Ci sarà tutto nella manovra: ci sarà un ritocchino alla Legge Fornero, ci sarà un qualcosina di più conveniente sul piano delle tasse, ci sarà perfino qualcosa che si potrà chiamare reddito di cittadinanza. Ma sarà tutto in versione mini, come in un aperitivo rinforzato: assaggini, finger food, certo nessun banchetto pantagruelico.
È questo, in estrema sintesi, che ha promesso oggi il ministro dell’economia Giovanni Tria, intervenendo a un convegno di Confcommercio giusto alla vigilia della presentazione del Def. Partendo da una premessa e cioè che l’interesse a cui occorre guardare è quello del paese, non delle forze politiche che lo governano.
– “Ho giurato sull’esclusivo interesse della nazione e non di altri. E non ho giurato solo io, ma anche gli altri”, scandisce Tria davanti alla platea dei commercianti. Ognuno, aggiunge, può ovviamente avere la propria idea di quale sia l’interesse della nazione; quella di Tria, in ogni caso, è che il primo interesse nazionale sia non scassare i conti. E dunque, tutte le misure allo studio del governo per la prossima manovra “dovranno essere portate in modo consapevole, con gradualità, senza mettere in discussione la finanza pubblica”.
Fatta la premessa, Tria elenca i contenuti della manovra. Il fisco, innanzi tutto, ma partendo dalle imprese mentre “negli anni successivi sarà aggredito il problema dell’Irpef”. Ci sarà il disinnesco delle clausole di salvaguardia, quindi non aumenterà l’Iva, ma ci sarà anche una estensione della flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65 mila euro.
In manovra troverà spazio anche una prima revisione della Legge Fornero: ‘’bisogna accelerare l’uscita dalle imprese di personale diventato molto anziano per fare entrare giovani con competenze diverse”.
E ancora, “ci saranno interventi che vengono chiamati reddito di cittadinanza: devono servire a permettere quelle trasformazioni del tessuto produttivo che creano un problema di stabilità sociale. Al di là delle etichette – ha aggiunto – il disegno che si sta tracciando va in quella direzione”.
In estrema sintesi, la prossima manovra economica che il governo sta mettendo a punto “deve essere di crescita ma non deve creare problemi di sostenibilità del debito”. Quindi, nessuno sfondamento alla francese, malgrado le insistenze di DiMaio: “Stiamo attenti -avverte Tria- perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare di più. E quello che prende al momento poi lo deve pagare in interessi maggiori”.
Altrettanto fondamentale è la fiducia: “se si perde la fiducia nessuno investe e nessuno consuma”. Così come ‘’non c’è crescita nell’instabilità finanziaria’’. Insomma: se Di Maio si accontenta di un’apericena, ok, altrimenti meglio che venga già mangiato.
Nunzia Penelope
























