Ha un futuro la partecipazione in Italia? La prima risposta sarebbe un bel no tondo. Di partecipazione nel nostro paese se ne parla da decenni, ma nulla in realtà di concreto è mai stato fatto. Disegni di legge ne sono stati presentati a decine, ma tutti sono rimasti poi chiusi in un cassetto. L’ultimo, che porta il numero 1.051, giace fermo da un paio di anni e non se ne prevede una ripresa a breve. Alla base di questa vita (o non vita) sofferta c’è un’indifferenza se non ostilità sia della classe imprenditoriale che del sindacato. Confindustria, ma anche Rete Imprese Italia non hanno mai nascosto la loro contrarietà a forme avanzate di partecipazione. Se qualcuno ha fatto nella storia delle apertura (ne ricordiamo una rilevante di Emma Marcegaglia presidente di Confindustria in un suo intervento a un congresso Cisl) lo ha fatto sempre a titolo personale, spesso in maniera strumentale e comunque senza poi tradurre in azioni il pensiero espresso. Il sindacato non è tutto contro la partecipazione, al contrario Cisl e Uil hanno mostrato negli anni molto interesse, ma la Cgil è sempre stata per lo più contraria.
Eppure le acque non sono così stagnanti come sembrerebbe a prima vista. Innanzitutto non è da escludere che nella sua foga riformatrice Matteo Renzi non guardi con attenzione anche a questo capitolo. Nella prima mail in cui, ancora non era presidente del Consiglio, preannunciò il Jobs Act Renzi fece infatti un preciso riferimento alla partecipazione affermando che questo sarebbe stato uno dei temi toccati dalla nuova legislazione. Così non è stato, ma si moltiplicano i rumors secondo i quali a Palazzo Chigi stanno studiando tutta la materia, della rappresentanza, della contrattazione e anche della partecipazione.
Ma anche se non dovesse intervenire il governo non è detto che la partecipazione sia da considerare morta. Bisogna però distinguere. Per quella così detta strategica, la partecipazione alla formazione delle strategie delle imprese, non c’è molto da sperare per i motivi che abbiamo indicato. Ma per la partecipazione organizzativa il discorso è tutto differente. Il salario è già stabilmente collegato all’andamento delle aziende. I premi di produzione variabili sono sempre più importanti e sempre più lo saranno domani, perché è quella la via per ottenere risultati. Ma è il cammino delle tecnologie a premere per l’introduzione di forme partecipative sempre più strette. La WCM, la strategia organizzativa applicata dalla Fiat, che l’ha fatta grande al punto da proiettarla sugli scenari internazionali proprio grazie ai risultati raggiunti, è tutta basata sulla partecipazione dei lavoratori. Si calcolano in decine di migliaia i suggerimenti che negli stabilimento Fiat vengono tutti gli anni direttamente dai lavoratori per un miglioramento dei processi produttivi. Un sistema importante perché così cresce la produttività delle imprese, quindi la loro competitività nei mercati globali. E il bello è che, nonostante l’introduzione del WCM comporti un maggiore stress, perché l’attenzione deve essere molto più forte, gli operai lo accettano di buon grado. Uno studio svolto dalla Fim coinvolgendo 5.000 lavoratori ha mostrato tra di loro un gradimento altissimo, proprio perché i lavoratori si sentono integrati in un meccanismo che non li respinge, al contrario esalta la loro intelligenza e partecipazione.
E’ questo un motivo sufficiente per essere ottimisti sulla diffusione della partecipazione? Direi di sì, perché se questo è il modo per far crescere la produttività sembra impossibile che nei fatti non si finisca per accelerare e diffondere questi processi, perché proprio la stasi della produttività è la zavorra più pesante che ci impedisce di crescere, specie adesso che la crisi mondiale si sta attenuando, ma l’Italia, proprio per quella zavorra, resta indietro a tutti.
E del resto è da credere che i sindacati, nonostante le difficoltà per la Cgil a sposare queste tesi, non potranno non accettare e facilitare questa trasformazione dei processi produttivi. Perché proprio contrattando l’organizzazione del lavoro è possibile ridare valore al lavoro. Negli anni i valori della nostra società sono cambiati e quelli legati al lavoro, manuale o meno che sia, sono caduti pesantemente. Non è più importante il lavoro che si fa, ma quanto si guadagna, ma questa è una spirale perversa che ci sta conducendo al peggio. Ridando valore al lavoro il sindacato tornerebbe così ai suoi doveri di fondo, aiuterebbe una trasformazione della nostra società che altrimenti sarebbe molto difficile si verifichi.
Un segnale importante della vitalità dell’idea della partecipazione viene anche da un’intesa che è stata raggiunta questa estate nella provincia di Vicenza tra la locale Confindustria e i sindacati provinciali di Cgil, Cisl e Uil per l’attuazione di una forma di partecipazione finanziaria. Lo hanno chiamato pudicamente avviso comune perché non volevano dare troppa enfasi a questa comune visione, ma si tratta di un’indicazione interessante, soprattutto perché a carattere sistemico, nel senso che non riguarda solo un’impresa, ma tutta l’industria vicentina. Saranno poi le singole aziende, se lo crederanno opportuno, a muoversi per realizzare questa forma di partecipazione, ma intanto il seme è stato gettato. Su Il diario del lavoro è possibile leggere il testo dell’avviso comune.
Contrattazione
Si è concluso il tavolo Fca di Cassino, con un accordo sulla cassa integrazione per la ristrutturazione aziendale, che coinvolge gli oltre 4mila lavoratori dello stabilimento. L’intesa è stata siglata, oltre le sigle sindacali metalmeccaniche Fim e Uilm, anche la Fiom, in un tavolo separato.
Sul fronte della vertenza Alena Aermacchi, dopo l’ incontro tra azienda, Atitech Manufacturing e sindacati le posizioni restano distanti: la Fiom in particolare non ha gradito il piano industriale presentato dall’azienda e ha indetto uno sciopero.
Positivo invece l’incontro per Alcatel Lucent: grazie all’accordo tra le parti, si sono evitati i licenziamenti di quarantadue lavoratori rimasti in cassa integrazione, attraverso un prolungamento del piano di gestione degli esuberi.
Prosegue la trattativa alla Franco Tosi: si è tenuto un incontro al Mise tra azienda e sindacati metalmeccanici. Permane il rischio di fallimento dell’azienda, dopo la bocciatura da parte dei lavoratori dell’ipotesi di accordo siglata con Fim e Uilm ma non da Fiom.
Situazione ancora in stallo anche alla Whirlpool, per la possibile chiusura degli stabilimenti a Carinaro e None. Nell’ultimo incontro, l’azienda ha confermato la chiusura di None, per concentrare le attività su Piacenza, ma con la possibilità di trovare soluzioni occupazionali per tutti i lavoratori.
In Veneto è stato istituito un tavolo di confronto con i sindacati di categoria per il settore della termomeccanica veneta: il Mise ha confermato la conclusione dell’iter di costituzione della società a sostegno dei processi di risanamento delle imprese, che potrebbe avere un fondo di dotazione tra 1 e 1,5 milioni di euro.
Infine, a Latina, tra Questura e sindacati e’ stata siglata una intesa per combattere lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina nel mercato del lavoro.
La nota
Fernando Liuzzi è autore di un articolo dedicato all’accordo raggiunto fra i sindacati e Cevital, il gruppo algerino che ha acquisito le acciaierie ex Lucchini di Piombino, che prevede il riassorbimento di tutti i 2.200 lavoratori.
Opinioni
A seguito dalla bocciatura da parte della Corte Costituzionale della riforma Fornero, Mario Cardoni offre un approfondimento sulla situazione delle pensioni manageriali. Ciro Cafiero è invece autore di un articolo sui cambiamenti riguardanti la struttura e la funzione del sindacato post-Jobs Act.
Documentazione
Questa settimana è possibile accedere al rapporto Ista sulla produzione industriale, il verbale d’accordo fra Cevital e sindacati per le acciaierie di Piombino, il verbale di accordo per la cassa integrazione Fca a Cassino e il testo dell’avviso comune Confindustria Vicenza – sindacati.



























