Il piano di ristrutturazione Fiat – focalizzato sul temporaneo licenziamento di 8.100 dipendenti – è salutato con una certa diffidenza dalla comunità finanziaria internazionale. Secondo la stima fatta dagli analisti di Ubs Warburg, da questo maxi taglio la compagnia risparmierà circa 300 milioni di euro all’anno. Un dettaglio, questo, ritenuto dalla banca d’affari ”insignificante” dato che alla fine dell’anno Fiat Auto dovrebbe riportare una perdita di 1,2 miliardi di euro esclusi i profitti tra i 150 e i 200 milioni di euro che arriveranno dalle integrate operazioni di servizi finanziari. ”Sebbene queste misure dovrebbero risolvere in qualche maniera i problemi di operatività sono francamente molto preoccupato circa la natura temporanea delle riduzioni di personale e dal fatto che nel piano di ristrutturazione non sia stata definita nessuna strategia per la riconquista di quote di mercato”, spiega Xavier Gunner, responsabile analisi del settore automotive di Ubs. Secondo Gunner infatti sarà difficile assistere a un ritorno alla profittabilità senza un sostanziale miglioramento dei volumi di vendita oppure una marcata riduzione della struttura operativa visti entrambi come freni alla ripresa. ”Il primo problema che a mio giudizio deve essere risolto è il brand – spiega Gunner – Il modello Stilo lanciato alla fine del 2001 ha riportato vendite ben al di sotto delle stime della società e non vedo attualmente altri prodotti in grado di risolvere questo problema”. A preoccupare il mercato è anche il debito accumulato dalla società: ”l’obiettivo prefissato dai vertici dell’azienda di raggiungere alla fine del primo trimestre del 2003 l’anno un debito di 3 miliardi di euro mi sembra decisamente distante”, dice Gunner, precisando come sia il rating che il price target della Fiat siano attualmente sotto riesame. ”Crediamo – prosegue l’esperto – che la compagnia difficilmente rispetterà i target sul cash flow e sugli utili”. In effetti i dati di bilancio non sono certo entusiasmanti: nel secondo trimestre del 2002 Fiat ha riportato un Ebit (earning before interest and taxes) negativo del 6,8% mostrando solo un leggero miglioramento da quanto riportato nel trimestre precedente di un risultato operativo in flessione del 7,2%.
Principale causa della ”magra” performance il calo delle vendite di automobili che nel mese di settembre sono scese in Italia su base annuale dell’11%. Ma la Fiat non ha mancato di puntare il dito sul ritardo nell’acquisto di autovetture deciso dai consumatori per beneficiare degli incentivi partiti però solo dallo scorso luglio.
Gunner non sembra approvare questa tesi,dato che accanto al problema della riduzione delle vendite si è aggiunto anche la flessione della quota di mercato detenuta dalla Fiat passata dal 34,7% alla fine del 2001 all’attuale 28,7%. ”La Fiat – continua Gunner – ha giustificato questo fenomeno come la conseguenza della sua volonta dì migliorare la qualità delle vendite concentrate nel settore delle autovetture a noleggio: francamente non vedo però un grande miglioramento dei margini anche alla luce del cambiamento di strategia”.
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