Più del 40% dei redditi da lavoro autonomo e il 35% di quelli da pensione si collocano al di sotto dei 10.000 euro annui, contro il 27,5% dei redditi lordi da lavoro dipendente. E’ quanto emerge dai dati Istat contenuti nel report “La distribuzione del carico fiscale e contributivo tra i lavoratori e le famiglie”.
In particolare il 15% dei lavoratori autonomi dichiara redditi compresi tra i 15mila e i 30mila euro annui, mentre solo il 3,2% dichiara redditi superiori ai 70mila euro annui; mentre il reddito medio da lavoro autonomo, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è pari a 23.432 euro annui, il reddito netto rappresenta il 69,3% del totale, (16.237 euro).
Oltre la metà dei redditi lordi individuali dei lavoratori autonomi (54%) si colloca tra 10.001 e 30.000 euro annui, il 25,8% è al di sotto dei 10.001 euro e il 17,6% risulta tra 30.001 e 70.000. Solo il 2,4% supera i 70.000 euro.
Anche il peso del fisco è più alto sul lavoro dipendente. Seguono le pensioni e da ultimo il lavoro autonomo. L’incidenza delle imposte dirette sul totale dei redditi individuali lordi, al netto dei contributi sociali, è pari al 19,4%: si attesta al 21,3% per il reddito da lavoro dipendente, al 17,5% per le pensioni e al 17,1% (Irap inclusa) per il reddito da lavoro autonomo.
Nel 2012 il costo medio del lavoro dipendente, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è di 30.953 euro all’anno. Il lavoratore, sotto forma di retribuzione netta, ne percepisce poco più della metà (il 53,3%), per un importo medio pari a 16.498 euro. Se si include anche la stima dell’Irap, le imposte sul reddito da lavoro autonomo rappresentano il 14,3% del reddito lordo, i contributi sociali il 16,4%.
La differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, è pari, in media, al 46,7%: i contributi sociali dei datori di lavoro ammontano al 25,6% e il restante 21,1% è a carico dei lavoratori in termini di imposte e contributi.
Le componenti del costo del lavoro sono mediamente più elevate al Nord rispetto alle altre ripartizioni; ne deriva che la quota di retribuzione netta a disposizione del lavoratore raggiunge il valore minimo, 52,4%, nel Nord-ovest.
Il Pil per abitante nel 2013 risulta pari a 33,5 mila euro nel Nord-ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-est e a 29,4 mila euro nel Centro. Il Mezzogiorno, con un livello di Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta un gap molto ampio con il Centro-Nord, dove si registra un livello di Pil pro capite di 31,7 mila euro; il valore registrato nel Mezzogiorno è quindi inferiore del 45,8% rispetto a quello del Centro-Nord.
Milano è la provincia più ricca d’Italia in termini di valore aggiunto per abitante prodotto nel 2012, con 46,6 mila euro, seguita da Bolzano con 35,8 e Bologna con 34,4.
La media nazionale è pari a 24,2 mila euro per abitante. Le province con il valore aggiunto per abitante più basso sono Medio Campidano e Agrigento (con circa 12 mila euro) e Barletta-Andria-Trani e Vibo Valentia (con meno di 13 mila euro).
Anche le differenze di genere risultano evidenti: il costo del lavoro delle percettrici di reddito da lavoro dipendente è mediamente pari al 76% di quello dei dipendenti e la retribuzione netta è il 79% di quella maschile.
Le retribuzioni delle donne in Italia continuano ad essere più basse di quelle dei loro colleghi uomini che, in media, guadagnano un quinto in più. La retribuzione netta delle donne, nel 2012, è stata, in media, di 14.391 euro, mentre quella degli uomini di 18.211. La retribuzione netta femminile, dunque, è il 79% di quella maschile.




























