In questi giorni il Consiglio europeo stabilirà il bilancio dell’Unione europea per il periodo di programmazione 2007/2013. La decisione non si prospetta facile: al centro del dibattito, tra gli altri temi, rimane il nodo del tetto di contribuzione, per il quale la Commissione propone una percentuale pari all’1,24% del reddito nazionale lordo dell’Ue, mentre nell’ipotesi avanzata dalla presidenza di turno della Ue, affidata al lussemburghese Juncker, si suggerisce una percentuale pari all’1,06%. La decisione è attesa con interesse, perché in base a questa si stabliranno le risorse che ogni Paese potrà destinare alla politica di coesione e, più nello specifico, per gli interventi a favore dell’occupazione. Nel primo incontro con i neo eletti assessori regionali al Lavoro e alla Formazione professionale, Michel Laine, capo unità B/1 della direzione generale Occupazione, affari sociali e pari opportunità della Commissione europea, ha sottolineato che il nuovo assetto dell’Unione non consentirà più di attivare “interventi a pioggia”: le minori risorse che i Paesi avranno a disposizione nella prossima programmazione 2007/2013 dovranno quindi spingere gli Stati a individuare obiettivi prioritari su cui investire. Esorta a “un avvio senza indugi” dello studio di iniziative per il futuro, in particolare sottolinea quegli aspetti che in Italia dovrebbero essere maggiormente sviluppati: la diffusione di buone pratiche, un sistema amministrativo più “semplice”, un investimento sempre più ampio per la valorizzazione del capitale umano. Michel Laine suggerisce all’Italia un forte coordinamento a livello centrale per garantire maggiore efficacia ed efficienza alle iniziative che si vorranno attuare nel prossimo futuro. Non dimentica i buoni risultati finora registrati nel nostro Paese, tra cui il sistema dei servizi per l’impiego, le azioni nell’ambito della formazione e delle pari opportunità. “I buoni risultati – conclude – vanno capitalizzati”. Anche Peter Stub Jorgensen, direttore della direzione generale Occupazione, affari sociali, pari opportunità, Fse, ha concordato sulla necessità per ogni Stato, di individuare gli obiettivi prioritari su cui investire e su questo invita a tener conto delle Linee guida per le politiche micro e macro economiche e del lavoro adottate dallo scorso Consiglio di primavera come aggiornamento degli obiettivi di Lisbona. Le risorse saranno meno rispetto al passato, ma la situazione non è così drammatica come qualcuno dipinge e comunque “non ci sarà – ha precisato – chi beneficerà di vantaggi a scapito degli altri”.
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