La ‘confessione’ sui rapporti avuti con alcuni principi della famiglia reale saudita, prima degli attentati dell’11 Settembre, di un ex membro di al Qaida, Zacarias Moussaoui, che sta scontando una condanna all’ergastolo negli Stati Uniti, sta aumentando la pressione sul presidente Barack Obama affinché tolga il segreto che vige su una sezione del rapporto delle commissioni d’intelligence del Congresso sugli attacchi del 2001.
Si tratta di 28 pagine delle 832 del rapporto, in cui sono esaminati i rapporti dei dirottatori degli aerei con i loro finanziatori e con chi li avrebbe aiutati a organizzare gli attentati, restate “classified” dopo la pubblicazione del report nel dicembre 2002; l’allora amministrazione Bush giustificò la sua segretezza per motivi di sicurezza: le informazioni contenute in quelle 28 pagine erano ancora utilizzate per rintracciare i terroristi. Nonostante i vari tentativi di membri del Congresso e familiari delle vittime per ottenere la divulgazione del contenuto delle pagine, effettuati anche durante la presidenza di Obama, quella sezione è ancora coperta da segreto.
“Credo che togliere il segreto sia la cosa giusta da fare” ha detto il deputato democratico Stephen Lynch, autore di una richiesta ufficiale bipartisan (la risoluzione numero 428) a Obama affinché sia reso pubblico il contenuto di quelle pagine. La Casa Bianca ha risposto che l’amministrazione sta valutando se sia il caso di rendere pubblica quella sezione del rapporto, ma non ha fornito una tabella di marcia sui tempi necessari per arrivare a una decisione e, in caso positivo, veder pubblicato il contenuto finora segreto.
Anche l’ex senatore Bob Graham, che era a capo della commissione d’intelligence del Senato e quindi dell’inchiesta, ha chiesto la pubblicazione del contenuto della Parte 4 del rapporto, che mostrerebbe la complicità dell’Arabia Saudita negli attacchi dell’11 Settembre. “Le 28 pagine si occupano principalmente – ha detto Graham lo scorso mese – di chi finanziò l’11 Settembre e puntano il dito in modo netto contro l’Arabia Saudita come principale finanziatore”. Secondo politici e familiari delle vittime, la pubblicazione delle 28 pagine servirebbe anche a fermare chi finanzia i terroristi ancora adesso.
Secondo i sostenitori della pubblicazione della Parte 4, le amministrazioni Bush e Obama hanno finora mantenuto il segreto sulla sezione del rapporto non per motivi di sicurezza nazionale, ma per non distruggere i rapporti con un importante partner militare ed economico, con cui già negli ultimi anni i rapporti sono diventati più tesi, a causa di posizioni diverse su primavere arabe, Iran e Siria. Secondo le indagini successive al rapporto del Congresso, condotte da una commissione nazionale composta da cinque democratici e cinque repubblicani, le connivenze non sono così chiare: “L’Arabia Saudita – si legge nel rapporto pubblicato nel luglio 2004 – è stata a lungo considerata la fonte primaria dei finanziamenti ad al Qaida, ma non abbiamo trovato prove del coinvolgimento del governo saudita o di alti funzionari sauditi”. Il rapporto, però, spiegò che “con tutta probabilità, organizzazioni benefiche sostenute dal governo saudita finanziarono al Qaida”.
Il governo saudita ha sempre negato l’accusa di un coinvolgimento negli attacchi dell’11 Settembre e in passato ha anche chiesto di diffondere il contenuto delle 28 pagine, in modo da eliminare ogni dubbio sul ruolo di Riyad negli attacchi dell’11 Settembre.



























