• Chi siamo
  • Abbonamenti
  • Contatti
giovedì, 16 Aprile 2026
  • Accedi
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    La botta, l’incantesimo infranto e la speranza. Meloni stordita dopo la scomunica di Trump

    La botta, l’incantesimo infranto e la speranza. Meloni stordita dopo la scomunica di Trump

    Energia e petrolio, siglata ipotesi di accordo per rinnovo

    Le conseguenze della Guerra nel Golfo: un superspot per dire addio ai fossili

    Orban sconfitto, Giorgia trema

    Orban sconfitto, Giorgia trema

    Meloni, l’underdog dal consenso inossidabile ottenuto rinnegando sé stessa

    Tutti gli indicatori contro Meloni, rischio harakiri per la sinistra

    L’Apocalisse di Pasquetta

    Bomba o non bomba: dalla grande paura alla disfatta di Trump. Ma l’ottimismo è fuori luogo

    Disabilità e comporto: quando la regola uguale per tutti diventa discriminatoria

    Assenze per malattia e licenziamento: perché non basta il “disagio organizzativo” se il comporto non è superato

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

    Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

    Semplificazione, un’esigenza imprescindibile

    “Trump rispecchia perfettamente il fondamentalismo protestante e cattolico”. Intervista al filosofo Adriano Fabris

    Tripoli Femca

    Costi energetici, Tripoli (Femca Cisl): oltre il caro prezzi, l’urgenza di una politica industriale italiana ed europea

    Natuzzi, dietrofront sull’accordo del 2013, a rischio 1.300 lavoratori

    Vertenza Natuzzi, sindacati: “proposta aziendale irricevibile, pronti alla mobilitazione”

    Trump scarica Giorgia Meloni: ‘’non ha coraggio, sono scioccato, mi ha deluso’’. Ma l’opposizione scende in campo in difesa della premier

    Trump scarica Giorgia Meloni: ‘’non ha coraggio, sono scioccato, mi ha deluso’’. Ma l’opposizione scende in campo in difesa della premier

    Confcommercio, il dumping contrattuale ruba oltre un miliardo di salario ai lavoratori e toglie alla casse pubbliche 553 milioni di euro

    Confcom, Sangalli: Italia malata di “fiscocrazia”, ma la guerra è un peso per la crescita. Contratti pirata, no a interventi unilaterali

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione
    enel

    Vertenza Enel, sottoscritta intesa per la ricomposizione con e-distribuzione

    Gruppo Bper, sottoscritto l’accordo sulle filiali on line

    Bper, raggiunto accordo per l’integrazione dei dipendenti della Banca Popolare di Sondrio

    Sciopero Amazon, in Germania 9 siti aderiscono alla protesta del black friday

    Amazon, a Passo Corese firmato il primo accordo sindacale in Italia. Per i sindacati “una svolta storica”

    Il testo del Dlgs su Retribuzione e contrattazione collettiva

    Crisi Coin, nuovo tavolo al Mimit

    Coin, accordo su Cigs e ricollocazioni: coinvolti 249 lavoratori

    Il report Cisl sulla contrattazione collettiva nazionale – N.3, aprile 2026

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo. La più grande ricerca mai realizzata sui genitori all’estero, di Eleonora Voltolina

    Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo. La più grande ricerca mai realizzata sui genitori all’estero, di Eleonora Voltolina

    Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile, di Francesco Zirpoli – L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica, di Niccolò Zancan

    Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile, di Francesco Zirpoli – L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica, di Niccolò Zancan

    Prepotenti, di Lara Ghiglione. Editrice Futura

    Prepotenti, di Lara Ghiglione. Editrice Futura

    Dal 20 al 22 marzo torna Libri Come: 100 incontri e 300 autori per ragionare sulla Democrazia. Al Festival romano la Medaglia del Quirinale per il valore culturale

    Dal 20 al 22 marzo torna Libri Come: 100 incontri e 300 autori per ragionare sulla Democrazia. Al Festival romano la Medaglia del Quirinale per il valore culturale

    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro
  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    La botta, l’incantesimo infranto e la speranza. Meloni stordita dopo la scomunica di Trump

    La botta, l’incantesimo infranto e la speranza. Meloni stordita dopo la scomunica di Trump

    Energia e petrolio, siglata ipotesi di accordo per rinnovo

    Le conseguenze della Guerra nel Golfo: un superspot per dire addio ai fossili

    Orban sconfitto, Giorgia trema

    Orban sconfitto, Giorgia trema

    Meloni, l’underdog dal consenso inossidabile ottenuto rinnegando sé stessa

    Tutti gli indicatori contro Meloni, rischio harakiri per la sinistra

    L’Apocalisse di Pasquetta

    Bomba o non bomba: dalla grande paura alla disfatta di Trump. Ma l’ottimismo è fuori luogo

    Disabilità e comporto: quando la regola uguale per tutti diventa discriminatoria

    Assenze per malattia e licenziamento: perché non basta il “disagio organizzativo” se il comporto non è superato

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

    Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

    Semplificazione, un’esigenza imprescindibile

    “Trump rispecchia perfettamente il fondamentalismo protestante e cattolico”. Intervista al filosofo Adriano Fabris

    Tripoli Femca

    Costi energetici, Tripoli (Femca Cisl): oltre il caro prezzi, l’urgenza di una politica industriale italiana ed europea

    Natuzzi, dietrofront sull’accordo del 2013, a rischio 1.300 lavoratori

    Vertenza Natuzzi, sindacati: “proposta aziendale irricevibile, pronti alla mobilitazione”

    Trump scarica Giorgia Meloni: ‘’non ha coraggio, sono scioccato, mi ha deluso’’. Ma l’opposizione scende in campo in difesa della premier

    Trump scarica Giorgia Meloni: ‘’non ha coraggio, sono scioccato, mi ha deluso’’. Ma l’opposizione scende in campo in difesa della premier

    Confcommercio, il dumping contrattuale ruba oltre un miliardo di salario ai lavoratori e toglie alla casse pubbliche 553 milioni di euro

    Confcom, Sangalli: Italia malata di “fiscocrazia”, ma la guerra è un peso per la crescita. Contratti pirata, no a interventi unilaterali

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione
    enel

    Vertenza Enel, sottoscritta intesa per la ricomposizione con e-distribuzione

    Gruppo Bper, sottoscritto l’accordo sulle filiali on line

    Bper, raggiunto accordo per l’integrazione dei dipendenti della Banca Popolare di Sondrio

    Sciopero Amazon, in Germania 9 siti aderiscono alla protesta del black friday

    Amazon, a Passo Corese firmato il primo accordo sindacale in Italia. Per i sindacati “una svolta storica”

    Il testo del Dlgs su Retribuzione e contrattazione collettiva

    Crisi Coin, nuovo tavolo al Mimit

    Coin, accordo su Cigs e ricollocazioni: coinvolti 249 lavoratori

    Il report Cisl sulla contrattazione collettiva nazionale – N.3, aprile 2026

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo. La più grande ricerca mai realizzata sui genitori all’estero, di Eleonora Voltolina

    Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo. La più grande ricerca mai realizzata sui genitori all’estero, di Eleonora Voltolina

    Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile, di Francesco Zirpoli – L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica, di Niccolò Zancan

    Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile, di Francesco Zirpoli – L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica, di Niccolò Zancan

    Prepotenti, di Lara Ghiglione. Editrice Futura

    Prepotenti, di Lara Ghiglione. Editrice Futura

    Dal 20 al 22 marzo torna Libri Come: 100 incontri e 300 autori per ragionare sulla Democrazia. Al Festival romano la Medaglia del Quirinale per il valore culturale

    Dal 20 al 22 marzo torna Libri Come: 100 incontri e 300 autori per ragionare sulla Democrazia. Al Festival romano la Medaglia del Quirinale per il valore culturale

    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

  • Appuntamenti
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro
No Result
View All Result

Home - Approfondimenti - La nota - La partita a scacchi di ArcelorMittal

La partita a scacchi di ArcelorMittal

di Fernando Liuzzi
10 Giugno 2020
in La nota
La partita a scacchi di ArcelorMittal

A che gioco sta giocando ArcelorMittal? La domanda è più che legittima, visto che i comportamenti messi in atto, nel nostro Paese, dal colosso franco-indiano dell’acciaio, per tramite della sua controllata ArcelorMittal Italia, appaiono, quanto meno, contraddittori.

Da un lato, infatti, AM Italia continua a sfornare piani industriali pluriennali relativi a ciò che intende fare dell’ex gruppo Ilva. Ovvero del maggior gruppo siderurgico italiano dei cui “complessi aziendali” AM Italia è attualmente affittuaria nella prospettiva di perfezionarne l’acquisto entro il 2023. Non solo. Dopo i guasti provocati dall’emergenza coronavirus, che – a livello globale – ha colpito, direttamente e indirettamente, anche il mondo dei produttori di acciaio, la stessa ArcelorMittal, come è emerso lunedì scorso, chiede al Governo italiano finanziamenti per un miliardo e mezzo di euro; parte come erogazioni a fondo perduto, e parte come garanzie pubbliche relative a specifiche linee di credito.

Dall’altro lato, invece, AM Italia assume atteggiamenti e fa annunci che sembrano volti più a contrariare e perfino a irritare i suoi interlocutori italiani, dalle piccole e medie imprese dell’indotto tarantino ai Ministri più dialoganti del Governo Conte 2 – come Gualtieri, responsabile dell’Economia – che non a stabilire con tali interlocutori rapporti costruttivi.

E qui si va dal taglio di 5.000 posti di lavoro previsto dal nuovo piano industriale inviato al Governo nel pomeriggio di venerdì 5 giugno, al rinvio delle ispezioni degli impianti tarantini richieste dai Commissari dell’Amministrazione straordinaria, il cui avvio è stato dilazionato di una settimana, da lunedì 1° giugno alla giornata di lunedì 8 giugno. Per non parlare dello stato di abbandono in cui versa, sempre a Taranto, l’Altoforno 5 e della lentezza con cui procedono le opere di ambientalizzazione.

Ne segue che fra osservatori e commentatori diventano sempre più numerosi quelli che pensano che, al di là dei piani presentati, la vera intenzione di ArcelorMittal sia quella di abbandonare il nostro Paese. Mentre, fra i più esasperati, Rocco Palombella, che oltre ad essere attualmente il Segretario generale della Uilm, il sindacato metalmeccanici della Uil, è stato in passato un dipendente del siderurgico tarantino, sabato 6 giugno è arrivato a dichiarare che “ArcelorMittal deve essere cacciata immediatamente”. E mentre, ancora lunedì 8, il Consiglio di fabbrica dello stesso stabilimento, la più grande acciaieria sita in Europa, ha finito per prendersela con il secondo Esecutivo guidato da Giuseppe Conte, definendo “inaccettabile” l’atteggiamento di chi, come il Governo, “continua a trattare con ArcelorMittal”, ovvero con “una controparte che ha dato dimostrazione di essere un soggetto inaffidabile che non rispetta gli impegni sottoscritti, continuando a rinviare gli investimenti sulle innovazioni tecnologiche” e, addirittura, “non garantendo la manutenzione degli impianti”.

Insomma, grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione, al contrario di ciò che pensò, in tutt’altra occasione, Mao Tse-tung, non è eccellente. Fatto sta che non si capisce più se il sistema politico italiano, includendo in tale definizione oltre al Governo Conte 2 anche la Regione Puglia e il Comune di Taranto, a guida Pd, o le Regioni Liguria e Piemonte, a guida Centro-destra, voglia imporre ad ArcelorMittal di restare in Italia, anche se, per così dire, alle “nostre” condizioni; o se invece, sotto-sotto, più soggetti di tale sistema, dai parlamentari più fondamentalisti del Movimento 5 Stelle, a piddini anomali come il Presidente della Regione Puglia, Emiliano, non coltivino, in cuor  loro, la speranza che sia la stessa ArcelorMittal ad assumere l’iniziativa di togliere l’incomodo.

In questa situazione non facile da decifrare, conviene dunque ripartire dal nostro interrogativo iniziale: a che gioco gioca, ArcelorMittal? Cosa vuole veramente fare, il colosso franco-indiano, basato – peraltro – a Londra? Vogliono restare alle loro condizioni? O vogliono andarsene, magari con la subordinata di farlo senza doversi assumere lo scomodo ruolo di chi va via sbattendo la porta e spera quindi, in cuor suo, di essere sospinto verso la medesima porta dalla scortesia degli altri?

Azzarderei una risposta: per adesso, un po’ l’una e un po’ l’altra delle due ipotesi.

Dico questo perché sono convinto che all’inizio la volontà di acquisire il gruppo Ilva nascesse da una lucida decisione strategica. Non è infatti pensabile che un attore industriale globale che, come ArcelorMittal, abbia raggiunto e sia solidamente insediato al primo posto nella classifica mondiale dei produttori di acciaio, decida di acquistare un gruppo siderurgico insediato nel secondo paese manifatturiero d’Europa, gruppo che possiede altresì la più grande acciaieria della stessa Europa, senza che una tale decisione non sia stata più che attentamente vagliata.

Avendo dunque assunto questo intendimento come intendimento strategico, i Mittal hanno probabilmente fatto buon viso a cattivo gioco quando, non essendo riusciti a chiudere l’accordo con i sindacati sotto il Governo Gentiloni, hanno accettato di firmare, sotto il Governo Conte 1, il famoso accordo del 6 settembre 2018. Ovvero quell’accordo che faceva salire gli oneri occupazionali che l’Azienda acquirente assumeva su di sé, fino ai 10.700 lavoratori da assumere direttamente dal bacino dei dipendenti ex-Ilva, più l’obbligo di offrire una proposta occupazionale a quegli altri lavoratori ex-Ilva – 1.800 alla data del 6 settembre 2018 – che, entro il 2023, ovvero al momento del perfezionamento dell’acquisto del Gruppo, risultassero ancora a carico dell’Amministrazione straordinaria.

Forse, i Mittal non hanno mai veramente creduto all’ipotesi che la ex Ilva, una volta che fosse stata da loro acquisita e venisse da loro guidata, potesse sopportare un simile carico occupazionale. Ma chissà, avranno forse pensato che in quel momento quello era il passo che andava fatto, anche perché la legge italiana impone la necessità di un accordo nel caso del cosiddetto affitto di ramo d’azienda. E dunque l’hanno fatto. Nella speranza, da un lato, di poter effettivamente arrivare a produrre in Italia 8 milioni di tonnellate annue di acciaio e, dall’altro lato, di poter trovare in futuro delle soluzioni occupazionali valide per i lavoratori che, a fine processo, fossero eventualmente risultati in soprannumero.

Le cose, però, non sono andate così. Mentre già nel corso del 2019, e dunque ben prima che esploda l’emergenza coronavirus, comincia a manifestarsi un rallentamento della domanda mondiale di acciaio, l’ambiente tarantino si rivela più ostile nei confronti dei nuovi arrivati di quanto essi non immaginassero. Ostili i poteri pubblici locali, dal già citato Presidente Emiliano al Sindaco tarantino Melucci. Ostile la Magistratura, con un rincorrersi di sequestri di parti vitali dell’impianto, dall’Altoforno 2 a uno dei moli di attracco per le navi che dovevano rifornire il siderurgico di materie prime. Ostile poi, cosa probabilmente inattesa, la maggioranza di governo giallo-verde che, su spinta dei pentastellati, ha inopinatamente cancellato il famoso scudo penale, immaginato dai Governi di Centro-sinistra della XVII legislatura a difesa dei Commissari straordinari, e inizialmente esteso a protezione dei manager di ArcelorMittal.

Fatto sta che è qui, a fine estate del 2019, che si verifica la svolta. Il Governo Conte 2 sostituisce il Conte 1. Dopo le intemerate da spiaggia di Salvini, che ha fatto di tutto per rompere l’alleanza col Movimento 5 Stelle, il Pd entra nella compagine governativa al posto della Lega. In teoria, il Pd dovrebbe portare con sé una ventata di ragionevolezza, ma sottovaluta la questione dello scudo penale, che altro non è se non la punta dell’iceberg dell’anti-industrialismo grillino.

ArcelorMittal cogle la palla al balzo. In autunno, apre, al Tribunale di Milano, un’azione legale di recesso dal contratto di acquisto provocata da un’inadempienza contrattuale grave addebitata al Governo. Il rapporto tra Governo e Azienda acquirente si inabissa in un estenuante contenzioso legale fino a che, il 4 marzo, sempre al Tribunale di Milano, ArcelorMittal ritira la sua azione legale nel momento stesso in cui anche i Commissari dell’Amministrazione straordinaria ritirano la loro contro-azione.

Cosa è accaduto? E’ accaduto che Governo e ArcelorMittal hanno raggiunto, lontano dai Ministeri e, tecnicamente, all’insaputa dei sindacati, un nuovo accordo in base al quale dovrà essere redatto un nuovo piano industriale, più green di quello previsto dall’accordo del 2018. Non solo, il nuovo accordo prevede anche un ingresso nella compagine societaria della mano pubblica. Ingresso non meglio definito ma volto, a quanto si apprende, a favorire la svolta ambientalista del siderurgico tarantino.

Tutto bene, dunque? Fino a un certo punto. Perché l’accordo prevede anche, e questo è il punto, che  il nuovo piano debba essere perfezionato entro la fine di novembre 2020. Se entro tale data non sarà raggiungibile un accordo definitivo, l’azienda acquirente potrà fare le valigie pagando una penale la cui entità è già definita: 500 milioni di euro.

Ora, ovviamente, 500 milioni non sono bruscolini. Ma il punto è un altro. Nella distrazione generale, indotta dall’incipiente emergenza coronavirus, pochi se ne accorgono. Fra questi pochi c’è un giornalista del Sole 24 Ore, Paolo Bricco, che, sulle pagine del suo giornale, coglie il punto. Lo dico con parole mie. Sulla testa dell’azienda acquirente non pende più la spada di Damocle di una minaccia legale di entità sconosciuta. La cifra fissata è alta, ma, appunto, è quella ed è quindi conoscibile e valutabile. Per certi aspetti, è una minaccia spuntata.

Torniamo a bomba, ovvero al nostro interrogativo iniziale. L’impressione è che con l’accordo del 4 marzo ArcelorMittal si sia messa nella posizione di quel giocatore di scacchi che riesce audacemente a portare la propria Regina in una posizione verticale rispetto a un Alfiere dell’avversario e in tralice rispetto a una sua Torre. Se il malcapitato avversario salva la Torre, la Regina può, quanto meno, eliminare l’Alfiere. Se l’avversario sbaglia mossa, e salva l’Alfiere, la Regina può addirittura espugnare la Torre nemica, infliggendo all’avversario una più grave perdita.

Fuor di metafora. L’impressione è che ArcelorMittal stia portando avanti un gioco non privo di audacia. Con i suoi comportamenti aggressivi, minaccia l’Esecutivo italiano di andarsene, ben sapendo che il Governo Conte 2 non si è fin qui dotato di nessun piano B.

Quindi, se tutto andrà male, ArcelorMittal andrà via, sapendo che la cosa peggiore che potrà capitargle sarà quella di dover pagare quella tal penale. Se invece il Governo scenderà a più miti consigli, ArcelorMittal resterà a Taranto, ma avendo ottenuto il consenso del poter politico al perseguimento di obiettivi produttivi ridimensionati (da 8 a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio). Obiettivi che, peraltro, porteranno con sé una carico occupazionale anch’esso ridimensionato: dai 10.700 addetti pattuiti il 6 settembre 2018, si scenderà a 7.500, come prevede il nuovo piano, quello illustrato lunedì dal Governo ai sindacati. E quanto ai 1.800 lavoratori in forza all’Amministrazione straordinaria, neanche a parlarne. In pratica, come sottolineato da Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, col nuovo piano ArcelorMittal Italia si fa uno sconto occupazionale pari a 5.000 occupati in meno rispetto all’accordo del 2018.

Ma non si è ancora detto tutto. Perché, mentre l’accordo del 2018 era una classica intesa sindacale a tre, raggiunta fra ArcelorMittal, Governo e sindacati, quello del 4 marzo 2020 è un accordo fra due parti: azienda acquirente e Governo in quanto dante causa dell’Amministrazione Straordinaria. Come si è già detto, in quella occasione i sindacati non furono neppure convocati. Col bel risultato che adesso i lavoratori ce l’hanno più col Governo, che non riesce ad assicurare loro un certo futuro occupazionale, che non con l’Azienda acquirente.

A oggi, la situazione della vicenda della ex Ilva può dunque essere forse riassunta così. Da una parte, c’è il Governo che, al di là dei meriti di singoli Ministri, si presenta, rispetto a questa stessa vicenda, come un soggetto indeciso a tutto. Dall’altra c’è l’azienda acquirente, ovvero un soggetto che si è dato un obiettivo principale, restare alle proprie condizioni, ma si è anche abilmente precostituito una possibile via di fuga, quella della penale che potrebbe scattare a fine anno.

Fuori scena, e questo è più drammatico che se fossero sul proscenio, ci sono i sindacati, che sono stati tagliati fuori dall’accordo del 4 marzo con conseguenze forse più gravi per il Governo che non per gli stessi sindacati. I quali, comunque, sono stati messi in una situazione che rende difficilissimo il loro mestiere. Ovvero quello di esercitare la rappresentanza sociale dei lavoratori, cercando di contribuire alla costruzione di soluzioni ragionevoli che tutelino i propri rappresentati.

Infine, fuori scena c’è anche l’interesse collettivo di un grande paese industriale, la cui industria metalmeccanica è l’ossatura del suo sistema produttivo. Ma senza acciaio, non si producono auto, né camion, né treni, né navi, né lavatrici, né lavapiatti, né macchine utensili, né impianti industriali, né tondino per il cemento armato. Né molte altre cose.

@Fernando_Liuzzi

Attachments

  • jpg
Fernando Liuzzi

Fernando Liuzzi

Ultimi articoli

Diario di una settimana vissuta pericolosamente: ecco come l’Ad di ArcelorMittal Italia ha inguaiato il governo Conte

di Fernando Liuzzi

Tra dichiarazioni incrociate, interviste televisive e mancate smentite, la ricostruzione di quattro giorni di polemiche a mezzo stampa sulle sorti del più grande gruppo siderurgico del nostro Paese

Ex Ilva, sindacati: stop a relazioni industriali con ArcelorMittal

di redazione

I sindacati di categoria Fiom, Fim e Uilm hanno deciso di interrompere le relazioni industriali con ArcelorMittal. La decisione è stata presa dopo il Consiglio di fabbrica.

Ex Ilva: guerra di parole e scioperi in attesa del nuovo incontro

di Fernando Liuzzi

Martedì mattina, si attende che il Governo riveli ai sindacati i contenuti del nuovo piano industriale annunciato da ArcelorMittal Italia. Si temono tagli produttivi e occupazionali.

In evidenza

Tripoli Femca

Costi energetici, Tripoli (Femca Cisl): oltre il caro prezzi, l’urgenza di una politica industriale italiana ed europea

15 Aprile 2026
Economia, Istat: nel III trimestre crescita ferma, su anno +0,4%, la variazione acquisita per il 2025 allo 0,5%

Economia, Fmi: deficit-Pil Italia al 2,8% nel 2026, ma il debito sale al 138,4%

15 Aprile 2026
Cgil, Cisl, Uil Lombardia: basta morti sul lavoro

Campania, contributi a figli delle vittime degli incidenti mortali sul lavoro, aperto il bando 2026

15 Aprile 2026
Natuzzi, dietrofront sull’accordo del 2013, a rischio 1.300 lavoratori

La crisi Natuzzi e la giornata del Made in Italy: De Luca (Filca Cisl), in Puglia una bomba sociale, 1.850 posti di lavoro a rischio

15 Aprile 2026
Scioperare per rilanciare l’industria: tutte le (buone) ragioni dell’iniziativa dei metalmeccanici

Ex Ilva, il sindaco di Taranto ordina lo stop della centrale elettrica: rischio blocco dello stabilimento

15 Aprile 2026
Ulteriori informazioni

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

© 2024 - Il diario del lavoro s.r.l.
Via Flaminia 287, 00196 Roma

P.IVA 06364231008
Testata giornalistica registrata
al Tribunale di Roma n.497 del 2002

segreteria@ildiariodellavoro.it
cell: 349 9402148

  • Abbonamenti
  • Newsletter
  • Impostazioni Cookies

Ben Tornato!

Accedi al tuo account

Password dimenticata?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email per reimpostare la password.

Accedi
No Result
View All Result
  • Rubriche
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
  • Approfondimenti
    • L’Editoriale
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    • Diario delle crisi
  • Fatti e Dati
    • Documentazione
    • Contrattazione
  • I Blogger del Diario
  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Accedi