Due raccomandazioni, una sulle società di revisione dei conti, l’altra sulla “corporate governance”, per fare scendere il tasso di “enronite”, vale a dire la paura di scandali finanziari alla Enron in Europa.
Per fare fronte a questo timore, salito a livelli di guardia dopo che il Royal Ahold, il gigante olandese della distribuzione, ha denunciato conti gonfiati per oltre 500 milioni di dollari tra il 2001 e il 2002 in una delle sue filiali americane, la Commissione Ue accelera il percorso per affinare la strumentazione europea in materia di auditing e di governo delle società.
“In maggio presenteremo due comunicazioni, che conterranno indicazioni e suggerimenti per future legislazioni”, ha annunciato Jonathan Todd, il portavoce del commissario al mercato interno Frits Bolkestein.
La prima raccomandazione riguarda le norme per assicurare l’ indipendenza dei revisori dei conti delle società ed evitare conflitti di interessi. Bruxelles vuole una netta separazione tra la certificazione dei bilanci (auditing) e l’attività di consulenza aziendale. Nel caso della Enron, questo intreccio è stato fatale: al crollo del colosso energetico americano è seguito quello della sua società di revisione, la Andersen, quinta maggiore al mondo.
I principi della raccomandazione non sono vincolanti, ma Bruxelles spera che entro tre anni gli Stati membri abbiano recepito i nuovi indirizzi, definiti da Bolkestein come “la più ampia misura al mondo sull’indipendenza dei revisori”. Se ciò non avvenisse, la raccomandazione diventerebbe un vero e proprio regolamento, con un valore più stringente.
La seconda comunicazione raccoglie le indicazioni uscite da un gruppo di esperti ad alto livello (per l’Italia ne ha fatto parte l’ex presidente della Consob Guido Rossi), nominato dall’ esecutivo nel settembre scorso. Si tratta di priorità a breve, medio e lungo termine per rendere più trasparenti le imprese e la loro gestione. Non si punta ad un codice uniforme per tutta la Ue, in quanto le differenze giuridiche tra un paese e l’altro impongono una certa flessibilità. La strada scelta è quella di un maggiore coordinamento.
La raccomandazione sollecita una più forte responsabilità collettiva per i consigli di amministrazione, contro lo strapotere dei singoli dirigenti, e una più forte partecipazione degli azionisti alla vita delle società, anche attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie. Massima trasparenza viene chiesta per i salari e i benefit dei direttori e degli amministratori delegati, mentre per cedere eventuali pacchetti di azioni ai manager è richiesto il voto dell’assemblea.
Gli esperti – guidati da Jaap Winter – suggeriscono anche di mettere uno stop alla proliferazione delle cosiddette ‘scatole cinesi’, quelle società fantasma che hanno un capitale di pochi euro ma si trovano alla testa di grandi gruppi piramidali.
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