Un nuovo piano europeo per l’occupazione, più operativo, per realizzare tre grandi obiettivi in linea con la strategia del vertice europeo di Lisbona del marzo 2002: cioè piena occupazione, qualità e produttività al lavoro, maggiore coesione per ridurre le disparità esistenti per l’accesso al mercato del lavoro.
Sono questi gli elementi salienti del documento messo a punto dalla commissaria europea per l’occupazione e gli affari sociali Anna Diamantopoulou approvato oggi dalla Commissione europea.
A questi contenuti ha fatto tra l’altro riferimento oggi il presidente della Commissione Romano Prodi intervenendo nell’aula dell’Europarlamento a Strasburgo, per tracciare un quadro preoccupato del cammino percorso dai governi nazionali per dare un seguito alla strategia di Lisbona di fare dell’Ue l’economia più competitiva del mondo da qui al 2010.
Del resto, il problema del lavoro è al centro delle preoccupazioni dei cittadini europei. Il 90% di loro (93% in Italia) giudicano la lotta contro la disoccupazione tra le priorità dell’Unione, in prima posizione ex-equo con la salvaguardia della pace e della sicurezza in Europa e la lotta contro il terrorismo. Questo auspicio è condiviso in modo relativamente omogeneo da tutte le categorie socio-professionali.
Per andare incontro anche alle preoccupazioni degli europei, Bruxelles ha ora definito una strategia che mira a rispondere a sfide molteplici: dall’allargamento all’invecchiamento della popolazione, ai cambiamenti economici più rapidi.
Il documento, accanto ai grandi obiettivi, suggerisce alcune priorità più specifiche per favorire, ad esempio, una maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro: attualmente lo scarto occupazionale tra uomo e donna nell’Ue è del 18%, mentre le disparità retributive si situano al 16,2%. Inoltre, si vuole venire in aiuto ai lavoratori più anziani che vogliono restare più a lungo nel mondo del lavoro.
Ad aprile la Commissione presenterà delle proposte formali per nuove linee guida in favore dell’occupazione, dopo il vertice europeo di primavera in programma il prossimo 21 marzo.
“A poco più di due anni dalla sfida lanciata all’economia statunitense, non ci sono ancora segni di riduzione del divario tra la Ue e gli Usa”, rivela un rapporto della Commissione, che Prodi ha illustrato ai parlamentari. E anche la produttività dei lavoratori europei resta inferiore a quella dei colleghi statunitensi: il tasso di produttività procapite dell’Unione rispetto a quello Usa è addirittura sceso, passando dall’86% del 1999 all’83% del 2002.
INERZIA POLITICA E PASSI INDIETRO
A Prodi si affianca il commissario degli affari monetari ed economici Pedro Solbes, che oggi ha presentato un documento sullo stato di attuazione delle raccomandazioni contenute nei Grandi orientamenti di politica economica, che dovrebbero dare vigore alla strategia di Lisbona. Il giudizio, anche in questo caso, è poco lusinghiero. ”La reazione al rallentamento della crescita economica è stata caratterizzata da inerzia politica e passi indietro”, si legge nel rapporto, che invita i governi a ”combinare le parole con l’azione e a sviluppare un nuovo senso di urgenza”. Le priorità: finanze pubbliche sane, riforma delle pensioni e dei mercati del lavoro e dei prodotti, sviluppo del mercato unico.
ITALIA: POCHI PROGRESSI SU FINANZE E PENSIONI, MEGLIO LAVORO
La Commissione colloca l’Italia tra i paesi che hanno dato il minore ‘follow up’ alle raccomandazioni dei Gope. Sulle finanze, si segnalano “solo progressi limitati”, in particolare “perchè non è stato chiarito il percorso di riduzione del deficit e restano dubbi sul fatto che gli attuali passi di riforma fiscale siano coerenti con l’obiettivo di raggiungere una posizione di bilancio vicina al pareggio”. Preoccupazione viene espressa anche per la sfida dell’invecchiamento della popolazione: “Nessuna nuova misura è stata assunta per far fronte agli aspetti critici dell’attuale sistema pensionistico”, afferma il documento. Giudizi più positivi, invece, sulle politiche italiane per il lavoro e le misure a sostegno dell’innovazione e della creazione di un ambiente più favorevole alle imprese.
SPINGERE SU RICERCA E INNOVAZIONE
Prodi e i suoi commissari esprimono preoccupazione per la “lenta crescita degli investimenti privati in ricerca e sviluppo” (meno del 2% del Pil europeo) e di quelli pubblici nel campo dell’educazione. “Sono settori cruciali per la futura crescita dell’Unione”, dirà Prodi, che spingerà gli Stati membri ad investire di più nella più preziosa delle risorse: quella umana, la sola con la quale si può creare e fare camminare nel tempo un’economia competitiva, basata sull’innovazione. Se si spinge sull’acceleratore i risultati arrivano.
Nonostante il rallentamento economico, il mercato del lavoro europeo è cresciuto anche negli ultimi due anni: il tasso di occupazione è passato dal 62% del 1999 al 64% del 2001.
Molto resta invece da fare per centrare l’età media del pensionamento effettivo: Italia, Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Austria sono i paesi che “devono fare gli sforzi maggiori”.



























