Non esiste e forse non esisterà ancora per molto tempo un nuovo accordo sulle relazioni industriali. Le parti interessate, Confindustria e i tre grandi sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, stanno cercando da un po’ di trovare la strada che li porti all’intesa, ma si tratta di un cammino difficile, complicato, nel quale è facile perdersi. Soprattutto serve del tempo che in effetti non c’è. I rinnovi dei contratti incombono, stanno iniziando adesso le prime trattative per alcuni contratti, per cui un accordo servirebbe subito. Ma, appunto, le parti sono ancora molto lontane, non da un accordo, ma dall’inizio di vere trattative. Per il momento sembrano che siano i tre sindacati a essere impegnati, soprattutto a trovare un accordo tra loro prima di affrontare il confronto con la Confindustria: ma partono da posizioni troppo distanti per poter coprire in fretta le relative distanze e, si sa bene, questi avvicinamenti non si compiono in una notte, per quanto densa di trattative. Serve tempo, molto tempo per superare le resistenze di ciascuna organizzazione ad abbandonare le proprie posizioni e avvicinarsi a quella degli altri.
Questa situazione di stallo avrà deleterie influenze sull’iter dei rinnovi contrattuali? Non è detto. E’ più che probabile che le trattative nei diversi settori partano e si svolgano senza enormi problemi, nonostante la complessità dei nodi che dovranno essere sciolti, primo tra tutti quello dei crediti che la parte imprenditoriale vanta in tanti settori su quella sindacale. Si sa infatti che i precedenti contratti, quelli che adesso si dovrebbero rinnovare, furono troppo generosi, previdero un’inflazione molto più alta di quella che poi effettivamente si è verificata, per cui gli aumenti salariali andrebbero rivisti, in alcuni casi in misura anche molto rilevante.
Diciamo che è possibile che i negoziati non creino molti problemi perché è intenzione di tutti superare senza farsi tropo male questa tornata contrattuale. La Confindustria già un anno fa avanzò delle precise proposte per rivedere l’accordo sulla contrattazione, pur ancora fresco di inchiostro, ma potrebbe rinviare questa revisione a un momento successivo pur di non rischiare di compromettere quella pallida ripresa che si sta concretizzando e che potrebbe essere soffocata da una stagione contrattuale troppo violenta. E anche ai sindacati farebbe comodo una pausa distensiva prima di affrontare il nodo di un nuovo negoziato.
Anche perché c’è sempre il pericolo di un possibile intervento del governo. Per sventare questo pericolo, perché di pericolo si tratta visti i precedenti, la cosa migliore da fare sarebbe un accordo generale che metta un punto fermo al dibattito, rendendo molto difficile all’esecutivo riaprirlo. Ma anche una stagione contrattuale veloce e leggera potrebbe avere analogo effetto.
Un esempio per tutti viene dagli alimentaristi, che saranno poi i primi ad avviare le trattative dato che il loro contratto scade in anticipo rispetto agli altri. Le aziende del settore, tra le quali molte le multinazionali, che si sa ragionano sempre con un metro differente, molto più realistico, non hanno alcuna intenzione di affrontare troppi problemi: non hanno sofferto molto la crisi dei questi anni, essendo per lo più quelli alimentari consumi rigidi, sono molto impegnate nell’Expo, hanno insomma altri problemi. E i sindacati non vedono motivo per non adeguarsi.
Così potrebbero infine ragionare anche gli altri settori, superando in qualche modo il nodo salariale e concentrandosi sugli altri temi, anche per costruire qualcosa che serva d avvero allo sviluppo e alla ripresa del valore del lavoro, caduto rovinosamente in basso. Si deve riprendere il discorso sugli orari di lavoro, sulle classificazioni, sull’organizzazione del lavoro, sulla partecipazione: il mondo in questi anni è andato avanti, i contratti sono spesso rimasti molto indietro, sarebbe bene lasciare da parte i massimi sistemi e concentrarsi su qualcosa di più concreto. Poi ci saranno sempre i metalmeccanici a creare problemi, e le premesse sembrano già esserci tutte, ma per il resto dell’industria questa volta lo spartito potrebbe essere diverso da quello che si teme. E’ un augurio, una speranza, certo non una certezza, ma forse varrebbe davvero la pena stavolta cercare di superare la boa dei rinnovi senza farsi troppo male.
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Ha preso il via questa settimana la Scuola di relazioni industriali che Il diario del lavoro ha organizzato assieme all’Unità di ricerca Lavoro e organizzazione presso il Dipartimento di Scienze sociali ed economiche de La Sapienza, Università di Roma. Il 20 e il 21 si sono svolte le prime due giornate trattando il tema “Evoluzione e prospettive delle relazioni industriali”. Tra tre settimane la nuova sessione, il 10 e 11 giugno, per esaminare “Il quadro normativo del lavoro” con la partecipazione della professoressa Silvia Ciucciovino, dei professori Arturo Maresca, Maurizio Del Conte, Marco Marazza, Franco Liso, Luigi Mariucci. Daranno il loro contributo anche Rita Sanlorenzo, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, i sindacalisti Paolo Pirani e Walter Schiavella. La sessione prevede anche una discussione a tre sulla riforma del lavoro tra Maurizio Sacconi, Maurizio Stirpe e Fabrizio Solari.
Contrattazione
Questa settimana si sono chiuse positivamente alcune importanti vertenze industriali, a cominciare da quella della Franco Tosi, conclusasi con la firma unitaria dell’accordo, approvato in seguito anche dai lavoratori. Per la vertenza Meridiana è stato siglato il verbale d’accordo che prevede la cassa integrazione per un anno per 289 lavoratori. Per quanto riguarda la vertenza Cevital è stato infine illustrato il piano industriale per il rilancio dell’area di Piombino, e per i servizi pubblici ambientali si è arrivati a una preintesa sul contratto nazionale.
Inoltre, è stato raggiunta una prima intesa, per la parte salariale, nella trattativa del rinnovo del Ccsl del gruppo Fca-Cnhi, che proseguirà nelle prossime settimane sugli altri argomenti in discussione. Il Diario del Lavoro da conto sia dell’intesa che degli sviluppi della trattativa, con due articoli di Fernando Liuzzi.
Cattive notizie, invece, dal settore degli elettrodomestici, dove nell’ultimo incontro per la vertenza Whirlpool, l’azienda ha annunciato ulteriori 480 esuberi, conseguenti alla chiusura di un altro stabilimento produttivo, quello di Milano.
Incerto, infine, l’esito della vertenza riguardante l’azienda del settore pneumatico Trelleborg, per la quale si è arrivati alla firma di un accordo che, però, è valso la scomunica all’azienda, da parte di Unindustria, per delega al Jobs Act.
L’editoriale
Il direttore del Diario del Lavoro, Massimo Mascini, in occasioni dei quarantacinque anni dello Statuto dei lavoratori, riflette sulla difficile ricerca del limite tra “i cambiamenti opportuni e quelli che fanno male al lavoro”.
Documentazione
Sul sito del Diario del Lavoro, questa settimana, sono accessibili diversi documenti: due rapporti Istat, quello sulla fotografia del paese nel 2015 e quello sul fatturato e gli ordinativi dell’industria, il verbale e il protocollo d’intesa sull’igiene ambientale e l’ipotesi di accordo della vertenza Franco Tosi.



























