L’Unione europea rischia di perdere la battaglia per diventare l’economia più competitiva del mondo da qui al 2010, a causa della bassa crescita e della mancanza di volontà politica nel promuovere le necessarie riforme strutturali: è l’allarme lanciato dalla Commissione europea in un documento che discuterà domani a Strasburgo, anticipato oggi dal Financial Times.
Il documento fa il punto sul cammino percorso dagli Stati membri nello sviluppo della strategia definita al vertice di Lisbona del 2000 sulla base di 44 indicatori, che includono le performance economiche e occupazionali e i passi compiuti per le riforme strutturali, la ricerca e l’ambiente. Dal confronto, emerge un’Europa a due velocità: da una parte paesi come Svezia, Danimarca e Finlandia, con conti pubblici in ordine, riforme strutturali fatte o in corso e buoni tassi di crescita, dall’altra paesi come Grecia, Spagna e Portogallo, che si collocano agli ultimi posti della graduatoria, e le difficoltà delle grandi economie (Germania, Francia e Italia) che peggiorano di molto la situazione.
“La strategia di Lisbona è giunta ad un momento decisivo”, si legge nel documento. La Ue ha di fronte “una chiara scelta tra avere un ruolo di gregario o di leader”.
Come già aveva fatto un mese fa il presidente della Commissione Romano Prodi, con una lettera inviata ai capi di governo della Ue, il rapporto dell’esecutivo si appella ai governi perchè accelerino il passo delle riforme strutturali, nei settori dei mercati del lavoro e dei capitali, affrontino il nodo dell’invecchiamento della popolazione e favoriscano la ricerca e gli investimenti. In caso contrario, la Ue mancherà l’obiettivo di avere due pensionati ogni tre occupati nel 2005 e metterà a rischio il target della piena occupazione nel 2010.
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