Il capitolo pensioni torna ad avvelenare i rapporti tra governo e parti sociali e forse anche quello tra governo e cittadini. Matteo Renzi aveva stupito positivamente tutti quando, ancora in primavera, aveva annunciato la volontà di rivedere le norme della riforma Fornero, quella terribile della fine del 2012 che aveva alzato l’età pensionabile improvvisamente e in misura molto pesante. Erano nati gli esodati, quelli che avevano rinunciato al lavoro perché gli avevano assicurato che avrebbero potuto andare in pensione e invece erano improvvisamente rimasti senza stipendio e anche senza pensione. Ma soprattutto i lavoratori, tutti, avevano dovuto abituarsi all’idea di lavorare molti anni in più di quanto previsto. E l’insofferenza era cresciuta, verso Elsa Fornero, verso Mario Monti, il presidente del Consiglio, contro il destino cinico e baro che avrebbe costretto tutti a lavorare fino ai 67 anni di età.
Renzi aveva gettato una luce dicendo appunto che quelle norme non erano giuste e che andavano riviste, anzi che le avrebbe riviste. Le attese erano molte e sono cresciute quando ha cominciato a circolare l’apologo della nonna e del nipotino. Perché, diceva questo, una nonna non può godersi il nipotino perché costretta a lavorare, quando sarebbe molto più comodo andare in pensione prima, rinunciare a un po’ di pensione, ma risparmiare la paga della baby sitter? Molti, vicini alla pensione, avevano obiettato che forse per chi andava in pensione era meglio riposarsi che fare la baby sitter, sia pure all’amato nipotino, ma quello che contava era il principio, per il quale si sarebbe potuto andare in pensione un po’ prima pagando un prezzo, appunto una decurtazione dell’assegno di quiescenza.
Adesso, passati alcuni mesi, la situazione è molto meno chiara. Renzi non ha rinunciato a modificare quelle norme, ma si è accorto di non avere soldi a disposizione. perché ha puntato su altre carte, più sicure dal suo punto di vista. In calo di consensi, indicatore pericolosissimo ai suoi occhi, ha deciso di puntare tutto sull’eliminazione della tassa sulla casa. E’ andata bene a Berlusconi a suo tempo, perché non riprovarci? E ha promesso che eliminerà la tassa casa di tutti, indistintamente. L’ultimo governo Prodi era intervenuto in tal senso, ma solo per chi aveva un reddito inferiore a una certa cifra, Renzi, come Berlusconi, ha pensato che era meglio togliere la tassa a tutti. Non aveva torto dal suo punto di vista, un po’ perché in effetti si conoscono bene i poveri solo sulla carta, quelli che, proprio perché risultano poveri, riescono a mandare il figlio all’asilo comunale e poi lo portano lì la mattina in Suv, un po’ perché se una manovra ha una sua ragione elettorale, allora deve arrivare a tutti indistintamente, perché non votano solo i poveri.
Fatto sta che per la revisione delle norme sulla pensione il premier ha adottato lo slogan del farla sì, ma a costo zero. E questo ha gelato gli animi di chi sperava di poter lasciare il lavoro un po’ prima. Perché il costo zero significa che la decurtazione dell’assegno di pensione deve esserci e deve essere anche molto pesante. Del resto in Parlamento è presente una proposta di legge scritta a due mani da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, tutti e due Pd, che mirava proprio ad anticipare la pensione pagando però una penale, il 2% dell’assegno per ogni anno anticipato. Molto o poco? Difficile dirlo. Ma i conti della Ragioneria dello stato sono più pessimisti e si teme che il taglio sia più consistente. Di qui lo stallo, le preoccupazioni, il malumore che si sta diffondendo. Certezze non se ne possono avere, però, perché in fin dei conti tutto dipenderebbe proprio dal numero delle persone che deciderebbero di lasciare in anticipo il lavoro. Quante sarebbero? Molte? Poche? Tutti? Difficile fare previsioni. In realtà sembra sia difficile che la gente, in presenza di una decurtazione dell’assegno di quiescenza, scelga in massa di lasciare il lavoro, perché a molti piace lavorare, e a molti non piace avere una pensione ancora più ridotta. C’è però anche il timore diffuso che molti, una volta che gli si apra questa via, decidano di intraprenderla subito in massa nel timore che il governo ci ripensi.
Fatto è che il governo esita, non prende una decisione Che comunque non è facile, perché adesso che si sta preparando la Legge di stabilità del prossimo anno ci si accorge di quanto sia difficile scegliere dove mettere le poche risorse a disposizione. Va bene che l’economia migliora e quindi è possibile che si aprano delle possibilità di spesa ulteriori, ma i carichi del prossimo anno sono tanti. Questa situazione intanto sta logorando i rapporti con il sindacato, ammesso che ci siano ancora questi rapporti e non siano già compromessi. Fatto è che il sindacato chiede insistentemente la revisione delle norme della legge Fornero senza che ci sia penalizzazione di sorta e questo invece non è possibile. Il punto è che le aspettative sono e restano alte e in qualche modo il governo non può dare una risposta a tanti cittadini (ed elettori) in attesa.
Contrattazione
Questa settimana è stata raggiunta un’intesa per la vertenza Telecom Italia: sindacati di categoria e azienda hanno firmato un accordo separato sull’utilizzo, per tre anni, dei contratti di solidarietà per i 3.000 lavoratori dichiarati in esubero. Inoltre, si è conclusa la trattativa con Finbieticola Casei Gerola: le parti sindacali e datoriali hanno previsto la mobilità per 18 lavoratori dell’ex zuccherificio di Casei Gerola.
Opinioni
Questa settimana pubblichiamo l’articolo di Mimmo Carrieri sullo stato di crisi in cui attualmente sembrano versare i sindacati.
Interviste
Il direttore del Diario del Lavoro, Massimo Mascini, ha interrogato il segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, Marco Bentivogli, sulla necessità di riforma che investe oggi l’istituto del sindacato. Fernando Liuzzi ha invece sentito il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, in merito al decreto al Jobs act, recentemente varato, sui controlli a distanza.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare il testo del verbale di accordo Finbieticola Casei Gerola, il Il testo del verbale d’accordo di Telecom Italia, Il testo del documento conclusivo del Comitato centrale Fiom, il riassunto del Consiglio dei ministri sugli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act.



























