, parere contrario sugli emendamenti Carotenuto 1.25 e Aiello 1.26. Esprime parere favorevole sull’emendamento Barzotti 1.27, purché riformulato nei termini riportati in allegato . Esprime altresì parere favorevole sull’emendamento Barzotti 1.28, purché riformulato nei termini riportati in allegato. Invita il presentatore al ritiro dell’emendamento Sportiello 1.29 ed esprime parere favorevole sull’emendamento Barzotti 1.30, purché riformulato nell’identico testo dell’emendamento Scotto 1.14. Esprime parere favorevole sull’emendamento Tenerini 1.31, purché riformulato nei termini riportati in allegato, dalla cui approvazione risulterebbe assorbito l’emendamento Tenerini 1.8. Esprime parere contrario sull’emendamento Mari 1.32 e parere favorevole sull’emendamento Tucci 1.33, purché riformulato nei termini riportati in allegato. Esprime parere favorevole sull’emendamento Scotto 1.34, parere contrario sull’emendamento Scotto 1.35, parere favorevole sull’emendamento Carotenuto 1.36, purché riformulato nei termini riportati in allegato, parere favorevole sull’emendamento Barzotti 1.37, purché riformulato nei termini riportati in allegato. Esprime parere favorevole sugli emendamenti Carotenuto 1.38 e Barzotti 1.39, purché riformulati in un identico testo nei termini riportati in allegato. Esprime parere contrario sugli emendamenti Carotenuto 1.40 e 1.41, Tucci 1.42, ed esprime parere favorevole sull’emendamento Tenerini 1.44. Esprime parere favorevole sull’emendamento Tenerini 1.45, purché riformulato nei termini riportati in allegato. Esprime parere contrario sull’emendamento Mari 1.46, parere favorevole sull’emendamento Tenerini 1.47, parere contrario sull’emendamento Mari 1.48. Esprime parere favorevole sull’emendamento Aiello 1.49, purché riformulato nei termini riportati in allegato. Esprime parere contrario sugli emendamenti Tucci 1.50, Mari 1.51, Tucci 1.52, Carotenuto 1.53. Esprime parere favorevole sull’emendamento Tucci 1.54 e parere favorevole sull’emendamento Aiello 1.55, purché riformulato nell’identico testo dell’emendamento Tucci 1.54. Esprime parere contrario sull’articolo aggiuntivo Scotto 1.01 e parere favorevole sull’articolo aggiuntivo Tenerini 1.02, purché riformulato nei termini riportati in allegato. Infine invita al ritiro delle proposte emendative Scotto Tit.1., Tit.2 e Tit.3.

La Viceministra Maria Teresa BELLUCCI concorda con i pareri espressi dal relatore.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Mari 1.1 e 1.2, approva l’emendamento Scotto 1.3, respinge l’emendamento Aiello 1.4, approva l’emendamento Tucci 1.5 e gli identici emendamenti Mari 1.6 e Carotenuto 1.7, respinge l’emendamento Mari 1.9, approva l’emendamento Scotto 1.10 e gli identici emendamenti Mari 1.11 e Barzotti 1.12.

Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sul suo emendamento 1.13, invita il relatore e il Governo a rivedere il relativo parere contrario, poiché il principio che si intende introdurre, volto a favorire processi di riavvicinamento tra le remunerazioni degli amministratori delle società e i salari aziendali minimi, a suo avviso, non è distonico rispetto alle finalità enunciate nel provvedimento e alle iniziative previste per darvi attuazione.
Rimarca che la disparità tra le retribuzioni degli amministratori di società quotate rispetto ai salari dei dipendenti è molto cresciuta nel corso dei decenni, se si tiene conto che negli anni sessanta del secolo scorso un amministratore delegato della FIAT guadagnava circa 10 volte di più rispetto agli operai della stessa azienda, mentre attualmente un top manager può arrivare a guadagnare anche più di 100 volte rispetto ad un dipendente della stessa azienda.
Non comprende quindi la contrarietà di relatore e Governo ad introdurre nel provvedimento il principio di cui all’emendamento in oggetto.

Walter RIZZETTO, presidente e relatore, replicando al deputato Scotto, ribadisce di non condividere il contenuto dell’emendamento, anche tenendo conto delle sue difficoltà applicative e delle problematiche che potrebbe determinare. Facendo presente che le retribuzioni dei lavoratori sono rimesse prevalentemente alla contrattazione collettiva, evidenzia che il principio che si intende introdurre non sarebbe cogente e potrebbe prestarsi ad ambiguità nelle modalità applicative. Peraltro se l’intenzione fosse di porre un tetto alle retribuzioni degli amministratori di società, ciò – a prescindere da eventuali profili di incostituzionalità – potrebbe determinare una selezione avversa sul mercato.

Arturo SCOTTO (PD-IDP) fa presente che anche gli altri principi recati dal comma 2 dell’articolo 1 non sono affatto cogenti, cercando di sollecitare delle iniziative aziendali senza alcuna percettività. Non comprende pertanto la contrarietà ad inserire anche il principio recato dalla sua proposta emendativa.

Dario CAROTENUTO (M5S), nel sottoscrivere l’emendamento Scotto. 1.13, rileva che non è giustificabile sul piano dell’equità sociale una discrepanza tra livelli retributivi come quella riscontrabile oggi in alcuni casi e che pertanto occorre intervenire per attenuare queste inaccettabili disparità retributive.

Marcello COPPO (FDI) ritiene che non vi sia alcun motivo per non retribuire adeguatamente gli amministratori che fanno crescere e prosperare le società per cui lavorano, con benefici a cascata anche per i dipendenti e per l’economia del Paese. Fa presente quindi che un eventuale dirigismo che intervenisse con paletti sulle retribuzioni degli amministratori si attaglierebbe ad altri sistemi che nulla hanno a che vedere con quelli liberali.

Mauro Antonio Donato LAUS (PD-IDP), pur ritenendo non prive di fondamento le affermazioni del collega Coppo, fa presente come il principio che intende introdurre l’emendamento Scotto 1.13 – apprezzabile nel cercare di avvicinare il livello delle retribuzioni degli amministratori e dei dipendenti – non abbia carattere di cogenza, per cui potrebbe essere introdotto al comma 2 del provvedimento senza determinare alcuna criticità.
Invita quindi ad accantonare la proposta emendativa in oggetto.

Riccardo TUCCI (M5S), nel sottoscrivere l’emendamento Scotto. 1.13, non comprende la contrarietà del relatore e del Governo sull’emendamento in oggetto, giudicando pretestuose le motivazioni addotte per non recepirlo. Peraltro la proposta emendativa non implicherebbe necessariamente la compressione delle retribuzioni degli amministratori delle società, bensì potrebbe favorire iniziative volte ad un innalzamento degli stipendi dei dipendenti. Ricorda che comunque che la maggioranza non è sensibile al tema in oggetto, come dimostra la sua contrarietà all’introduzione del salario minimo.

Walter RIZZETTO, presidente e relatore, facendo presente come la questione del salario minimo non abbia alcuna attinenza con la proposta emendativa in oggetto, ribadisce di non condividere il principio che la stessa intende introdurre, che si presterebbe ad ambiguità interpretative e a criticità applicative. Accede tuttavia alla richiesta di accantonamento della stessa proposta emendativa.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.

AUDIZIONI INFORMALI
Mercoledì 29 aprile 2026. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO.

Audizione informale di rappresentanti di Ferrara Expo, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 2733 Rizzetto e C. 2840 Aiello, recanti disposizioni in materia di servizi di supporto alla ricollocazione professionale dei lavoratori nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, processi di riorganizzazione aziendale e delocalizzazione dell’attività produttiva.

L’audizione informale è stata svolta dalle 16 alle 16.10.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Mercoledì 29 aprile 2026.

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 16.10 alle 16.15.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 28 aprile 2026. — Presidenza della vicepresidente Tiziana NISINI.

La seduta comincia alle 13.50.

Documento di finanza pubblica 2026.
Doc. CCXL, n. 2, e Allegati.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Lorenzo MALAGOLA (FDI), relatore, fa presente che il Documento in esame è costituito da due sezioni (oltre che da alcuni allegati), consistenti, rispettivamente, nella relazione, prevista dall’ordinamento dell’Unione europea, sui progressi compiuti (nell’anno solare precedente) sull’attuazione del Piano nazionale strutturale di bilancio di medio termine e in un documento di analisi e tendenze della finanza pubblica.
In considerazione delle modifiche introdotte alla governance economica europea ad aprile 2024 e nelle more della riforma della disciplina nazionale in materia, il Documento di finanza pubblica presenta un’articolazione differente rispetto a quella dei precedenti documenti di economia e finanza.
Ricorda, in proposito, che la riforma del coordinamento delle politiche di bilancio degli Stati membri dell’Unione europea è entrata in vigore il 30 aprile 2024 con la pubblicazione di tre atti legislativi: il regolamento (UE) 2024/1263 (c.d. «braccio preventivo»), che reca le disposizioni generali e le procedure sulla programmazione della politica di bilancio; il regolamento (UE) 2024/1264 (c.d. «braccio correttivo»), che disciplina il monitoraggio e le sanzioni; la direttiva (UE) 2024/1265 sulla disciplina del quadro di bilancio, dove si indicano i dati statistici di finanza pubblica per gli Stati membri.
In questa prima fase di attuazione della nuova normativa europea e in linea con quanto previsto da recenti atti di indirizzo parlamentare, nelle due Sezioni del Documento sono esposte le informazioni previste dall’articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263 e quelle indicate dall’articolo 10, comma 3, della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 31 dicembre 2009. In particolare, analogamente a quanto già avvenuto nel 2025, l’organizzazione del Documento di finanza pubblica 2026 è stata definita dagli impegni al Governo previsti dalla risoluzione n. 7/00380 della V Commissione della Camera e dalla risoluzione n. 7-00039 della 5ª Commissione del Senato, entrambe approvate all’unanimità dai due organi parlamentari nelle sedute del 7 e dell’8 aprile 2026.
La prima sezione suddetta reca un nuovo quadro tendenziale, macroeconomico e di finanza pubblica. In particolare, nel nuovo quadro tendenziale: il tasso di crescita del PIL reale è registrato come pari allo 0,5 per cento per l’anno 2025 ed è previsto pari allo 0,6 per cento in ciascuno degli anni 2026 e 2027 e allo 0,8 per cento in ciascuno degli anni 2028 e 2029; il tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni (in rapporto al PIL nominale) è registrato come pari al 3,1 per cento nell’anno 2025 ed è previsto pari al 2,9 per cento nell’anno in corso, al 2,8 per cento nell’anno 2027, al 2,5 per cento nell’anno 2028 e al 2,1 per cento nell’anno 2029; il tasso di disoccupazione è registrato, come valore medio nell’anno 2025, pari al 6,1 per cento ed è previsto pari, sempre come valore medio annuo, al 5,5 per cento nell’anno in corso e a valori annui decrescenti nel periodo successivo (con un valore di 5,1 punti percentuali previsto per l’anno 2029).
Nell’illustrare le dinamiche del mercato del lavoro, si afferma che nel 2025 il mercato del lavoro italiano ha nuovamente mostrato risultati positivi, con livelli occupazionali ai massimi storici. Il numero di occupati ha superato i 24 milioni – +0,8 per cento su base annua – con un tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni pari al 62,5 per cento e un tasso di disoccupazione sceso, come già detto, al 6,1 per cento in media d’anno.
La seconda sezione riprende sostanzialmente le informazioni sugli andamenti di finanza pubblica già previste dall’articolo 10, comma 3, della legge n. 196 del 2009.
Passando più nello specifico alle materie di più stretto interesse della XI Commissione, segnala che, nella parte III, relativa ai progressi nell’attuazione delle riforme e degli investimenti, la Relazione annuale, nell’ambito delle migliori politiche attive del lavoro, partecipazione al lavoro, occupazione, contrasto al lavoro sommerso e prolungamento dell’età lavorativa (3.2), enuncia le misure adottate nel 2025 nell’ambito delle politiche per il lavoro, affermando che l’Italia continua i suoi sforzi per rafforzare la partecipazione al mercato del lavoro e sostenere l’occupazione, con particolare attenzione all’allineamento tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle trasformazioni digitale ed ecologica di imprese e P.A.
Il Governo, dunque, si sofferma sugli strumenti introdotti o potenziati al fine di rafforzare l’andamento positivo del mercato del lavoro e supportare ulteriormente la partecipazione e l’occupazione di giovani, donne e individui in condizioni svantaggiate, illustrando risultati delle sue azioni che riflettono l’avanzamento delle misure previste dal PNRR e delle iniziative di livello nazionale ed europeo. Vengono quindi menzionate le azioni volte al contrasto del lavoro irregolare ed infine talune misure assunte in materia previdenziale.
La Relazione rileva che, a fine aprile 2025, risultavano coinvolti nel Programma GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) circa 3,6 milioni di individui: il 50,2 per cento dei beneficiari è inserito in percorsi di reinserimento lavorativo, mentre il 24,7 e il 21,2 per cento di essi è coinvolto rispettivamente in percorsi di aggiornamento (upskilling) e riqualificazione (reskilling). Si ricorda, inoltre, che a dicembre 2025 sono state ripartite le risorse residue del PNRR per il rafforzamento del Programma.
La Relazione, nell’ambito della riforma «Piano Nuove Competenze Transizioni» prevista all’interno del Capitolo REPowerEU del PNRR, osserva che le regioni e le province autonome hanno adeguato il proprio quadro regolatorio, al fine di allineare i programmi di formazione alle esigenze del mercato del lavoro, con particolare attenzione alle competenze verdi e digitali. Si sofferma, quindi, sui risultati raggiunti nell’ambito del progetto pilota sulle competenze «Crescere Green» nel corso del 2025, facendo notare che sono stati portati a termine interventi di formazione incentrati sulle competenze verdi: ciò ha permesso il raggiungimento dell’obiettivo PNRR che prevede il rilascio di 20.000 certificati di formazione.
La Relazione evidenzia che la legge di bilancio per il 2026 ha confermato lo stanziamento strutturale dei fondi per finanziare la misura Supporto Formazione Lavoro (SFL) precedentemente introdotta a livello sperimentale.
Al riguardo, la Relazione, facendo riferimento alle iniziative assunte, precisa che il sistema dell’indennità di 500 euro mensili rimane legato alla partecipazione effettiva a corsi di formazione con un rafforzamento, da aprile 2025, dei controlli incrociati tramite la piattaforma SIISL (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa).
Inoltre, la Relazione si sofferma sugli sgravi contributivi totali per l’assunzione di giovani under 35 e donne svantaggiate e per le assunzioni nelle regioni del Mezzogiorno della Zona Economica Speciale unica (ZES), previsti dal decreto-legge «coesione» n. 60 del 2024 e prorogati dal decreto-legge n. 200 del 2025 (fino al 30 aprile 2026 i bonus giovani e ZES, fino al 31 dicembre 2026 il bonus donne).
Dopo aver ricordato che, per combattere il lavoro sommerso in agricoltura, la legge di bilancio per il 2026 ha reso strutturale, a partire dal 1° gennaio 2026, lo strumento del lavoro agricolo occasionale, la Relazione segnala che nel 2025 (con il decreto-legge n. 159 del 2025) sono state previste norme per il contrasto al lavoro nero e irregolare, al fine di rendere più trasparente la filiera dei contratti attraverso due pilastri principali: la digitalizzazione dell’identificazione (tra cui, l’obbligo di dotare i lavoratori di una tessera di riconoscimento digitale) e l’inasprimento del sistema sanzionatorio legato alla «patente a crediti». La Relazione, nell’illustrare le azioni intraprese contro il lavoro sommerso, lo sfruttamento dei lavoratori e altre forme di lavoro irregolare – anche in attuazione del Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso e del tavolo operativo per la lotta al caporalato in agricoltura – osserva che le innovazioni introdotte in tale ambito hanno permesso di aumentare il numero medio di ispezioni annuali, che tra il 2023 e il 2025 ha raggiunto e superato l’obiettivo previsto (oltre 110.000 contro i circa 103.000 prefissati).
In ambito previdenziale, la Relazione ricorda che la legge di bilancio per il 2026 ha modificato i criteri di accesso al pensionamento, incentivando la permanenza al lavoro e limitando le uscite anticipate. La Relazione, nel ricordare che sono stati confermati per il 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne) e per la pensione di vecchiaia (67 anni), osserva che è stato confermato il meccanismo strutturale di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla variazione della speranza di vita. Al riguardo, fa dunque presente che la legge di bilancio per l’anno 2026 ha disciplinato, da un lato, la riduzione, per il solo anno 2027, dell’incremento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, da tre mesi a un mese, e confermato dal 2028 la dimensione dell’adeguamento dei medesimi requisiti come stabilita dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, che ha determinato tale adeguamento, sulla base dei dati Istat e di quanto previsto dalla normativa vigente, nella misura di tre mesi a decorrere dal 1° gennaio 2027 (con esclusione dei lavoratori dipendenti addetti ad attività usuranti o gravose) (articolo 1, commi 185-193, della legge n. 199 del 2025).
Dopo aver segnalato la proroga dell’Anticipo Pensionistico Sociale (c.d. APE Sociale) – diretto a individui che si trovano in condizioni di svantaggio (disoccupati, caregiver, persone con disabilità o lavoratori impegnati in mansioni gravose) – prevista fino al 31 dicembre dalla legge di bilancio per il 2026 (articolo 1, commi 162 e 163), la Relazione si sofferma, quindi, sull’incremento delle maggiorazioni sociali per i pensionati a basso reddito reso strutturale dall’ultima legge di bilancio (l’aumento passa da 8 a 20 euro al mese, e da 104 a 260 euro annui, entro i limiti di reddito previsti per accedere al beneficio) (articolo 1, comma 179, della legge n. 199 del 2025).
Infine, la Relazione si sofferma sulle misure assunte con la legge di bilancio per il 2026 in materia di previdenza complementare (articolo 1, commi 195, e da 201 a 205, della legge n. 199 del 2025) in coerenza con quanto suggerito dalla Commissione europea agli Stati membri, volte ad agevolare la partecipazione dei lavoratori ai fondi pensione (ad esempio attraverso un meccanismo di adesione automatica con possibilità di recesso), incoraggiare modelli di gestione degli investimenti coerenti con l’orizzonte di lungo periodo, introdurre ulteriori e più flessibili modalità di erogazione delle prestazioni, favorire il ricorso alla previdenza complementare (con misure quali l’ampliamento della deducibilità dei contributi versati ai fondi pensione e la possibilità di continuare a beneficiare del contributo del datore di lavoro, in caso di trasferimento ad una forma pensionistica diversa da quella prevista da accordi o contratti collettivi).
A proposito del merito e delle nuove competenze nella pubblica amministrazione (2.4), la Relazione rileva che il miglioramento della capacità e dei servizi garantiti dalla Pubblica Amministrazione costituisce un obiettivo fondamentale del Governo, considerando anche quanto richiesto in modo specifico in sede europea, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento delle amministrazioni a livello locale.
La Relazione rileva che, al 31 dicembre 2025, a conferma del ruolo preminente assunto, il Portale unico del reclutamento per il settore pubblico, inPA, ha registrato 7.950 amministrazioni accreditate (7.426 locali e 524 centrali).
La Relazione osserva, quindi, che, in continuità con gli obiettivi del PNRR, il Governo sta lavorando per migliorare le competenze dei dipendenti pubblici, mediante l’ampliamento dell’offerta formativa erogata attraverso la piattaforma «Syllabus: nuove competenze per le pubbliche amministrazioni».
La Relazione, inoltre, afferma che, oltre alla formazione in auto-apprendimento, attraverso l’iniziativa PerformaPA, sono stati finanziati progetti formativi presentati dalle amministrazioni su temi di interesse specifico.
La Relazione si sofferma, quindi, sulle recenti innovazioni legislative, che hanno previsto il potenziamento dell’istituto della mobilità orizzontale, permettendo di anticipare il conseguimento dell’obiettivo previsto dal Piano per la fine del 2026.
Dal 2026, infatti, in base all’articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 25 del 2025, le pubbliche amministrazioni, inclusi gli enti locali con più di 50 dipendenti, sono tenute a destinare almeno il 15 per cento delle facoltà assunzionali annuali alle procedure di mobilità volontaria, ove il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) preveda almeno dieci assunzioni. La mobilità assume, dunque, carattere di priorità rispetto ai concorsi pubblici e riguarda in via preferenziale i dipendenti collocati in posizione di comando da almeno dodici mesi e con valutazione positiva della performance. In caso di mancata attivazione dell’istituto, le facoltà assunzionali dell’anno successivo sono ridotte del 15 per cento, mentre i comandi non confermati cessano entro sei mesi e non possono essere riattivati per un periodo di diciotto mesi. Gli inquadramenti avvengono nei limiti dei posti vacanti e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
La Relazione, infine, afferma che, in linea con gli impegni del Piano previsti per la fine del 2026 e del 2028, il Governo sta lavorando per promuovere la mobilità verticale e l’adozione di un sistema di valutazione basato sulla performance nel settore pubblico.
Nell’ambito poi delle misure di supporto alle famiglie (2.5), la Relazione osserva che è stato rimodulato il c.d. bonus per le mamme lavoratrici, rimodulando a 60 euro mensili (720 euro annui) il contributo per le madri dipendenti e autonome con un reddito inferiore ai 40.000 euro, erogato direttamente in busta paga o su domanda INPS a seconda del contratto.
Al fine di promuovere l’occupazione femminile, la Relazione quindi ricorda che la legge di bilancio per il 2026 ha previsto l’esenzione totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per l’assunzione di madri lavoratrici con tre o più figli (di età inferiore ai 18 anni) che siano disoccupate da almeno sei mesi (articolo 1, comma 210, della legge n. 199 del 2025). La Relazione, inoltre, ricorda che il decreto cosiddetto Milleproroghe (articolo 14, commi da 1-bis a 1-quater, del decreto-legge n. 200 del 2005) oltre ad estendere la proroga del c.d. bonus giovani e del c.d. bonus ZES fino al 30 aprile 2026, ha esteso l’esonero contributivo per l’assunzione di donne in condizioni di svantaggio per tutto il 2026.
La Relazione annuale, dunque, sottolinea l’impegno profuso dal Governo nel potenziamento degli strumenti di conciliazione tra lavoro e incarichi di cura familiari, rimarcando che in Italia il congedo di paternità ha registrato una crescita significativa dal 2013, passando da due giorni di astensione lavorativa obbligatoria a dieci giorni nel 2024, a testimonianza di un progressivo riconoscimento del ruolo attivo dei padri nella vita familiare. La medesima Relazione rileva che si registra un tasso di adesione al congedo obbligatorio pari al 64,8 per cento e che persistono, tuttavia, significative disparità nell’accesso ai congedi di paternità, influenzate da alcuni fattori, tra cui il settore lavorativo, la posizione geografica, le caratteristiche sociodemografiche, la dimensione dell’azienda e la cultura aziendale.
Si segnalano, quindi, le misure assunte dalla legge di bilancio per il 2026 (legge n. 199 del 2025) per il potenziamento del congedo parentale. In particolare, ricorda che, con l’articolo 1, comma 219, è stato previsto che il periodo di congedo parentale possa essere fruito fino ai quattordici anni di vita del figlio (rispetto ai precedenti dodici).
Inoltre, per quanto riguarda il congedo per la malattia del figlio, con l’articolo 1, comma 220, della legge di bilancio 2026 sono stati raddoppiati (da 5 a 10 giorni all’anno) i giorni di congedo fruibili da ciascun genitore per la malattia dei bambini tra i tre e i quattordici anni.
La Relazione altresì ricorda che è stata confermata e messa a regime la retribuzione all’80 per cento per i primi tre mesi di congedo parentale, se utilizzati entro i sei anni del bambino; in proposito si ricorda che la legge di bilancio 2025 ha disposto, per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti che hanno cessato il congedo di maternità o paternità a partire dal 1° gennaio 2024, l’aumento dell’indennità in esame all’80 per cento della retribuzione per tre mesi entro il sesto anno di vita del bambino (in luogo del 60 per cento, già previsto per il secondo mese, e del 30 per cento, già previsto per il terzo mese).
La Relazione si sofferma, quindi, sul sostegno del Governo alle iniziative avviate con il PNRR per favorire l’occupazione femminile, mediante la promozione dell’imprenditorialità femminile e la certificazione della parità di genere.
Nell’ambito del potenziamento della rete di protezione e inclusione sociale e misure a contrasto della povertà (3.6), la Relazione annuale osserva che, a seguito delle modifiche apportate dalla legge di bilancio 2026 (articolo 1, commi da 158 a 161, legge n. 199 del 2025), è stato eliminato la sospensione di un mese dell’erogazione dell’Assegno di inclusione (ADI), originariamente prevista sia al primo rinnovo sia ai successivi. Tale assegno viene erogato per un massimo di 18 mesi e può essere rinnovato per periodi ulteriori di dodici mesi. La medesima legge di bilancio 2026 ha inoltre previsto la riduzione del cinquanta per cento dell’importo della prima mensilità di rinnovo rispetto al beneficio mensile dell’assegno. Resta confermato il contributo straordinario integrale per coloro che hanno completato i loro primi diciotto mesi nel novembre 2025.
La Relazione, quindi, rileva che, in base a dati del monitoraggio ministeriale, tra gennaio 2024 e dicembre 2025, il numero delle persone coinvolte nell’erogazione dell’ADI è costituito da circa 2,2 milioni di individui (di cui 1,2 nel Sud e nelle isole) e che, grazie alle misure introdotte con la legge di bilancio per il 2025, l’assegno medio mensile dell’ADI è cresciuto dai 616 euro del 2024 ai 755 euro del 2025.
La Relazione osserva che, nel complesso, le misure assunte sia in materia di ADI sia in tema di Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) (i cui beneficiari da settembre 2023 a dicembre 2025 risultano 228.307, con 7,4 mensilità percepite in media) comportano un miglioramento del reddito medio disponibile di oltre 1.300 euro annui a beneficio di un milione di famiglie (circa il 3,9 per cento delle famiglie residenti).
Segnala infine che il Documento in esame conferma il precedente elenco, definito nel Documento programmatico di finanza pubblica dell’ottobre 2025, dei disegni di legge da considerare come collegati alla manovra di bilancio; nell’ambito di tale elenco, si ricorda – tralasciando i disegni di legge già presentati alle Camere o comunque già varati dal Consiglio dei ministri – la previsione di collegati recanti: interventi in materia di disciplina pensionistica; misure a sostegno delle politiche per il lavoro e delle politiche sociali; interventi a favore delle politiche di contrasto della povertà; misure per il sostegno alle famiglie numerose.

Tiziana NISINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 13.55.

AUDIZIONI INFORMALI
Martedì 28 aprile 2026. — Presidenza della vicepresidente della VII Commissione, Valentina GRIPPO.

Audizione informale, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 1271 Ghirra, C. 1349 Amato, C. 1549 Manzi, C. 2716 Iacono e C. 2771, approvata in un testo unificato dal Senato, recanti Istituzione del profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità, di:
Valerio Serino, responsabile dell’Ufficio politiche per il lavoro e inclusione delle persone con disabilità – Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) nazionale;
Mirella Novelli e Roberto Garofani, rispettivamente funzionaria dell’Unione italiana del lavoro (UIL) e Segretario nazionale dell’Unione italiana lavoratori scuola ricerca università, alta formazione musicale e coreutica (UIL Scuola RUA);
Giacomo Gresta, componente dell’esecutivo nazionale dell’Unione sindacale di base (USB) lavoro privato;
Moira Aloisio, componente del Coordinamento nazionale della Confederazione unitaria di base – Scuola università e ricerca (CUB SUR);
Sabrina Boarelli, esperta di politiche dell’inclusione della Confederazione italiana sindacati lavoratori scuola (CISL Scuola), in videoconferenza;
Ornella Cuzzupi, segretario generale della Federazione nazionale unione generale del lavoro (UGL) istruzione, in videoconferenza.

L’audizione informale è stata svolta dalle 12 alle 13.10.

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