Bamboccioni addio? Sembra questa la sintesi di uno scioccante studio svolto dalla Cisl e dalle Acli di Roma su un vasto campione di ragazzi della capitale. Non solo i millenians, nati dopo il 2000, ma anche i loro fratelli maggiori, diciamo fino ai trent’anni. I risultati di questa analisi sono molto forti. Il 65% del campione intervistato è infatti pronto, pur di costruirsi un futuro, a rinunciare ai diritti conquistati a fatica dai padri (e dai nonni). Per avere e mantenersi il posto di lavoro, dunque, i giovani dichiarano di poter piu’ o meno tranquillamente dire addio ai giorni di malattia, ai diritti legati alla maternità (almeno per un po’), e ovviamente anche ad avere un lavoro in linea con quello che hanno studiato per anni. Basta avere una retribuzione decente e un minimo di interesse per l’attività che viene loro richiesto di svolgere.
Il report che accompagna lo studio, che potete leggere integralmente su Il diario del lavoro, dice che i sentimenti che accompagnano questi ragazzi sono nel 36% dei casi la confusione, nel 26% la precarietà e (questo è più grave) l’angoscia. Ma, anche, che il 61% esprime un sentimento di speranza. Insomma, sono in mezzo ai guai, ma hanno grinta e forse anche la capacità di farcela, pur sapendo che sarà dura. Del resto, basta guardare alle loro risposte su cosa li può aiutare a trovare un lavoro. Il 23% indica l’aiuto di persone influenti, la vecchia ed evidentemente mai abbandonata raccomandazione, ma il 19% punta sulla tenacia nella ricerca di un lavoro, il 15% sulla competenza. E la stessa sensazione si ha quando si guarda a quelli che loro considerano i punti di forza. Il 45% parla della capacità di risolvere i problemi, il 42% nel sapersi organizzare nelle situazioni difficili, il 38% nell’essere motivati, il 34% nella capacità di lavorare autonomamente.
Insomma, non c’è disperazione, soprattutto c’è la speranza, come dichiara il 61% di loro. Sono giovani nati o comunque cresciuti nella crisi, hanno studiato in una scuola di cui hanno visto i limiti (e li considerano molto forti, soprattutto in vista del lavoro che li dovrebbe attendere dopo gli studi). Sanno bene che non avranno la vita facile, ma proprio perché lo sanno e hanno interiorizzato la consapevolezza di questa situazione, sono pronti a battersi col coltello tra i denti per avere un lavoro. Contano sulle loro capacità, che saranno anche limitate, ma che possono portarli lontano. Non vogliono assistenza, come tanti che avevano la loro età vent’anni fa, che non sapevano districarsi nelle complicazioni della vita e cercavano un appoggio esterno, disperandosi quando non lo trovavano. I ragazzi di oggi sanno che un aiuto non lo avranno, che nessuno darà loro una mano, e sono quindi abituati a contare solo sulle proprie forze. Non è un caso se tra i giovani è sempre più forte la tendenza all’imprenditorialità: non perché siano nati tutti imprenditori, ma perché sanno che un posto di lavoro è sempre più difficile da trovare e che spesso è necessario, quando non obbligatorio, crearsi il lavoro attraverso un’attività autonoma.
Dall’analisi svolta nasce una nota di sfiducia sul presente? La consapevolezza delle difficoltà ormai è diffusa, quindi di questi sentimenti di confusione e di angoscia non dobbiamo meravigliarci. Ma quando intravediamo, nella freddezza dei dati esposti, le tracce di questa grinta, non possiamo che vederci una luce di speranza. Le risposte che quei ragazzi hanno dato al questionario stanno a significare che i bamboccioni di cui parlava esattamente dieci anni fa Tommaso Padoa Schioppa non ci sono più: ci sono ragazzi perfettamente consci delle difficoltà che incontreranno nella vita, e che stanno cercando di dotarsi degli strumenti che saranno loro necessari, forse indispensabili in questa battaglia privata. Quindi nessun rimpianto per le conquiste del passato: sono pronti ad abbandonarle perché sanno che portandosele appresso in questa battaglia potrebbero essere un peso letale. Non è certamente un bene che i giovani debbano esser pronti a perdere la salvaguardia in caso di malattia, ne’ che debbano attrezzarsi per almeno rinviare il momento della maternità; per la nostra generazione è la conferma di iniquità insopportabili, ma per le generazioni nuove è un modo di crescere e alla fine trovare un equilibrio nella loro vita. Un’interpretazione, questa mia, forse cinica, perché abbandona a loro stesse le nuove generazioni togliendo qualcosa che dovrebbe essere irrinunciabile in una società equa. Ma questa, ci piaccia o no, è la realtà: e i ragazzi lo hanno capito meglio e prima di noi.
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Giovedì scorso si è concluso il ciclo annuale della Scuola di relazioni industriali organizzata da Il diario del lavoro e dall’Università di Roma La Sapienza. E’ il secondo anno di questa Scuola che si sta affermando come uno strumento di formazione molto efficace, soprattutto a detta dei partecipanti stessi, molto soddisfatti dell’esperienza. Ai corsi hanno preso parte 33 “studenti’’, provenienti da grandi o medie aziende e dal sindacato. Sei i moduli, di due giorni ciascuno, con un intervallo di tre settimane tra ogni sessione. Oltre sessanta tra professori e relatori, nelle diverse sessioni, hanno preso parte con grande entusiasmo ai corsi, assicurando con la loro partecipazione un livello didattico di eccellenza. L’anno prossimo l’esperienza sarà ripetuta: stanno già arrivando numerose iscrizioni per il prossimo corso, che inizierà, orientativamente, nella primavera del 2017. Il nostro obiettivo, naturalmente, è quello di bissare il successo di quest’anno.
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Contrattazione
Dopo la ripresa del dialogo tra Federmeccanica e i sindacati dei metalmeccanici, che si riuniranno il prossimo 12 ottobre, ora sono i tessili, il comparto energia e petrolio e quello del legno ad interrompere le trattative. I sindacati dei tessili hanno proclamato lo stato di agitazione per i lavoratori che fanno capo a Sistema Moda Italia “a fronte dell’indisponibilità” di Smi a rivedere le posizioni sul modello contrattuale. Dopo nove mesi di incontri, si fermano le trattative per il rinnovo del contratto nazionale energia e petrolio, scaduto il 31 dicembre 2015, che interessa circa 35 mila dipendenti. Trattativa interrotta anche tra Federlegno e i sindacati di categoria per il rinnovo del contratto del settore Legno – Arredo Industria. Previste il blocco delle ore di flessibilità, lo straordinario e lo sciopero nazionale. Continua, invece, la trattativa per il rinnovo del contratto delle telecomunicazioni, scaduto il 31 dicembre 2014, che riguarda complessivamente circa 130.000 addetti; e il monitoraggio e la verifica delle intese tra governo, sindacati e Blutec che si è concluso con uno slittamento del piano siglato tra le parti a dicembre del 2014. I lavoratori delle aziende elettriche Astea e Dea di Ancona e Macerata hanno ratificato all’unanimità, giovedì 28 settembre, un accordo integrativo aziendale, sottoscritto dai sindacati di categoria. L’85% dei lavoratori delle Pmi dei settori accorpati chimica, concia, plastica e gomma, abrasivi, ceramica e vetro ha votato sì all’ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto di settore per il triennio 2016-2018. Federalberghi, Faita-Federcamping e i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno siglato un’intesa per la detassazione delle erogazioni salariali legate al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività e qualità nelle strutture ricettive. Infine, la regione Lombardia e i soggetti istituzionali presenti nell’osservatorio regionale hanno siglato un accordo con il quale verrà ripristinata la mobilità in tutti gli enti locali della Lombardia, in attesa della definitiva riapertura delle capacità assunzionali dei Comuni.
La nota
Sul Diario riportiamo l’esito sconcertante di una indagine condotta dalla Cisl e dalle Acli di Roma su un campione di 1.000 ragazzi della capitale. Cresciuti nella crisi, i ventenni si sono dichiarati disposti a rinunciare ai diritti di base come malattia, ferie, maternità, contratti in regola, pur di avere un lavoro. Prosegue la discussione, avviata dal Diario, sui retroscena dell’Accordo di luglio 1992: questa settimana Giuliano Cazzola replica agli interventi di Giuseppe Casadio e Walter Cerfeda e si interroga sui motivi che ci portano a riflettere ancora oggi su quell’episodio lontano.
Il blog del diario
Claudio Negro, Ma la libertà di stampa si misura da quante frottole un giornale sa inventare?
Giovanni Pino, C’è un futuro per la concertazione?
Analisi
Walter Cerfeda racconta la sua verità sull’accordo del 31.7.92. Il dirigente della Cgil, che era presente al fianco di Bruno Trentin nel corso dell’ultima, tesissima riunione a Palazzo Chigi con Giuliano Amato, condivide i suoi ricordi con i nostri lettori.
Interviste
Massimo Mascini ha intervistato il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone che dopo aver archiviato la “tempesta’’ interna ci parla delle nuove strategie del suo sindacato e lancia il “contratto di comunità”: “una rivoluzione per unire i destini del capitale, del lavoro e del territorio”.
Elettra Raffaella Melucci h intervistato il segretario generale della Flai Cgil, Ivana Galli, a proposito del decreto correttivo del Jobs act sull’utilizzo dei voucher in agricoltura come importante passo in avanti per il contrasto al lavoro nero e al caporalato
Diario della crisi
Continua la protesta dei metalmeccanici di Sesto San Giovanni. I sindacati hanno proclamato lo sciopero dei dipendenti di tutto il gruppo General Electric contro la chiusura dello stabilimento appellandosi alla responsabilità sociale d’impresa. In Sardegna, prosegue la procedura dell’intervento di Invitalia per evitare lo smantellamento degli impianti da parte di Alcoa e per trovare un possibile investitore disposto a far ripartire lo smelter di Portovesme. La vicenda Almaviva, che ormai sta andando avanti da mesi, sembra essere arrivata al capolinea. L’azienda ha annunciato la chiusura delle sedi di Roma e Napoli con il conseguente licenziamento di circa 2.511 dipendenti. A Palermo i lavoratori del Teatro Biondo di Palermo proseguono lo stato di agitazione contro il provvedimento che prevede il fondo di integrazione salariale per 12 dipendenti con la riduzione del 20% dello stipendio. A Roma, Cgil di Roma e del Lazio, della Cisl del Lazio e della Uil di Roma e del Lazio hanno lanciato un appello affinché prima di procedere alla vendita di Lazio Ambiente, la Regione e tutti i comuni capoluoghi di provincia del Lazio cercano un accordo per avviare un ciclo di rifiuti basato sulla raccolta differenziata, il riciclo e il riutilizzo. Infine, anche nel campo della ricerca è partita la mobilitazione. I sindacati di categoria hanno proclamato lo sciopero nazionale in risposta a Cineca che ha disdetto unilateralmente il contratto integrativo aziendale.
Documentazione
Questa settimana è possibile visionare nella sezione dedicata, il testo dell’indagine Cisl-Acli sulla percezione del lavoro nei giovani di Roma e Provincia; l’indicatore dei consumi di Confcommercio di agosto 2016; l’indagine rapida sulla produzione industriale del Centro studi di Confindustria e i report trimestrali Istat delle amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.



























