Per la stragrande maggioranza dei cittadini europei l’Ue deve concentrare la sua azione in primo luogo “alla lotta contro la disoccupazione, al pari della lotta al terrorismo e alla salvaguardia della pace e della sicurezza in Europa”.
Ed è proprio per portare risposte concrete a queste preoccupazioni che la Commissione europea di Romano Prodi ha oggi lanciato i principi generali per una rinnovata strategia europea dell’occupazione, in vista del vertice Ue di primavera, che rappresenta l’appuntamento fondamentale per fissare l’agenda delle priorità economiche, sociali e ambientali per il 2003.
Gli europei intanto continuano ad affermare senza esitazioni che il lavoro è in cima alle loro inquietudini.
A ritenere che la creazione di nuovi posti di lavoro sia da porre in ‘pole position’ tra le priorità dell’Ue sono il 90% – il 93% in Italia – di un ampio campione di 16.000 cittadini di oltre 15 anni intervistati da Eurobarometro.
Dall’inchiesta emerge anche che negli europei la lotta alla disoccupazione supera ormai inquietudini pur gravi come la sfida alla criminalità, al traffico di droga, alla povertà.
In generale, il cittadino teme che nel futuro dell’Europa ci sia più disoccupazione. A pensarlo sono in media il 65% degli intervistati, con sensibilità però diverse: meno preoccupati gli italiani (50%), di più i francesi (77%).
Gli europei appaiono invece più disuniti sull’impatto che avrà l’allargamento dell’Ue sul fronte dell’occupazione. In Italia, Olanda e presso i paesi nordici, l’atteggiamento è ad un maggior ottimismo, mentre presso gli altri partner si teme che “più paesi raggiungeranno l’Ue, più ci sarà disoccupazione nel loro”.
Quanto all’efficacia dell’azione dell’Ue in materia di disoccupazione viene messa in discussione, in un’altra inchiesta di Eurobarometro, dal 45% degli europei intervistati contro un 43% che tende a considerarla efficace.
Il nuovo approccio sull’occupazione suggerito oggi dalla Commissione Prodi mira a dare risposte concrete agli europei puntando su tre grandi obiettivi: “La piena occupazione” in linea con l’impegno del vertice di Lisbona nel marzo 2002; “la qualità e la produttività del lavoro”; “la coesione ed un mercato che favorisca l’inserimento dei lavoratori, in modo anche da riassorbire le disparità esistenti”.
Agli europarlamentari Prodi ha detto senza mezzi termini: i cosiddetti “obiettivi di Lisbona”, tra cui spicca quello di elevare al 70% il tasso di occupazione in Europa, restano alla portata dell’Ue ma bisogna ancora attuare “molte riforme”.
Quelle già realizzate, hanno contribuito a creare più di dieci milioni di posti di lavoro riducendo la disoccupazione di lunga durata. Le nuove riforme sono necessarie per creare i 15 milioni di posti di lavoro supplementari al fine di raggiungere l’obiettivo di Lisbona in materia di occupazione.
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