Una crisi epocale che scoppia alla vigilia di Ferragosto, governo e ministri che cercano di tamponare in qualche modo ma senza esito, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che torna precipitosamente dalle vacanze per cercare di rimettere in piedi la baracca. L’estate del 2011 passera’ alla storia esattamente come quella del 1992, quando la lira fu travolta da una tempesta finanziaria senza precedenti. Ed esattamente come nel 1992, l’Europa accusa il nostro debito pubblico e la nostra incapacita’ di governare i conti. Ed esattamente come nel 1992, la corruzione e l’evasione fiscale sono alle stelle, 180 miliardi l’anno tra tutte e due. Ma a differenza del 1992, questa volta nessuno sembra avere idea di cosa fare per uscire dalla crisi. L’Italia sembra essere in vacanza sul Titanic, senza nemmeno l’orchestrina. O, meglio ancora, sembra salita sul treno di Cassandra Crossing, in corsa senza freni verso un abisso. Troppo pessimista? Forse. Ma la sola cosa certa, al momento, e’ che la gia’ pesantissima manovra varata poche settimane fa dal governo non bastera’ piu’. Il 4 agosto le parti sociali avevano chiesto al governo un incontro urgente per sollecitare il varo di misure anticrisi. L’incontro si era concluso con un annuncio ottimistico del premier: ‘’entro settembre faremo un patto per la crescita”. Nello stesso giorno, il capo della Bce, Jean Claude Trichet, dichiarava che la crisi era solo all’inizio e che settembre era una data troppo lontana. Pochi giorni dopo, la Bce inviava al governo italiano una lettera -firmata anche da Mario Draghi, attuale governatore della banca d’Italia e da ottobre nuovo capo della Bce, il cui testo e’ rimasto riservato, ma il cui contenuto, in sintesi, dettava un’agenda di misure severissime che l’Italia avrebbe dovuto prendere immediatamente. Il 10 agosto l’esecutivo ha riconvocato a Palazzo Chigi le parti sociali, ma nel corso del brevissimo incontro (appena un’ora), nessuna comunicazione concreta e’ stata fatta, salvo l’annuncio di un consiglio dei ministri che dovra’ varare un pacchetto di misure entro i prossimi giorni. Nel frattempo, le Borse di tutta Europa crollavano a picco, quella di Milano segnava un meno 6 che riduceva l’intera capitalizzazione di borsa allo stesso livello che negli Usa, pure colpiti dalla crisi, raggiungeva da sola la Apple di Steve Jobs. Tutti gli aumenti di capitale faticosamente condotti in porto dalle principali banche italiane venivano bruciati in pochi minuti, e alla fine della giornata il ‘’pacchetto” dei nostri big del credito, da Intesa a Unicredit a Mps, poteva essere comprato con appena 46 miliardi di euro. Italia a rischio, dunque, su piu’ fronti, non solo su quello dei conti pubblici. Il giorno dopo la catastrofica seduta di Piazza Affari, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha parlato alle commissioni bilancio e affari costituzionali riunite per fare il punto sullo stato dell’economia. Tuttavia, il suo breve discorso non ha dato alcuna risposta, se non il (fumoso) progetto di cambiare due articoli della costituzione, il 41 e l’81, di diminuire i giorni festivi nel nostro paese, di liberalizzare i licenziamenti. E poi, sullo sfondo, il solito mantra: privatizzare, liberalizzare, ridurre i costi della politica, ecc.
Sindacati e imprese, dopo l’incontro di Palazzo Chigi dell’11 agosto, hanno rilasciato dichiarazioni di perplessita’: sostanzialmente, dicono, il governo ancora una volta non ha saputo indicare una rotta, e, peraltro, non ha avuto nemmeno il coraggio di mostrare alle parti sociali l’intero testo della lettera firmata Draghi-Trichet. Susanna Camusso, per la Cgil, ha annunciato una propria contromanovra e ha minacciato, nel caso il governo prosegua su questa strada, un possibile sciopero generale in autunno. Di sicuro, sciopero o meno, nessuno dei sindacati puo’ essere d’accordo con gli interventi su pensioni e lavoro. La stessa Confindustria sembra tutt’altro che soddisfatta. Di sicuro, il ritorno dalle vacanze piu’ brevi della storia (le citta’ italiane sono ancora piene di gente, le localita’ di villeggiatura semivuote, segno evidente della crisi economica che morde) sara’ pieno di incertezze e di possibili brutte sorprese. Intanto, una gia’ pesante realta’ che ci attende a settembre saranno i 187 tavoli di crisi industriali aperti presso il ministero dello Sviluppo economico (ma quale?), che interessano il futuro di quasi 250 mila persone. Una prova in piu, se fosse necessario, che questa crisi non e’ solo della Borsa, della finanza, dei mercati, ma anche dell’economia reale, del lavoro, della gente.
di Nunzia Penelope



























