La novità della settimana è la proposta della Cisl per riformare la contrattazione. Una mossa a sorpresa -uno spariglio si potrebbe definire- che gioca di anticipo rispetto a una trattativa che nessuno ha ancora avviato. Ma che si apre, ha annunciato Anna Maria Furlan, esattamente nel momento in cui esiste sul tavolo una proposta concreta. La segretaria di Via Po ha precisato di non mirare a un accordo separato, anzi: l’intenzione è raggiungere un’intesa unitaria. I tempi tuttavia sono stretti: la data di chiusura del confronto dovrebbe essere, sempre nelle intenzioni di Via Po, il 15 settembre.
Le ragioni di tanta fretta sono state spiegate da Furlan così: occorre evitare “scorribande della politica” in una materia come la contrattazione, appannaggio pressoché esclusivo delle parti sociali. In altre parole, occorre evitare che il governo, dopo aver molto pazientato, decida di procedere per conto suo, legiferando sulla materia e mettendo poi i sindacati davanti al fatto compiuto. Combinando, cioè, quei “pasticci’’ che secondo Furlan bisogna a tutti i costi impedire.
Come sia possibile per il governo definire per legge il sistema contrattuale non è affatto chiaro. Anche se la vox populi afferma che due consiglieri di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini e Maurizio Del Conte, sono al lavoro su una bozza di riforma (che prenderebbe l’avvio dall’introduzione del salario minimo per legge) resta che definire termini e modalità della contrattazione fra le parti, senza consultare le parti stesse, è alquanto complicato. Certo, Renzi ha già dimostrato di non tenere in gran conto le tradizioni; e dunque, non si può escludere che trovi il sistema di intervenire a gamba tesa nella questione. Anche in questa chiave si può leggere l’iniziativa della Cisl: in pratica, il tentativo, da un lato, di anticipare il Governo; dall’altro, cercare di ricucire un rapporto diretto e dialogante con l’esecutivo, com’è tradizione ormai ultra decennale tra Via Po e Palazzo Chigi.
Ma per capire cosa si muove effettivamente dietro le quinte, occorre piuttosto fare riferimento a un’altra ipotesi di riforma: quella mai ufficializzata dalla Confindustria, che tuttavia esiste (è già stata illustrata nelle scorse settimane ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil) e che contiene alcuni spunti destinati a cambiare drasticamente il sistema attuale. Gli imprenditori punterebbero infatti a rivoluzionare il metodo fin qui utilizzato per definire gli aumenti salariali, eliminando il concetto di adeguamento al costo della vita a favore di un unico parametro, quello dell’andamento del ciclo economico e produttivo del settore. In sintesi: se ci sono i soldi li distribuiamo, altrimenti niente. Inoltre, gli aumenti salariali così definiti non entrerebbero automaticamente nella paga base (come avviene adesso) ma sarebbero inseriti in un altro elemento della retribuzione da definire. Alla fine del triennio di vigenza contrattuale si calcolerebbe quindi se, e quanto, di quell’aumento consolidare in busta paga, sempre che ci siano le condizioni per consolidarlo. In pratica: quello che un tempo era il recupero del costo della vita si trasformerebbe in un premio di produzione da ricontrattare ogni volta.
L’ipotesi di un salario completamente variabile, così come emerge dall’appunto confindustriale, non sarebbe probabilmente gradito ad almeno due sindacati su tre; ma anche all’interno della stessa associazione degli industriali ci sarebbero posizioni diverse: d’accordo Federmeccanica, molto più fredde altre categorie come Federchimica e Federalimentare, che preferirebbero un contratto tradizionale, in grado di garantire costi certi e, soprattutto, pace sociale.
Ed è questo, dunque, il probabile terreno di scontro dei prossimi mesi. Come andrà a finire, si vedrà subito dopo l’estate. Intanto, è già un segnale che alcuni giocatori –la Cisl, appunto, e la Confindustria- abbiano iniziato a distribuire le carte.
Contrattazione
Questa settimana è stato siglato un accordo di secondo livello tra Autostrade per l’Italia e sindacati di categoria: tra le novità introdotte, la non applicazione del Jobs Act nella mobilità infragruppo. Sempre in tema di accordi, la Micron ne ha sottoscritto uno con le parti sindacali, evitando in questo modo il licenziamento di 419 lavoratori annunciati in precedenza dall’azienda. Sulla vertenza Wartsila Italia, i sindacati hanno avviato con l’azienda un primo confronto per discutere del rinnovo del contratto integrativo aziendale. Un altro accordo è stato firmato per la cessione della Lima Srl alla “Iniziativa Siderurgica Srl”, del gruppo Eusider. Infine, Telecom ha presentato ai sindacati di categoria, presso al Mise, il piano di riorganizzazione aziendale, che preevede 1700 esuberi, comunicando inoltre l’intenzione di accantonare l’ipotesi di un progetto, formulato dall’azienda nei mesi scorsi, che prevedeva fino a 4 mila nuove assunzioni di giovani nell’arco di quattro anni.
La nota
In primo piano la mossa a sorpresa della Cisl, che ha presentato la sua proposta di riforma della contrattazione. Ne riferiscono, sul diario, Nunzia Penelope e Fernando Liuzzi. Ancora Liuzzi ha raccontato l’assemblea dei delegati in cui Fim e Uilm hanno lanciato la loro piattaforma rivendicativa per il rinnovo del Contratto dei metalmeccanici. Inoltre, lo stesso Liuzzi ha riportato la posizione assunta dalla Fiom sullo stesso tema del rinnovo contrattuale nella riunione della direzione svoltasi a Roma venerdì 24 luglio.
Documentazione
È possibile consultare i rapporti Istat sul commercio extra Ue e al dettaglio, sull’inflazione per classi di spesa delle famiglie, sul fatturato e ordinativi dell’industria; il testo dell’accordo Autostrade di secondo livello, la congiuntura flash di Confindustria sull’economia, la proposta della Cisl in merito alla riforma del contratto nazionale, il testo del rapporto Uil sulla Tasi.



























