Il livello di risparmio destinato alle pensione si è ridotto lo scorso anno di ben 1.400 miliardi di dollari a livello mondiale, registrando un crollo senza precedenti. È quanto emerge da uno studio realizzato dalla società di consulenza Watson Wyatt e pubblicato oggi dal Financial Times.
Lo studio evidenzia come l’industria globale dei fondi pensione, che alla fine dello scorso anno aveva attività pari a 10.800 miliardi di dollari, abbia subito nel 2002 il maggior tracollo degli ultimi 10 anni, scendendo dell’11%, dopo aver visto cali del 7% nel 2001 e del 3% nel 2000.
Secondo Roger Urwin, capo globale della divisione investimenti alla Watson Wyatt, il crollo delle attività registrato lo scorso anno, insieme al crescente valore delle passività dei fondi pensione generato dalla caduta dei rendimenti obbligazionari, ha creato un buco di 2.500 miliardi di dollari nei bilanci patrimoniali dei fondi pensioni globali.
Ciò è stato, ha sottolineato Urwin, ad un calo “senza precedenti”, pari ad oltre il 20%. Dal 1992 al 1999, invece, i fondi pensioni globali avevano registrato una crescita, raggiungendo una punta massima di 13.485 miliardi di dollari nel 1999, cioè oltre il doppio dell’ammontare totalizzato sette anni prima.
Molti paesi, ha osservato Urwin, hanno ora fondi pensioni insufficienti: in Francia questi ammontano ad appena il 6% del prodotto interno lordo (Pil) e in Germania al 10%. Gli USa rimangono il maggiore mercato per i fondi pensione, con attività di 6.000 miliardi di dollari, pari al 56% del totale.
In Gran Bretagna le attività dei fondi pensione sono pari a 934 miliardi di dollari, il 66% del Pil.
Quest’anno la situazione dovrebbe però migliorare, con la prevista ripresa dei mercati azionari. “Molto probabilmente nei prossimi 10 anni vedremo rendimenti azionari dell’otto per cento all’anno – ha previsto Urwin – e non dovremmo stupirci se la percentuale fosse più alta nei prossimi 12 mesi”.
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